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Romano Prodi: "Il tesoretto alle famiglie"

Il premier Romano Prodi, in una lettera inviata al direttore del Corriere della Sera, ha voluto chiarire come intende utilizzare il famoso "tesoretto fiscale", ovvero il surplus di entrate fiscali registrato in questi ultimi mesi.
I due terzi della "meritata ricompensa di quanto fatto dai cittadini, dai lavoratori e dalle imprese" negli undici mesi di legislatura, finirà nelle tasche delle categorie più disagiate del paese. La restante parte andrà alle imprese e alle politiche per la crescita.

Il presidente del Consiglio ha voluto con questa decisione "sostenere la ripresa del Paese e alleviare alcune tra le maggiori ingiustizie che pesano sulla nostra società".

"Ho più volte ricevuto - rivela nella lettera Prodi - forti e comprensibili inviti perchè le eventuali decisioni possano entrare in vigore prima delle elezioni amministrative. Ma credo che questo sia incompatibile con il nostro programma elettorale, dedicato ad impiegare tutti i cinque anni della legislatura per risanare le finanze pubbliche e rilanciare con forza la nostra economia".

La scelta è arrivata dopo attente riflessioni fatte durante le vacanze pasquali.
Il motivo che mi ha spinto il premier a scegliere in questo modo è stata la notizia che "le buste-paga dei lavoratori dipendenti italiani sono le più basse d'Europa a quindici, escluso il Portogallo. Questo - precisa - non significa he le imprese possano allargare i cordoni della borsa senza limiti" ma "che i lavoratori hanno diritto di partecipare ai vantaggi del recupero di competitività".

Il secondo dato osservato dal premier è che "i dirigenti delle imprese italiane hanno goduto, durante il 2006, di aumenti medi di retribuzione del 17% rispetto all'anno precedente", portando così "la differenza tra salario minimo e salario massimo tra uno e cinquecento. La riflessione è che un buon governo non può certo pensare che questo risultato possa essere raggiunto in una società in cui si sono rotti tutti i vincoli di solidarietà".

Il terzo dato importante, secondo Prodi, è che "sono esplosi anche i "'costi complessivi della politica" sia a livello centrale che locale ed essi sono nettamente superiori a quelli degli altri paesi europei".

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