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Roberto Calderoli: 'Cecile Kyenge un orango', per il Senato non ci fu razzismo

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Decisione a sorpresa del Senato, che quest'oggi ha negato l'autorizzazione a procedere per il reato di istigazione all’odio razziale richiesta dal tribunale di Bergamo nei confronti di Roberto Calderoli, che nel 2013, su Facebook, definì Cecile Kyenge 'un orango', concetto ribadito in un comizio.

Per il Senato, insomma, la frase di Calderoli fu solo offensiva, ma non xenofoba. E' per questo che l'aula quest'oggi ha dato il via libera all'autorizzazione a procedere esclusivamente per il reato di diffamazione.

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La notizia ha raggiunto l'ex ministro di origini congolesi a Bruxelles, dove sta svolgendo il ruolo di europarlamentare per il Partito Democratico. 'Si tratta di una decisione che scaraventa un'ombra sulla lotta al razzismo', ha dichiarato.

Ma il Senato stava per salvare Roberto Calderoli anche per il reato di diffamazione. I Sì l'hanno infatti spuntata con un margine molto risicato: 126 contro 116. Pochi dubbi, invece, per l'autorizzazione aprocedere per istigazione al razzismo: 196 no.

COME TI SALVO IL CALDEROLI - La strategia che ha portato alla salvezza del leghista è stato un lavoro di squadra portato avanti da Partito Democratico e Forza Italia.

I due partiti avrebbero infatti deciso di procedere ad una votazione per ciascun reato proprio per evitare al leghista il processo. Questo quanto filtra da Palazzo Madama.

IL POST CHOC - Ecco cosa aveva scritto Calderoli su Facebook: 'Ogni tanto smanettando con Internet, apro Governo Italiano, e cazzo cosa mi viene fuori, la Kyenge. Resto secco. Sono anche un amante degli animali, per l’amor del cielo. Ho avuto tigri, orsi, scimmie e tutto il resto. I lupi anche c’ho avuto. Però quando vedo uscire delle sembianze di oranghi, io resto ancora sconvolto'.

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