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Riforma del Senato, 183 sì al ddl Boschi: opposizioni sull'Aventino, esultano Pd e Forza Italia

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Si conclude con una vittoria dell’asse Pd-Forza Italia, tra mille contestazioni dei gruppi di opposizione, il primo round della riforma del Senato nota a chi segue la politica come ddl Boschi.

Bagarre in Senato per il voto dei "pianisti", polemiche tra opposizioni e Grasso

Il voto a Palazzo Madama, celebrato al termine di una serrata maratona in aula che ha tenuto impegnati i parlamentari fino all’estate inoltrata, ha premiato l’intesa tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sulle modifiche alla Costituzione messe in agenda dal nuovo governo e portate avanti ad ogni costo all’inizio del mandato dal presidente del Consiglio in carica.

A poco è servita la guerriglia degli emendamenti di una parte delle opposizioni, col Movimento 5 Stelle in testa alla pattuglia di “ribelli” contrari ai cambiamenti della carta costituzionale: maggioranza e alleati di centrodestra hanno tenuto compatti i ranghi, portando a casa il risultato sperato grazie anche, va ricordato, alle tecniche di annullamento dell’ostruzionismo messe in campo dal presidente Pietro Grasso.

(Maratona parlamentare per la riforma del Senato: contestazioni alla presidenza)

Canguro e altri strumenti di controversa interpretazione ai sensi dei regolamenti vigenti sono serviti al fronte riformista per contingentare i tempi e spuntare le armi dei senatori del M5S, della Lega Nord e di Sel che avevano provato ad ostacolare l’approvazione del ddl nei termini previsti dai promotori.

La votazione finale si è svolta in assenza dell’intero arco delle opposizioni, uscite dall’aula a fine mattinata per confermare l’Aventino promesso nei giorni scorsi, mentre i fermenti interni al Partito Democratico si sono tradotti in una manciata di no dei dissidenti e nell’abbandono del Senato di singoli parlamentari scettici nei confronti della riforma.

Il verdetto di Palazzo Madama ha regalato numeri soddisfacenti a Maria Elena Boschi e Matteo Renzi, soddisfatti per i 183 sì a fronte di zero pareri contrari apparsi sul tabellone luminoso dopo l’attesissimo scrutinio.

Applausi, abbracci e dichiarazioni all’insegna dell’entusiasmo hanno subito fatto seguito alla proclamazione del risultato del voto, ma la strada per cambiare la Costituzione nei termini proposti da Pd e Forza Italia non è priva di ostacoli: due letture, con dibattito e relativa votazione, tra Camera e Senato e l’eventuale referendum (possibile se la maggioranza in Parlamento non raggiungerà i 2/3) possono ancora rimettere in discussione tutto.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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