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Scandalo rimborsi Regione Lombardia: 64 consiglieri sotto accusa per spese folli

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Si allarga a macchia d’olio, in attesa del probabile rinvio a giudizio di numerosi consiglieri appartenenti a quasi tutti i gruppi rappresentanti in assemblea, lo scandalo dei rimborsi fuori controllo alla Regione Lombardia. Spese folli e condotte spesso ai limiti ed oltre i confini del reato contro la pubblica amministrazione sono adesso nel mirino della Procura di Milano, impegnata nella valutazione delle posizioni di 63 consiglieri di varia appartenenza politica, da destra a sinistra passando per il centro e compresi i partiti minori.

Scandalo rimborsi alla Regione Lombardia, l'inchiesta va avanti

Alcuni tra gli eletti nelle fila del Partito Democratico, dell’ex Popolo della Libertà ora Forza Italia e Nuovo Centrodestra, di Sel come dell’Idv ma anche del partito dei Pensionati, secondo quanto emerso da questo importante filone d’inchiesta sulla cosiddetta Rimborsopoli in salsa lombarda, avrebbero approfittato delle larghe maglie della legge per recuperare gran parte dei soldi spesi per attività extraistituzionali.

Cene, viaggi sui messi a breve e a lunga percorrenza di collaboratori, acquisti di generi alimentari e articoli per la casa, sigarette e ricariche di caffè al distributore, fino ad arrivare a beni ancor più costosi come gli elettrodomestici venivano messi in conto alla Regione, per ottenere successivamente un rimborso pieno della spesa sostenuta, il tutto a carico del contribuente.

Spiccano, negli atti dell’indagine, richieste piuttosto esose in merito alla copertura di pasti a base di sushi (attribuite alla consigliera Fatuzzo, della lista Pensionati) ed aragoste per diverse centinaia di euro, di un televisore di ultima generazione e di Ipad, Iphone accessoriati (Renzo Bossi, Lega Nord) più pranzi e cene al costo complessivo di oltre 15mila euro, addirittura di un necrologio per la famiglia Berlusconi per 189 euro (Guido Boscagli, Pdl).

Menzione a parte, alla luce delle ampie indiscrezioni già abbondantemente filtrate nei mesi scorsi, va fatta per i casi di Davide Boni e Stefano Galli, il primo ex vicepresidente del Consiglio della Lombardia e l’altro consigliere regionale in quota Carroccio, sui quali grava la pesante accusa di truffa, rispettivamente per un cambio di residenza ritenuto strumentale ad ottenere un lauto rimborso altrimenti non dovuto e per spese di consulenza ammontanti a 196mila euro a favore di una persona giudicata priva dei requisiti.

Al vaglio dei magistrati risultano poi conti di minore entità ma altrettanto difficili da ricollegare a necessità politico-amministrative, come la copertura della quota d’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti (Spreafico, Pd) e l’iscrizione ad un seminario di partito oltre al saldo dei biglietti dei mezzi pubblici a favore di persone dello staff del gruppo regionale (Chiara Cremonesi, Sinistra Ecologia e Libertà).

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