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Sallusti, grazia: Napolitano converte carcere in multa

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Niente grazia per Alessandro Sallusti, ma il direttore de Il Giornale eviterà comunque il carcere, tornando di fatto un uomo libero: il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha infatti accolto parzialmente la richiesta avanzata da Ignazio La Russa e ha commutato la pena detentiva di 14 mesi alla quale il giornalista era stato condannato in una multa da 15.532 euro. Il Presidente della Repubblica ha quindi firmato il decreto sottolineando la necessità di approntare al più presto una "disciplina più equilibrata" sulla diffamazione a mezzo stampa.

Caso Sallusti: tutte le notizie

Giunge dunque finalmente a un quid la spinosa vicenda che ha visto Sallusti prima incriminato per diffamazione per un articolo non suo, ma pubblicato sul giornale da lui diretto (all'epoca Libero), e poi protagonista di un braccio di ferro con i magistrati di Milano perché non intenzionato ad accettare gli arresti domiciliari che gli erano stati concessi. Il giornalista aveva finito per 'evadere', venendo quindi processato per direttissima e assolto, e il suo gesto ha di sicuro fatto da 'propellente' per la soluzione positiva della vicenda.

Alessandro Sallusti arrestato nella sede de Il Giornale

Oggi comunque non c'è spazio per le recriminazioni. Subito dopo avere ricevuto la notizia, Sallusti ha rilasciato una dichiarazione a TgCom 24, esprimendo la sua riconoscenza al Capo dello Stato e parlando di un'importante vittoria per la democrazia: "Ringrazio Napolitano. Accetto la grazia, è un precedente. Deve valere per tutti i giornalisti, una chiara indicazione a magistratura e politica". Il direttore ha quindi concluso dicendo: "Domani spero di poter tornare a Il Giornale. E' la vittoria per far sì che il Paese si possa dotare di una legge più liberale. Mi auguro che ce la possa fare il prossimo Parlamento".

Tecnicamente, la commutazione della pena è stata concessa dal Presidente della Repubblica a Sallusti nonostante il parere negativo - ma non vincolante - del procuratore generale di Milano, Manlio Minale. "La decisione", è spiegato nella motivazione del Colle, "tiene conto dell'avviso favorevole formulato dal ministro della Giustizia a conclusione dell'istruttoria compiuta con l'acquisizione delle osservazioni (contrarie) del procuratore generale di Milano e del parere (favorevole) espresso dal magistrato di sorveglianza". Inoltre, prosegue la nota, sono state considerate anche "le dichiarazioni già rese pubbliche dalla vittima della diffamazione", così come il fatto che Libero "ha riconosciuto la falsità della notizia formalizzando con la rettifica anche le scuse".

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