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Scontri a Roma, la protesta si trasforma in guerriglia

Una città in ginocchio. Immagini della Capitale colpita a sangue tra blindati in fiamme in Piazza del Popolo, motorini distrutti, vetri di auto in pezzi, panchine divelte.

I numeri: quaranta feriti tra i manifestanti, più di sessanta tra le forze dell'ordine e oltre 40 fermati. Una giornata da dimenticare quella di ieri – ma purtroppo indimenticabile - per Roma. Dal mattino fino al primo pomeriggio, studenti, precari, centri sociali, i comitati per l'Aquila e i metalmeccanici della Fiom hanno sfilato e manifestato in modo assolutamente civile.

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Ma è in via San Marco che, intorno alle 12,45, all'altezza con via degli Astalli, scoppia il primo tafferuglio. La traversa, a pochi passi da Palazzo Grazioli, è ostruita da un blindato dei carabinieri. Parte il coro 'Dimissioni, dimissioni', scoppiano petardi e bombe carta, ed è il fuggi fuggi.

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Prima di arrivare all'altezza di Corso Rinascimento, che porta al Senato, davanti al corteo si schiera un cordone di studenti muniti di casco e scudi di gomma recanti il titolo di un classico della cultura. Poco dopo le 13, gli studenti oltrepassano i nastri gialli distribuiti dalla municipale per vietare l'accesso alla strada e dirigersi verso i blindati schierati a difesa di Palazzo Madama.

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Agenti in assetto antisommossa, lacrimogeni e poi il corteo, sempre più silenzioso, che prosegue per Corso Vittorio Emanuele fino a sfociare sul lungotevere. Ma non finisce qui. A fare la loro apparizione, i black block. Irrompono intorno alle 15, poco dopo la fiducia al governo Berlusconi. Il corteo giunge in piazza del Popolo, poi una cinquantina di estremisti imboccanno via del Corso e attaccano i blindati. Volano pietre, bombe carta, bastoni. La situazione degenera.

Man mano che il primo contingente di poliziotti si rafforza col sopraggiungere di reparti dei carabinieri e della guardia di Finanza, i manifestanti arretrano fino a Piazza del Popolo, ma lo scontro con le forze dell'ordine non conosce soste. In piazza, fumo denso e lancio di oggetti.

Ancora lacrimogeni, ancora uomini in divisa, casco e manganelli. Un furgoncino dell'Ama, ribaltato, brucia all'ingresso in via del Corso. Per terra, oltre ai detriti, i vuoti lasciati dall'estrazione dei sanpietrini. In totale, sei i mezzi incendiati durante gli scontri: un compattatore della nettezza urbana, quattro auto private e un blindato della Guardia di Finanza. Anche una quindicina di cassonetti sono stati dati alle fiamme, per non parlare dei danni subiti dalle vetrine di esercizi commerciali. Immediata la solidarietà del sindaco Alemanno, giunto in Piazza del Popolo: 'Erano anni che Roma non subiva una violenza simile, gratuita, vergognosa e senza giustificazioni. Sono venuto per dare la mia solidarietà a commercianti e cittadini e cercheremo risorse per risarcirli. C'è bisogno di uno scatto morale che coinvolga tutte le istituzioni che devono reagire. Le forze dell'ordine hanno fatto tutto il possibile adottando strategie di prevenzione ma non basta'.

Tra le immagini-simbolo di questo spettacolo desolante, infine, quella di un finanziere: nella mano destra, la pistola d'ordinanza rivolta verso terra, con il dito sul grilletto. Secondo la ricostruzione della Finanza, l'agente non stava pensando di usare l'arma, bensì la stava difendendo. Il finanziere infatti, aggredito da decine di facinorosi, era stato privato del casco e della radio, ed i manifestanti pare volessero impossessarsi proprio della sua pistola.

(foto © LaPresse)

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