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Riforma lavoro Giovannini, il piano del Governo contro la disoccupazione

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Enrico Letta lo va ripetendo da giorni: "Lavoro priorità del governo" e almeno dalle indiscrezioni che stanno circolando circa la road map allo studio del ministro Enrico Giovannini sembrerebbe proprio così. La cronica mancanza di fondi e la necessità di rispettare gli impegni sul debito presi con la UE non permettono interventi straordinari, ma è comunque evidente la volontà di trovare un rimedio al sempre più gravoso problema della disoccupazione, giovanile in particolare.

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Il titolare del dicastero del Lavoro punta a una "manutenzione" della riforma Fornero e - di pari passo - a una revisione della normativa sulle pensioni varata dalla collega per sciogliere alcuni nodi che, almeno sulla carta, parrebbero portare benefici. In primis, dunque, Giovannini pensa di ritoccare la legge sui contratti a termine: Fornero ha alzato a 30 e 60 giorni il lasso di tempo obbligatorio tra la stipula di uno e l'altro, ma per togliere vincoli alle aziende l'ipotesi sul piatto è di abbassarlo di nuovo. Non a 10 e 20 giorni, come era prima, ma a 20 e 30. Un'idea alla quale Sindacati, Confindustria e partiti tutti avrebbero già dato l'ok. Sul tema anche l'eventualità di allungare la durata del contratto a termine senza causale (oggi di un anno) e di superare l'aggravio contributivo dell'1,4%, che le imprese recuperano trasformando la collaborazione a tempo indeterminato.

Altro punto caldo della riforma della riforma la cosiddetta staffetta generazionale. L'idea di Giovannini è di trasformare in part-time i dipendenti prossimi alla pensione, per consentire all'azienda di assumere un giovane a tempo indeterminato o due a termine. Il punto è che questa soluzione costa (ipoteticamente 1 miliardo per 100 mila assunzioni), perché lo Stato si impegnerebbe a versare parte dei contributi del lavoratore anziano per evitargli la beffa di andare in pensione con un assegno più basso per aver accettato la staffetta. Se però andrà in porto, questa ipotesi potrebbe essere applicata pure alla Pubblica Amministrazione, anche se lì ci sono da tenere in conto i 110 mila precari appena rinnovati fino a dicembre 2013 e i 70 mila vincitori di concorsi pubblici, 'congelati' per la spending review.

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Allo studio del ministro ci sono poi sgravi fiscali e incentivi alle aziende che assumono - ma si tratta di ipotesi che sembrano poco praticabili - e la trasformazione dei Centri per l'Impiego da strutture di orientamento e veri e propri uffici di collocamento grazie al progetto Youth Guarantee, che con 6 miliardi di finanziamento UE (4 dei quali spetterebbero all'Italia) si propone di impiegare i giovani con meno di 25 anni entro 4 mesi dalla laurea o, almeno, di inserirli in un programma di formazione realmente funzionante. Da ultimo, Giovannini sta spingendo molto in direzione del credito di imposta per i lavoratori con un reddito annuo inferiore a una data soglia (per esempio in Francia 17 mila euro): questa soluzione permetterebbe a chi guadagna meno di pagare meno tasse, rilanciando (in teoria) consumi ed economia.

Queste le novità sul fronte del lavoro, mentre su quello delle pensioni ad oggi la soluzione più praticabile sembra quella della flessibilità, ovvero: uscita anticipata con penalizzazioni. Allo stato attuale (ritiro a 66 anni e 3 mesi), la possibilità con 35 anni di contributi è di andare in pensione in una forbice compresa tra 62 e 65 anni con un taglio dell'assegno dell'8%. Al momento però solo di teoria si tratta, anche perché la penalizzazione potrebbe essere maggiore.

Riuscirà Giovannini a far passare la sua road map? Oltre agli ostacoli che prevedibilmente troverà nei partiti - che sul tema lavoro raramente sono d'accordo, a parte rare eccezioni - il ministro dovrà vedersela soprattutto con i partner dell'Unione. Il nodo per uscirne vincitori è di far uscire gli investimenti statali per la produttività dal calcolo del deficit, aspetto che sarà discusso a giugno in occasione dell'incontro per la Golden Rule. Intanto, comunque, Giovannini inizierà a tastare il terreno con sindacati, Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali, a partire da mercoledì 22 maggio.

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