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Riforma del lavoro, verso il contratto unico

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Con l’inizio del nuovo anno si torna a parlare di manovra, di riforme e soprattutto di quelle del lavoro. Dopo il confronto del Presidente del Consiglio, Mario Monti, avvenuto con i quattro leader dei sindacati dei lavoratori, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, l’intenzione del Governo è quella di operare con la“massima intesa” sui temi riguardanti il lavoro e cercare di “operare con la sollecitudine imposta dalla situazione”.

Lo scenario sul mercato del lavoro si fa, pian piano, più chiaro. Anche in questo caso, come in materia pensioni, si parla di unicità di regole, di contratto unico che avrebbe il compito di combattere la precarietà, soprattutto quella giovanile.

La riforma del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Elsa Fornero, darà allo Stato la possibilità di risparmiare circa 20 miliardi di euro.

Le tre proposte più valevoli e papabili del momento sono:

Proposta Ichino

Contratto a tempo indeterminato per i nuovi assunti. Il licenziamento può avvenire per ragioni di tipo economico, organizzativo e tecnico e il reinserimento sul posto è previsto in caso di licenziamento discriminatorio. Per il neo assunto non viene dunque applicato l’art. 18, ma è previsto un indennizzo calcolato in base agli anni di lavoro. La proposta prevede l’adozione di contratti a termine solo per lavori stagionali, co.co.co e lavoro a progetto con più di 40 mila euro l’anno. In merito alla disoccupazione l’indennizzo è pari al 90% dell’ultima retribuzione e va decrescendo con il passare del tempo, sarà dell’80 e del 70% per i due anni successivi.

Proposta Boeri – Garibaldi – Nerozzi

Prevede il contratto unico con un inserimento “di prova” di tre anni, dopo i quali è prevista la stabilità del contratto stesso. Nei primi tre anni di lavoro non è prevista l’applicazione dell’art. 18, per cui il lavoratore può essere licenziato senza giusta causa a fronte di un indennizzo monetario. A conclusione dei tre anni, con l’inizio della stabilità del contratto, verranno applicare le regole dell’art. 18. In merito alla disoccupazione, sono applicate le stesse regole attuali.

Proposta Damiano – Madia

Prevede un“contratto unico di inserimento formativo” con i primi tre anni di abilitazione dopo i quali i contratto diventa a tempo indeterminato. Per aziende con oltre 15 dipendenti sono previste le regole dell’art. 18 anche per i primi tre anni abilitativi. La disoccupazione segue le regole previste attualmente dalla legge.

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