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Sallusti, grazia: Napolitano invia domanda

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Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha avvallato presso il ministro della Giustizia Paola Severino la domanda di grazia per Alessandro Sallusti presentata da Ignazio La Russa, che per l'occasione ha svestito i panni del politico per indossare quelli dell'avvocato. Proprio ieri il deputato del Pdl aveva anticipato che il Capo dello Stato gli aveva detto che la stava valutando con "grande attenzione" e di confidare "molto nella sua sensibilità". Oggi ecco la risposta.

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In base a quanto battuto dalle diverse agenzie, la 'palla' passa ora a Severino, che ha già disposto "la necessaria attività istruttoria, nell'ambito della quale dovranno essere acquisiti i pareri della Procura generale di Milano e del magistrato di Sorveglianza". Una volta raccolte le valutazioni di detti organi, il ministro della Giustizia manderà tutta la documentazione a Giorgio Napolitano, dal momento che è solo il Presidente della Repubblica che può decidere se accordare o meno la grazia, in base allo "art. 87 della Costituzione per l'esercizio del potere di clemenza, così come precisato dalla sentenza 200/2006 della Corte Costituzionale".

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Di fatto, comunque, la decisione di Napolitano rivela la volontà del Colle per una risoluzione positiva delle vicenda, che come si ricorderà è iniziata nel 2007, con la pubblicazione sul giornale Libero - di cui all'epoca Sallusti era direttore - di un articolo ritenuto diffamatorio a carico di un giudice di Torino che aveva autorizzato l'aborto di una ragazzina di 13 anni. Il magistrato in questione aveva fatto causa al quotidiano e benché il pezzo non fosse stato scritto da Sallusti, ma da Renato Farina (tra l'altro sotto lo pseudonimo di Dreyfuss), il direttore è stato ritenuto responsabile del contenuto. Per Sallusti è così scattata una condanna a 14 mesi di reclusione senza condizionale.

Per difendere il diritto alla liberta di stampa e di opinione l'attuale direttore de Il Giornale ha quindi rifiutato gli arresti domiciliari, 'evadendo' anche materialmente dalla casa della compagna Daniela Santanchè, dove ha obbligo di dimora, per recarsi a lavorare in redazione. Un gesto che gli è costato l'arresto e un processo per direttissima, al termine del quale è stato riconosciuto innocente. Ora, se l'iter di grazie andrà a buon fine, il direttore de Il Giornale tornerà a tutti gli effetti un uomo libero.

Una soluzione auspicata da più parti, come dimostra anche la lettera in cui si chiede la grazia per Sallusti, redatta dal pidiellino Luca d'Alessandro e sottoscritta da 328 deputati, senatori ed eurodeputati di sei diversi Gruppi parlamentari, sottoposta mercoledì all'attenzione del Quirinale.

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