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Risultati elezioni comunali 2013: Pd vince 16 a 0, da Treviso a Imperia. Tracollo di Pdl e Lega

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Il centrosinistra vince 16 a 0 questa tornata elettorale: i risultati delle elezioni comunali 2013, in un secondo turno che ha visto trionfare l'astensionismo, raccontano il tracollo di Pdl e Lega anche nelle fortezze storiche come Treviso, Imperia e Brescia, a tutto vantaggio dei candidati Pd che si affermano nelle città capoluogo.

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L'esito più atteso, quello di Roma Capitale, è arrivato per primo: schiacciante la vittoria di Marino, che ha battuto Alemanno col 63,9% dei consensi contro il 36% del sindaco uscente. Confermate dunque le previsioni della vigilia, che davano il candidato Pd largamente favorito: l'esito è stato chiaro sin dalle prime proiezioni, tanto che il comitato elettorale di Alemanno ha amesso la sconfitta dopo poche decine di sezioni scrutinate. Il centrosinistra conquista anche in tutti i Municipi della Capitale. Una vittoria che rinfranca i Democratici in un momento difficile dopo la "non-vittoria" di febbraio (così l'ha definita l'ex segretario Bersani) e la nascita del governo di larghe intese col Pdl. Un risultato positivo ma comunque condizionato pesantemente dall'astensionismo: l'affluenza alle urne si ferma al 48,5% a livello nazionale (11 punti in meno rispetto al primo turno), con una percentuale ancora più negativa a Roma (affluenza al 44,93%). Dunque più di un elettore su due ha disertato il seggio, con il crollo dell'affluenza alle urne che ha toccato anche picchi del 17% in meno rispetto al primo turno dello scorso 26 e 27 maggio.

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Prudentemente il segretario del Pd Guglielmo Epifani ha ricordato che le elezioni amministrative e quelle nazionali sono due contesti difficili da paragonare, mai come questa volta in cui i dati sono fortemente influenzati dall'astensionismo. Il segretario non ha però nascosto la soddisfazione per un partito che è riuscito ad affermarsi grazie alla scelta dei candidati credibili e all'utilizzo di strumenti di partecipazioni popolari come le primarie: "Abbiamo vinto in tutta Italia, al nord, al centro, a Roma e nei suoi municipi, nel sud e nelle isole. E' quasi una rivincita delle politiche". Ma aggiunge: "Bisogna stare con i piedi per terra perché c'è stata un'astensione molto grande e anche preoccupante". E senza sbilanciarsi troppo, Epifani ha commentato così le eventuali ripercussioni di questa tornata elettorale sul governo nazionale: "E' complicato fare previsioni, ma il risultato dà più peso alle posizioni e al ruolo del Pd nel paese. Berlusconi azionista di maggioranza del governo? Oggi ci andrei cauto".

Una tendenza favorevole al centrosinistra che è stata "omogenea a livello nazionale" e che ha imposto i candidati del Pd anche nelle roccheforti del centrodestra: la Lega Nord, ad esempio, perde la storica guida di Treviso, dove il sindaco sceriffo Gentilini ha perso contro il candidato Manildo, sostenuto da Pd, Sel e tre liste civiche. Una vittoria storica per il centrosinistra, che conquista il 55,8% dei voti contro il 44,1% del candidato leghista sostenuto anche dal Pdl e torna alla guida della città dopo vent'anni di reggenza leghista, in un capoluogo simbolo del Carroccio in Veneto e nel Nord Italia.

Stesso scenario a Brescia, che qualche settimana fa è stata teatro della contestatissima manifestazione elettorale di Berlusconi contro i giudici di Milano all'indomani della condanna nel processo Mediaset. La "leonessa d'Italia", governata per quattordici anni dal centrodestra, torna rossa con la vittoria dello stesso candidato sconfitto al secondo turno cinque anni fa: Pdl e Lega Nord cedono il passo al candidato Pd Del Bono, che ha trionfato con oltre il 56% dei voti contro il 43,3% di Paroli. Anche a Viterbo, fortezza del centrodestra, il candidato Michelini (sostenuto da Pd, Sel e liste civiche) batte il sindaco uscente del centrodestra Marini, con il 62,8% dei voti. Anche Imperia, storico feudo dell'ex ministro Claudio Scajola, avrà un sindaco di centrosinistra: affermazione larghissima per Capacci, eletto col 76,1% dei consensi.

