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Saviano: "tra il Pd e il Pdl scelgo la parola"

Una vita non vita quella di Roberto Saviano, 28 anni, l'autore del libro-inchiesta "Gomorra". Con la pubblicazione del suo libro ha perso la libertà personale, la possibilità di vedere il mondo, oltre ad un isolamento ambientale che mette paura più delle intimidazioni. "È come se mi sentissi sempre in colpa".

Adesso tutti, dalla destra alla sinistra per arrivare al centro sanno bene che un personaggio di questo calibro può essere sfruttato per la campagna elettorale, come emblema della lotta al potere mafioso. "Alleanza nazionale mi ha mandato messaggi di apprezzamento. Persino l'Udeur prima che si dissolvesse". Ma proprio l'autore di Gomorra, alle richieste di candidatura risponde così: "Non è il mio mestiere. Non si può parlare di mafia ad una sola parte politica. È un argomento sul quale non ci si può permettere di essere partigiani. La mia responsabilità è la parola".

Lo scrittore motiva la scelta di non entrare in politica denunciando anche la totale assenza della parola 'mafia' nella campagna elettorale di destra e sinistra. "E' un tema pericoloso sul piano della comunicazione. Se qualcuno parla di mafia, molta gente pensa che si stia occupando soltanto di una parte ben circoscritta del Paese, che si interessi di cose ai margini, lontane. Nessuno è riuscito a far passare l'idea che la mafia sia qualcosa che riguarda anche Milano, Parma, Roma, Torino. È tornata ad essere un fatto esotico, lontano, noioso". Saviano aggiunge che: "È innaturale che non se ne parli in campagna elettorale. Ma è così. Al massimo qualche cosa simbolica, una celebrazione, qualche commemorazione. Una rimozione bipartisan".

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