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Sandro Bondi lascia il ministero: 'Mi sento solo. Mi dimetterò'

Il Ministro per i beni culturali, Sandro Bondi, ha annunciato le sue dimissioni. Lo ha fatto con una lettera indirizzata a 'Il Giornale' in cui spiega le motivazioni del suo gesto, nonostante la fiducia ricevuta dal Parlamento. L'abbandono avverrà appena Silvio Berlusconi avrà il tempo di dedicarsi alla sua vicenda.

Bondi scrive: 'La decisione di dimettermi è innanzi­tutto una piena e consapevole scelta di vita maturata in secondo luogo dalle difficoltà incon­trate. Ho accettato l’incarico di ministro della Cultura per­ché convinto che su questo terreno si giocava una parti­ta importante se non decisi­va dell’identità del centro­destra e della sua capacità di dialogare con tutti gli uo­mini di cultura. In questo ruolo posso avere fatto degli errori, ma ho realizzato delle riforme im­portanti e ho imposto una linea alternati­va, in senso compiutamente liberale e riformatore, alla politica culturale della sinistra'.

Il Ministro si è sentito abbandonato nel momento del bisogno: 'Purtroppo in que­sto sforzo non sono stato so­stenuto con la necessaria consapevolezza dalla stes­sa maggioranza di governo e da quei colleghi che avreb­bero potuto imprimere in­sieme a me una svolta nel modo di concepire il rap­porto fra stato e cultura in Italia. E questo mancato so­stegno è avvenuto oltretut­to nel momento in cui mi sono trovato più in difficoltà, a seguito del crollo di un muro in cemento a Pompei e più colpito dalle iniziative della sinistra, fino alla presentazione di una mozione di sfidu­cia individuale nei miei confronti, pur non avendo io mai scaricato su altri la responsabilità della mancanza di fondi, che pure è stata l’accusa più frequente rivoltami dalla sinistra'.

A questo si aggiunga che nel decreto Milleproroghe sono previsti altri tagli alla cultura e questo per Bondi significa non riuscire a mantenere i suoi impegni. Infine, ringrazia Berlusconi e conclude: 'Sarà più utile se sarò libero di impe­gnarmi in quella che sento essere la mia più autentica vocazione, che è il lavoro intellettuale e la militanza intesa come solidarietà e crescita comune'.

 (foto © LaPresse)

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