Primeggia il centrosinistra anche nelle altre città al voto: vittoria netta in tutti i principali comuni chiamati al ballotaggio, da Avellino a Barletta (dove si afferma Cascella, già portavoce del Presidente Napolitano), da Ancona a Lodi. Meno ampio il vantaggio ad Iglesias, che comunque va al Pd. Una vittoria sofferta a Siena, dove l'eco dello scandalo Monte Paschi si è fatto sentire portando la città al ballottaggio per la prima volta dopo vent'anni. La città resta comunque al centrosinistra con la vittoria di Valentini, candidato della coalizione guidata dal Pd, dopo un testa a testa con Neri, appoggiato da quattro liste civiche (il Pdl ha rinunciato a presentarsi con il proprio simbolo): il risultato finale vede Valentini affermarsi con il 52% dei voti contro il 48%.

Procede a rilento lo spoglio in Sicilia, dove si è tenuto il primo turno per il rinnovo di 120 consigli comunali: l'affluenza definitiva alle elezioni comunali è stata del 66,07 per cento, in calo mediamente del 6-7% nei grandi Comuni rispetto alle ultime amministrative. Nei quattro capoluoghi al voto, i primi dati danno in vantaggio i candidati di centrosinistra. Sul voto isolano l'attenzione è concentrata soprattutto sulla tenuta del Movimento 5 Stelle, che nelle elezioni regionali si è affermato primo partito: esclusi dai ballottaggi in tutte le città capoluogo, i grillini festeggiano per le vittorie di Mario Puddu ad Assemini, in provincia di Cagliari, e di Fabio Fucci a Pomezia, in provincia di Roma, ma i primi dati siciliani prefigurano un crollo netto del voto a 5 Stelle.

Oltre al segretario del Pd Epifani anche altri esponenti democratici hanno mostrato soddisfazione per la vittoria del centrosinistra. Non è mancato un cenno polemico da parte di Bersani: "Aspetto naturalmente che qualcuno dica che il Pd ha perso o che si è vinto nonostante il Pd" ha detto l'ex segretario, riferendosi alle parole pronunciate da Debora Serracchiani, subito dopo la sua vittoria alla regione Friuli. Poco più di tre ore dopo la chiusura delle urne, anche il premier Enrico Letta si pronuncia sull'esito delle comunali e lega la vittoria al suo esecutivo: "Il risultato delle amministrative, visto nel suo complesso, rafforza lo schema del governo di larghe intese" ha sostenuto il premier. Lo ha stroncato poco dopo il leader di Sel Nichi Vendola: "Caro Enrico, per te questo voto rafforza le larghe intese? Non scherziamo, stai guardando un altro film. Oggi vince il centrosinistra alternativo alla destra, altro che larghe intese".

Lapidario il commento di Giancarlo Gentilini, ormai ex sindaco sceriffo di Treviso, che ha ammesso la sconfitta già nel primo pomeriggio: "E' finita l'era Gentilini, è finita l'era della Lega e del Pdl". Una débacle totale ammessa anche da Matteo Salvini, segretario della Lega in Lombardia: "A Brescia e a Treviso abbiamo sbattuto la faccia contro il muro, ma ogni tanto una batosta può far bene. Dobbiamo tapparci la bocca, tra oggi e domani nessuno dica che la colpa è di tizio o di caio". Dal Pdl pochi commenti ufficiali, con il coordinatore Sandro Bondi che ammette la sconfitta e invita a trovare risorse nuove in grado di vincere anche laddove non si può giocare la carta del carisma berlusconiano: "I risultati del secondo turno confermano che, quando vince, il Pdl lo fa grazie al carisma e alle qualità politiche del presidente Silvio Berlusconi. Ma, senza un confronto all'interno del partito, il nostro movimento non sarà mai in grado di produrre candidati vincenti perchè dotati di una forza propria". Tace il Cavaliere, che nelle ultime due settimane di campagna elettorale è rimasto decisamente in disparte.

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