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Riforma Senato, cosa cambia col ddl Boschi: 100 membri con immunità e nuovi compiti, addio bicameralismo perfetto

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La drastica diminuzione del numero dei componenti e una radicale modifica delle attribuzioni degli stessi sono due tra le principali novità che contraddistinguono il Senato ridisegnato dalla maggioranza Pd-Ncd coi voti decisivi dei parlamentari ex Forza Italia al seguito di Denis Verdini.

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La riforma, salutata dal ministro Boschi e dal presidente del Consiglio Renzi come ennesimo segno di “svolta”per l’assetto politico-istituzionale del Paese, ha incassato il dell’aula di Palazzo Madama e con l’ultima ratifica di Montecitorio vedrà la luce in via definitiva.

Cosa cambia col ddl fortemente voluto dal leader del Pd e licenziato ieri pomeriggio dal Senato della Repubblica tra le polemiche? In primis, saranno 100 e non più 315 i membri dell’assemblea legislativa che in futuro sarà composta da 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 parlamentari nominati dal Capo dello Stato, con addio definitivo al “bicameralismo perfetto” della Costituzione del 1948.

Sarà la Camera dei Deputati a svolgere in forma esclusiva tutti i compiti legati all’indirizzo politico ed al rapporto fiduciario col governo, mentre i senatori potranno ottenere (previa richiesta di 1/3 dei componenti) l’esame delle leggi proponendo modifiche da sottoporre al parere decisivo dell’aula di Montecitorio.

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Uno dei punti maggiormente contestati dalle opposizioni riguarda l’innalzamento del tetto delle firme necessarie alla presentazione di referendum e leggi di iniziativa popolare, portato rispettivamente a 800mila ed a 150mila in base al testo del ddl Boschi, con in più il vaglio preventivo dell’ammissibilità da parte della Corte Costituzionale.

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I membri del nuovo Senato godranno di immunità ma svolgeranno il loro compito senza percepire indennità aggiuntive, per 5 o sette anni (quest’ultima durata riguarda il mandato dei parlamentari di nomina presidenziale). Cambia anche il quorum richiesto per l’elezione del Capo dello Stato, che rimane di due terzi per i primi 3 scrutini e scende a 3/5 dei componenti dalla quarta sessione e tre quinti dei votanti dalla settima.

Completano il quadro della riforma Boschi l’abolizione del Cnel, Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, l’eliminazione del riferimento alle Province in Costituzione, lo Statuto delle opposizioni con previsione di regole per l’equilibrio di genere nella rappresentanza e la facoltà concessa ad entrambe le Camere di chiedere il giudizio di legittimità alla Consulta in merito alle leggi elettorali prima della promulgazione.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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