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Russia contro l'Isis, armi e aiuti alla Siria per "lotta al terrorismo". Usa in allarme: "Pericolo escalation"

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La Russia passa alle “vie di fatto” nell’annunciata guerra all’Isis in Siria, preparando il terreno ad un’offensiva anti-terrorismo su larga scala con l’invio di navi, armi ed equipaggiamenti militari per un contingente di fanteria nel Paese governato da Bashar al Assad.

Francia in campo contro lo Stato Islamico: allo studio opzione militare

Obiettivo primario per Vladimir Putin, il contrasto dell’avanzata degli islamisti in Medio Oriente, tramite aiuti (in termini di addestramento e munizioni) all’esercito siriano ormai indebolito dai continui attacchi delle milizie fedeli al Califfo Abu Bakr Al Baghdadi.

Dietro l’angolo, però, potrebbe esserci una sorta di sfida del Cremlino agli Usa, come sembrerebbero confermare indirettamente le reazioni dell’amministrazione Obama all’ufficiale discesa in campo delle truppe russe contro i terroristi dell’Isis radicati in Siria.

“Se si arrivasse a un’escalation di violenze sarebbe un problema” ha avvertito il segretario di Stato americano John Kerry, commentando le parole della portavoce del ministero degli Esteri di Mosca Maria Zakharova che prometteva misure in tempi brevi per “il sostegno alla lotta al terrorismo” di Damasco.

(La Russia promette aiuti umanitari e assistenza militare alla Siria contro l'Isis)

Ottenuto l’ok della Grecia e il via libera condizionato (col vincolo di controlli sui voli dalla Russia) della Bulgaria per il sorvolo dello spazio aereo dei due Paesi in vista dell’invio di aiuti umanitari nei territori in conflitto, Putin mette sul piatto della bilancia un sostegno concreto al governo e al popolo siriano in attesa di valutare azioni belliche finalizzate a indebolire il Califfato.

Proprio in questi giorni, era stata la Francia a farsi sentire promettendo un impegno diretto nella guerra al terrorismo dell’Isis non senza avvisare la Siria delle intenzioni non proprio pacifiche di Parigi nei confronti del regime di Assad, mentre sulla stessa lunghezza d’onda si è mossa Gran Bretagna che ha schierato le prime unità di addestramento al fianco delle truppe Usa.

Nel frattempo, i guerriglieri fondamentalisti marciano quasi indisturbati verso gli ultimi bastioni governativi della provincia nord-occidentale di Idlib accingendosi a conquistare lo scalo aeroportuale di Abu al Dohur.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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