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Renzi segretario Pd, Dario Franceschini annuncia l'appoggio: "Lo voto se tiene unito il partito"

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Il giorno dopo l'intervista con cui Matteo Renzi ha lanciato la sua candidatura alla segreteria del Pd, i Democratici si riscoprono renziani. Uno in particolare, il ministro per i Rapporti col Parlamento Dario Franceschini, fa il suo endorsement per il sindaco di Firenze dallo stesso palco della Festa Pd di Genova da cui ieri Renzi ha chiesto che si fissino data e regole del Congresso.

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L'effetto carro del vincitore si è subito fatto sentire. L'ex segretario del Partito, durante l'intervista con Luca Telese davanti alla platea dei militanti Pd, ha annunciato il suo appoggio alla candidatura di Matteo Renzi alla segreteria, purchè il "rottamatore" lavori per l'unità del partito e non per dividerlo: "Dopo anni di scontri nel centrosinistra c'è bisogno adesso di unità e se Renzi, come ha detto, lavorerà da segretario per innovare il Pd, tenendolo unito e non dividendolo, sono pronto a votarlo".

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Un sostegno arrivato all'indomani della lunga intervista di Renzi ad Enrico Mentana, in cui il sindaco di Firenze si è detto pronto a guidare il partito. Un sostegno che, è lecito pensare, porta con sè anche quello di AreaDem, la corrente degli ex popolari di cui Franceschini è uno dei principali esponenti. Ma lavorare per l'unità, come chiede il ministro, significa proprio trovare la giusta sintesi tra le tante anime del Pd, o perfino "abolire le correnti" come ha detto Renzi in questi giorni.

Vicinissimo al premier Enrico Letta, che sembrerebbe destinato a contendersi proprio con Renzi la futura premiership del centrosinistra, Franceschini sembra rilanciare proprio un dualismo che vorrebbe il giovane sindaco alla guida del partito e l'attuale Presidente del Consiglio come candidato premier anche per la prossima tornata di elezioni (o viceversa, come invece auspica D'Alema): "I talenti vanno usati tutti, non se ne deve usare uno solo e il Pd non deve vivere come un limite o come una lacerazione la pluralità di leadership. Io soffro ancora per Mazzola e Rivera...".

Insomma, per Franceschini il Pd deve giocare le sue carte usando sia l'entusiasmo di Renzi che la credibilità di Letta, anche perchè il ministro ha un'idea ben precisa sulla durata del governo e dunque sugli spazi di manovra dentro e fuori dal partito: "Ieri Matteo ha detto che intende candidarsi da segretario e non da premier - ha dichiarato Franceschini - Le primarie per il premier ci saranno quando la legislatura arriverà a compimento". Dunque, un sostegno incondizionato a Renzi o l'ennesima manovra per disinnescare la sua corsa alla premiership?

Fonti di Blogo.it assicurano che l'appoggio di Franceschini "è del tutto naturale una volta che Matteo Renzi ha ufficializzato la sua candidatura". Nello stesso giorno l'area dei renziani appare rinvigorita dal successo riscosso dal sindaco di Firenze tra il popolo delle feste Pd. Fioroni non vede rivali nella sua corsa al partito: "In un congresso in cui c'è un candidato che rappresenta l'80% e 5, 6 o 7 candidati che faticano tutti insieme a dividersi il 20%, io prendo atto che c'è un solo candidato". Insomma, tutti (o quasi) con Renzi, anche quei dirigenti che lo stesso Renzi avrebbe voluto rottamare, eccetto i bersaniani ancora alla ricerca di un candidato e i dalemiani che sostengono Cuperlo.

Ormai è evidente che il "rottamatore" appare come l'ultima carta da giocare per trovare nuovo slancio e ridare fiducia all'elettorato dopo la difficile esperienza delle larghe intese. Ma la domanda che adesso tutti si pongono riguarda proprio la futura leadership del Pd: Renzi sarà disposto a spartirla con Letta?

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