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Rivoluzione Civile si scioglie: "Esperienza conclusa". Antonio Ingroia riparte da Azione Civile

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Dopo l'esito fallimentare del voto di febbraio, a poco più di due mesi dalle elezioni politiche, Rivoluzione civile si scioglie: il movimento nato intorno alla figura dell'ex pm antimafia di Palermo Antonio Ingroia è arrivato al capolinea. Lo annunciano in una nota congiunta i leader dei partiti e soggetti politici che erano convogliati sulla candidatura a Presidente del Consiglio di Ingroia: "I soggetti che hanno dato vita a Rivoluzione Civile hanno deciso all’unanimità di considerare conclusa questa esperienza. Il risultato insoddisfacente delle elezioni politiche del febbraio scorso ha indotto ognuna delle componenti a una riflessione profonda della nuova fase politica al proprio interno".

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La nota reca la firma di Antonio Ingroia (ora leader di Azione Civile), Angelo Bonelli (Verdi), il sindaco di Napoli Luigi De Magistris (Movimento Arancione) e quello di Palermo Leoluca Orlando (Rete2018), Oliviero Diliberto (Pdci), Antonio Di Pietro (Idv) e Paolo Ferrero (Prc). Tutti concordi nello scrollarsi di dosso il marchio-flop di Rivoluzione Civile: "Si è preso atto che le scelte strategiche future dei singoli soggetti sono incompatibili con la prosecuzione di un progetto politico comune, quanto meno nell’immediato" si legge ancora nel comunicato. E anche se restano intatte la "stima reciproca tra tutte le forze che hanno dato vita a RC" e la "volontà di mantenere comunque interlocuzioni finalizzate al profondo cambiamento politico, culturale e sociale dell'Italia", l'esperienza va definitivamente archiviata.

Un epilogo che nelle ultime settimane era sembrato quasi inevitabile. Vuoi il richiamo al voto utile del Pd, vuoi la fretta con cui è stata messa in piedi l'operazione e formate le liste, vuoi ancora la concorrenza spietata del Movimento 5 Stelle, la lista Rivoluzione civile non ha superato nemmeno lo sbarramento del 4% alla Camera, restando fuori dal Parlamento. Nata e morta con le elezioni politiche del 24 e 25 febbraio, la lista che riuniva leader dei diversi partiti della sinistra radicale e numerosi esponenti della società civile si trasformerà in qualcos'altro. Ingroia aveva già annunciato che dal fallimento di Rivoluzione civile sarebbe nata una nuova formazione, la quasi omologa Azione civile, per iniziare un cammino verso un nuovo soggetto politico di sinistra.

Ancora in bilico tra la carriera di magistrato, ormai inevitabilmente influenzata dalla candidatura alla premiership, e la prosecuzione dell'attività politica, Antonio Ingroia si ritrova da solo a ripartire da un soggetto politico che nasce dalle ceneri di Rc. Ben consapevole dei rischi di questa operazione: "Non vogliamo essere l'ennesimo movimentino politico nell'area di Sinistra - ha annunciato a Roma durante la conferenza stampa di presentazione di Azione Civile - Vogliamo costruire una casa comune dei cittadini per cambiare l'Italia". L'orizzonte potrebbe essere quello del cantiere che sta per aprirsi con Vendola, Barca, Cofferati, Rodotà ed altri. Un percorso nuovo a sinistra del Pd, dopo la rottura della coalizione Italia Bene Comune seguita alla rielezione di Napolitano e alla nascita del governissimo Pd-Pdl.

In attesa di capire cosa nascerà da questo nuovo cantiere, Ingroia fissa la prima assemblea nazionale di Azione Civile il 22 giugno: "Contiamo di fare un'assemblea nazionale degli aderenti e dei sostenitori - ha spiegato ai giornalisti - ma aperta a tutti quelli che vogliono discutere del documento Per una rivoluzione democratica". E sulla decisione del Csm di spedirlo ad Aosta, unico capoluogo d'Italia in cui non è stato candidato con Rivoluzione civile, risponde: "Il movimento Azione Civile va comunque avanti a prescindere dal destino professionale di Antonio Ingroia".

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