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Riforma Gelmini, al Senato solo dopo la fiducia

Il terzo e ultimo step parlamentare del disegno di legge del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ci sarà solo dopo il 14 dicembre. La riforma Gelmini, passata alla Camera con 307 sì, 252 no e 7 astenuti, dunque, deve attendere.

Nulla di fatto per la maggioranza che aveva provato a chiedere il voto entro il 13 dicembre. Una nuova conferenza dei capigruppo deciderà, proprio il 14 dicembre, l'ordine dei lavori. Il ministro Gelmini ha così commentato la decisione di spostare il voto precedentemente previsto per il 9 dicembre: 'L'opposizione per motivi di pura propaganda politica, mette a rischio provvedimenti urgenti e indispensabili per l'università italiana. Senza l'approvazione rapida del ddl non si potranno bandire posti da ricercatore, non potranno essere garantiti gli scatti di stipendio, non saranno banditi nuovi concorsi'. Il ministro ha poi sottolineato attraverso una nota: 'Il 14 dicembre il governo Berlusconi incasserà la fiducia del parlamento e il ddl diventerà legge entro l'anno'.

Secondo il presidente del consiglio universitario nazionale (Cun), Andrea Lenzi, si rischia di 'avere il far west' in caso di stop definitivo alla riforma. Lenzi ha detto: 'L'ultima riforma dell'università italiana risale al 1980. Trent'anni per cambiare il mondo degli atenei sono troppi. In tutto questo tempo le università hanno ricevuto molte accuse, ma a questo punto se le cose non cambiano la colpa è tutta dei politici'.

Soddisfatti della decisione presa dalla conferenza dei capigruppo di palazzo Madama l'opposizione e gli studenti, che ieri hanno continuato le loro manifestazioni di protesta.

La protesta degli studenti a Firenze

La protesta degli studenti a Roma

La protesta a Roma dei ricercatori universitari della facoltà di Architettura

Ieri, al termine della registrazione di 'Porta a Porta', il ministro Gelmini ha detto ai giornalisti: 'Mi auguro prevalga il senso di responsabilità e che la riforma dell'università venga approvata in via definitiva al Senato. Anche perché sarebbe un paradosso aver litigato per un anno sulle risorse e poi non poterle spendere'. E ha aggiunto: 'Mi auguro che l'università non venga vista come una materia di scontro in un clima arroventato. Se vogliamo valorizzare il sistema universitario, non è la strada giusta lasciarlo senza regole'.

 (foto © LaPresse)

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