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Saggi di Napolitano: i dieci uomini delle riforme. Le reazioni dei partiti

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Non sono unanimi le reazioni dei partiti alla scelta di Giorgio Napolitano: il Presidente della Repubblica ha scelto di ispirarsi al modello olandese per cercare una soluzione al rebus della formazione del governo. Dieci saggi, due gruppi di persone scelte tra politici, giuristi, qualche tecnico ed esperti di economia: una squadra di esploratori col compito di valutare poche proposte urgenti che mettano d'accordo le forze politiche in Parlamento.

Saggi: chi sono i dieci uomini scelti da Napolitano. Le foto

Non c'è neanche una donna tra i "saggi" di Napolitano. Il primo gruppo si occuperà di riforme istituzionali e sarà composto da personalità di estrazione più squisitamente politica come Luciano Violante (Pd), Gaetano Quagliariello, Mario Mauro (Scelta Civica) e il giurista Valerio Onida. Il secondo studierà proposte per l'emergenza economico-sociale e sarà formato dal presidente Istat Enrico Giovannini, il presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella, il dirigente di Bankitalia Salvatore Rossi, il montiano Enzo Moavero Milanesi e i parlamentari Giancarlo Giorgetti (Lega Nord) e Filippo Bubbico (Pd). Nessun rappresentante che possa essere vagamente ricondotto ai 5 stelle, piuttosto Napolitano ha inserito nei suoi gruppi di saggi i rappresentanti delle forze di centrodestra, centro e centrosinistra che potrebbero dare vita ad un governo di larghe intese.

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Seppur con accenti diversi, le forze politiche hanno manifestato reazioni sostanzialmente positive alla scelta di Napolitano di tentare la strada parlamentare ricordando che un governo in carica per gli affari correnti c'è ancora. Il primo a esultare su Facebook è stato il capogruppo 5 Stelle al Senato Vito Crimi, commentando la decisione del presidente come una vittoria per il Movimento e per la sua tesi che "un Governo, sebbene limitato agli affari di ordinaria amministrazione, in Italia è operativo, con la collaborazione del Parlamento. Anzi, direi di più: sta operando solo PREVIO CONSENSO del Parlamento". Salvo poi ricredersi poche ore dopo quando sono stati resi noti i nomi dei dieci "saggi" che avrebbero dovuto lavorare alle proposte di riforma del Paese: "Che dire, dopo aver letto i nomi dei saggi ogni eventuale dubbio è spazzato via. È nata una "cosa" strana, composta da parlamentari di tutti gli schieramenti salvo che del M5S (e meno male direi) e nessuna donna, che dovrebbe facilitare una specie di confronto tra le forze politiche, cercando di individuare le convergenze di programma - ha scritto Crimi, sempre su Facebook - Avrei difficoltà a sedermi ad un tavolo con queste persone immaginandole come saggi facilitatori. Di fatto è una specie di bicamerale di grandi intese di antica memoria ma vestita a festa... con qualche foglia di fico".

Il Pd conferma il pieno appoggio al Presidente, con il leader Pierluigi Bersani che si dice "pronto ad accompagnare il percorso idicato da Napolitano", pur ribadendo che la bussola del partito resta orientata ad un "governo di cambiamento", mentre Sel continua a sostenere che l'unica strada percorribile sia un governo di centrosinistra con l'appoggio dei grillini. Il Pdl ribadisce la ferma intenzione di cercare larghe intese e non nasconde qualche malumore per la scelta dei nomi indicati da Napolitano. Anche la Lega promuove la carta estrema giocata da Napolitano, così come Scelta civica.

Ma la sensazione che la scelta del Presidente si risolva in un tentativo di "inciucio" Pd-Pdl serpeggia nel web, insieme alle proteste per la mancanza di giovani e di donne tra le personalità individuate per le riforme: possibile che in un Parlamento ampiamente rinnovato e ringiovanito, con altissima percentuale di parlamentari al femminile, non si siano trovati nomi idonei a far parte dei "dieci saggi"? "Nella vicina incerta primavera del 2013 scopriamo invece che le sagge non esistono - scrive oggi Mariella Gramaglia su La Stampa - I saggi, specie rara e preziosa, appartengono a un unico genere, quello maschile". Stessa delusione espressa anche da Emma Bonino, che intervistata da Repubblica, ha commentato: "E' una scelta triste. E non lungimirante perché non rispecchia la società italiana".

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