Excite

Sallusti andrà in carcere: confermata la condanna a 14 mesi

  • Infophoto

La sentenza della Cassazione era attesa per oggi e l’esito della vicenda era piuttosto scontato: la Cassazione ha confermato la condanna a 14 mesi di reclusione senza condizionale per Alessandro Sallusti, il direttore del Giornale, a processo per diffamazione. Il caso riguardava l’omesso controllo del giornalista su un articolo pubblicato sul quotidiano Libero nel 2007, quando ne era direttore, in merito alla vicenda dell'aborto di una ragazza tredicenne autorizzato da un giudice. Un editoriale peraltro non suo, ma firmato da un cronista sotto pseudonimo per il quale è stato denunciato dal giudice tutelare di Torino Giuseppe Cocilovo. Il cornistaAndrea Monticone, imputato insieme a Sallusti, sarà invece sottoposto ad un nuovo processo.

Sallusti spiega ad Agorà la sua vicenda giudiziaria: guarda il video

La quinta sezione penale, presieduta da Aldo Grassi, ha confermato la sentenza di secondo grado che condannava Sallusti al carcere, respingendo completamente il ricorso presentato dal giornalista: il direttore dovrà pagare le spese processuali e rifondere quelle sostenute dalla parte civile in questa fase di giudizio, per complessivi 4.500 euro. La Corte ha negato anche le attenuanti generiche, che pure erano state richieste dal Pg Gioacchino Izzo nella sua requisitoria e avrebbero potuto evitare la detenzione, considerando dunque il giornalista "socialmente pericoloso" perchè in grado di reiterare il reato. Per Sallusti si apriranno le porte del carcere, a meno che il giornalista non decida di chiedere la conversione della pena con l’assegnazione ai servizi sociali. Ma, come aveva già annunciato negli ultimi giorni, sembra che Sallusti abbia già comunicato ai colleghi del Giornale la sua intenzione di scontare la pena in cella. Per questo ha già rassegnato le dimissioni da direttore del quotidiano.

Sallusti in carcere: la difesa di Marco Travaglio

Sul suo caso erano intervenute le più alte cariche dello Stato, da Giorgio Napolitano a Mario Monti, auspicando che la vicenda potesse risolversi senza l’estrema soluzione del carcere e che dall’esperienza di Sallusti si potesse trarre spunto per rivedere le norme sui reati a mezzo stampa, ancora regolati con il codice penale. La conferma della condanna ha scatenato reazioni a pioggia, con un moto di solidarietà che è arrivato da tutte le parti politiche, così come dai professionisti del settore. Il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, nelle parole del presidente Enzo Iacopino, ha definito quella di oggi "un'intimidazione a mezzo sentenza, un'intimidazione a tutti i giornalisti", mentre la Giunta della Fnsi riunita in seduta straordinaria valuterà iniziative di protesta (non si esclude lo sciopero generale) per una sentenza ritenuta "sconvolgente, ci sentiamo tutti Sallusti".

Piena solidarietà anche dai principali esponenti politici di destra come di sinistra: "Dopo la pronuncia della Cassazione, che altro deve succedere? – ha chiesto retoricamente Daniele Capezzone, portavoce del Pdl - Si intervenga subito a salvaguardia del free speech: un conto è rispondere (e questo è giusto, se io diffamo un altro cittadino), altro conto è il carcere". Anche il leader Idv Antonio Di Pietro è intervenuto a difesa di Sallusti, chiedendo al Ministro della Giustizia Severino di rivedere l'art. 595 del codice penale laddove prevede, come sanzione, anche il carcere per il reato di diffamazione: "Chi diffama deve essere punito, ma non con il carcere. Un reato d'opinione punito con la carcerazione mette a rischio l'informazione libera e plurale, imbavagliandola". Agguerrita Daniela Santanchè, compagna di Sallusti, che propone una manifestazione a sostegno del giornalista: "Gli italiani scendano in piazza, questo Paese fa schifo".

A chi, come Giuliano Ferrara, aveva suggerito in caso di condanna di chiedere la grazia al Capo dello Stato, Sallusti ha risposto di non sentirsi un criminale: "Bisogna essere coerenti. La grazia la chiede uno che sa di aver sbagliato e chiede perdono allo Stato. Io sono convinto di non meritare quella sentenza, quindi perché dovrei chiedere scusa di un reato che non ho commesso? – ha dichiarato il giornalista a Tgcom24 - Mi sentirei molto in imbarazzo a chiedere la grazia. Poi, certo, bisognerà vedere cosa succederà sulla porta del carcere. Non so cosa può passare nella mente di un uomo in quel momento. Adesso dico di no, poi non si sa cosa può accadere".

politica.excite.it fa parte del Canale Blogo News - Excite Network Copyright ©1995 - 2017