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Sanità tagli 2012: negli ospedali 30 mila posti letto in meno

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Il governo continua nella sua marcia di tagli drastici alle spese per fare cassa e così, dopo l'attuazione del decreto per la riduzione delle province (che ha scatenato vere e proprie 'guerre di campanile'), adesso tocca alla Sanità: nel mirino dell'esecutivo ci sono 30 mila posti letto negli ospedali italiani. La parola d'ordine, insomma, è una sola: risparmio. Ma come sarà realizzato il piano di contenimento dei costi e che conseguenze avrà sui cittadini?

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Nel provvedimento per la revisione della spesa (la cosiddetta spending review), il governo ha demandato la responsabilità dei tagli alle singole Regioni, che entro il 31 dicembre 2012 dovranno indicare dove e in che modo intendono realizzarli. L'obiettivo è di passare nel triennio 2013-2015 dagli attuali 4.2 posti letto ogni 1.000 abitanti a 3.7, riconvertendone allo stesso tempo uno 0.7 per cure riabilitative e lungodegenza.

Una riduzione drastica, già iniziata da Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, mentre tutta da pianificare per una serie di altre regioni che - ovviamente - sono anche quelle che presentano il maggiore deficit. Tra queste, quelle che si ritroveranno a dover effettuare i tagli più consistenti sono la Provincia autonoma di Trento, il Molise e il Lazio. Per la prima si parla di una riduzione del 20.9% e per l'ultima del 19.9%, mentre per il Molise la percentuale è addirittura del 33.2%.

I criteri sono generali e fissati da un regolamento che tiene conto di "standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dell'assistenza ospedaliera", ovvero: nessun intervento 'a spaglio', bensì riconversione e tagli mirati per garantire ai cittadini un'assistenza puntuale e di qualità. In parole povere, dunque, i posti letto 'eliminati' non spariranno materialmente, ma saranno utilizzati per altri servizi, come appunto la riabilitazione e la lungodegenza (tipo per gli anziani), mentre a subire i contraccolpi maggiori della spending review saranno tutte quelle strutture create per questioni politiche e di baronati, ma non effettivamente utili, ovvero i 'primariati-doppione'.

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In questo caso, allora, saranno fissati dei limiti di operatività al di sotto dei quali i reparti saranno considerati sacrificabili: per il by-pass coronarico, per esempio, bisognerà dimostrare di gestire almeno 150 casi l'anno, una media che a Roma è rispettata solo da 8 cardiochirurgie tra tutte quelle esistenti e in Lombardia da 10 su 18. Certo, l'operazione non si prospetta agevole: "Chiudere i primariati? Un'impresa, spesso non ci si riesce, si incontrano molte resistenza politiche", ha dichiarato il subcommissario della Sanità abruzzese, Giuseppe Zuccatelli, spiegando anche che il processo di riduzione terrà conto pure della grandezza e della tipologia delle strutture ospedaliere (suddivise in hub, spoke e integrativi) e sulla percentuale di posti letto occupati (almeno dell'80-90%) e che il personale 'in esubero' non sarà licenziato, ma riconvertito per coprire turn-over ed emergenze.

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