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Saif Gheddafi libero a Tripoli: stiamo vincendo

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"Abbiamo spezzato la schiena ai ribelli. Era una trappola. Gliel'abbiamo fatta vedere brutta, stiamo vincendo", parola di Saif al-Islam, il figlio di Gheddafi dato ieri per arrestato e ricomparso misteriosamente nella notte all'interno del compound di Bab al Aziziya. Sorridente, con indosso una maglietta verde militare, Saif al-Islam ha stretto la mano ai molti sostenitori del regime che lo attorniavano, sollevando le braccia al cielo e mostrando con le dita la 'V' di vittoria.

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Una messa in scena a uso e consumo dei giornalisti e dell'opinione pubblica internazionale per dimostrare che il regime è ben saldo e per far conoscere al mondo il potere del 'falco', colui che a tutti gli effetti è considerato il vero erede di Gheddafi? La domanda è destinata a restare senza risposta: troppi sono i misteri in questa delicata fase della guerra in Libia. E la presenza del figlio del rais è senza dubbio uno dei più grandi. Secondo un giornalista della Bbc che lo ha incontrato all'Hotel Rixos, addirittura non è chiaro se Saif al-Islam è stato arrestato e poi liberato o se non è mai stato catturato.

E gli interrogativi aumentano se si considera che le immagini che ritraggono il secondogenito di Gheddafi osannato dai fedelissimi del regime sono state diffuse in contemporanea con un nuovo bombardamento dell'area che circonda il bunker del colonnello a opera dei caccia militari alleati. Davvero Saif al-Islam ha scelto di uscire dal suo rifugio mentre gli aerei Nato colpivano massicciamente la zona? Il dubbio è legittimo, e lascia supporre che il 'falco' non era dove ha detto di essere o era effettivamente lì, ma in un altro momento.

Resta comunque il fatto che Saif al-Islam, dopo avere incontrato tre giornalisti nella residenza bunker di Bab al Aziziya, si è recato al vicino Hotel Rixos di Tripoli per parlare con il resto della stampa internazionale e si dimostrato sicuro di sè, ostentando tranquillità e accusando l'Occidente di mistificazione. Secondo il figlio del rais infatti il popolo della capitale avrebbe ricevuto messaggi falsi che lo avrebbero indotto a credere che il regime era caduto, invitandolo a sollevarsi e riversarsi nelle piazze.

"E' una guerra tecnologica e mediatica per provocare caos e terrore in Libia, ma io sono qui per confutare tutte le menzogne" ha detto ai giornalisti, aggiungendo che Tripoli è sotto il controllo delle forze del regime e dicendo di non curarsi del mandato d'arresto per crimini contro l'umanità emesso per lui e per il padre dalla Corte Penale Internazionale. E a un giornalista che gli chiedeva se il colonnello fosse ancora in città, ha risposto senza esitazioni: "certo".

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