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Riforma elettorale Porcellum: Pd e Pdl divisi sul Porcellinum

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Dal Porcellum al Porcellinum: sembra essere questa la strada intrapresa dal governo Letta per la modifica (attesa da troppo tempo) della legge elettorale. Una "riforma minimalista", nelle intenzioni dell'esecutivo da attuare entro l'estate, che faccia da ponte verso una nuova normativa, per la quale, invece, è difficile fare una previsione dei tempi di promulgazione.

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Eppure, anche su questi 'ritocchi', Pd e Pdl non riescono a trovare un accordo. Da una parte infatti il partito di Berlusconi chiede "niente preferenze, nessuna ridefinizione dei collegi e l'assegnazione del premio alla coalizione che raggiunge o supera il 40% dei voti. Premio che scatterebbe sia alla Camera che al Senato", sostenendo che questa è la base su cui è stata raggiunta un'intesa di massima durante la riunione di maggioranza sulle riforme, mentre dall'altra Dario Franceschini smentisce, affermando che quanto riportato dal Pdl su un ipotetico accordo è "frutto dell'invenzione dei suoi falchi".

Scendendo nello specifico, l'ipotesi "fatta circolare ad arte" da Renato Brunetta, come ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, prevederebbe l'abolizione dell'attuale (spropositato) premio di maggioranza alla coalizione che batte gli avversari anche solo di un voto: nel Porcellinum, dunque, il bonus sarebbe di 50 seggi, per evitare la discrasia tra preferenze effettivamente prese e posti in parlamento conquistati. In seconda battuta, poi, alzerebbe al 40% la soglia per ottenere detto premio, con l'intesa che se nessuno raggiunge la quota, è il sistema a ridistribuire i seggi con criterio proporzionale.

Poco chiara, invece, la soluzione di quello che a oggi rappresenta uno dei maggiori problemi del Porcellum, ovvero l'attribuzione del premio di maggioranza in Senato su base regionale, alla coalizione che prende più voti localmente: com'è capitato alle ultime elezioni, questo sistema in pratica è all'origine di Camere con maggioranze diverse, rendendo impossibile formare un governo politico. L'ipotesi avanzata è di mantenere lo status quo, ma elevando anche qui la soglia al 40%: un escamotage che potrebbe - ma il condizionale è d'obbligo - permettere di rispettare l'effettivo andamento delle votazioni a livello nazionale.

Ad ogni modo, al momento si è nel mondo delle possibilità e di concreto e deciso non c'è nulla, anche perché invece gran parte del Pd - guidato da Anna Finocchiaro e Luigi Zanda - vuole il ripristino del Mattarellum e del sistema bipolare. A Enrico Letta, dunque, spetta il compito di comporre le parti (un'altra volta, viene da dire), tentativo che il premier farà a partire dal 29 maggio, data per la quale è prevista "una mozione sia alla Camera che al Senato. Il percorso sarà tutto parlamentare ma il governo sarà uno dei soggetti che farà proposte", con il 30 la nomina della commissione di saggi incaricati di revisionare la legge, che sarà pronta quindi entro il 31 di luglio.

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