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Scontri a Roma, oggi il processo per direttissima ai 23 fermati

Proprio nel giorno in cui il governo era sotto esame con il voto della fiducia al Senato e della sfiducia alla Camera, Roma veniva letteralmente messa a ferro e fuoco. Quella prevista nella Capitale lo scorso 14 dicembre doveva essere una manifestazione studentesca contro la discussa riforma Gelmini, ma ciò a cui si è asssistito è stata una vera e propria guerriglia. Auto in fiamme, vetrine rotte. Il cuore di Roma ha vissuto momenti di forte tensione e i danni, a quanto pare, ammontano a 20 milioni di euro.

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Video: l'uomo con la pala

Oggi si svolge il processo per direttissima alle 23 persone finite in cella per gli scontri di martedì a Roma. I 23 fermati sono giovani incensurati che alle spalle non hanno storie di militanza politica, apparteneneti alla piccola e media borghesia. A quanto pare si tratta per lo più di studenti universitari, poi ci sono un paio di ricercatori e un falegname, il più 'anziano', ha 36 anni. Tra di loro solo due ragazze, una di 20 anni e una di 23, e uno straniero, un francese di Parigi. Dei 23 fermati il più giovane ha 19 anni ed è di Roma.

Mentre la procura dei minori dovrà procedere nei confronti del sedicenne romano 'con la pala' e 'le manette' sfilate in via del Babuino alla fondina di un maresciallo della Guardia di Finanza; oggi i 23 saranno processati per direttissima e dovranno rispondere all'accusa di resistenza pluriaggravata e, in qualche caso, di lesioni. In queste ore la cittadella giudiziaria di Roma è blindata. Una decina di mezzi delle forze dell'ordine staziona presso il tribunale di Piazzale Clodio, mentre all'esterno i manifestanti hanno esposto un striscione con sù scritto: 'Reprimete e processate ciò che non potrete mai fermare. Libertà per tutti'.

Degli scontri di martedì scorso sono tante le immagini che hanno fatto scalpore, tra queste quella dell'appuntato scelto della Guardia di Finanza con in mano una pistola. Secondo quanto riportato da Il Secolo XIX, il finanziere ha spiegato: 'Ero in ginocchio senza più casco, né scudo, mentre mi bastonavano. Ma non sentivo nulla. Pensavo solo a recuperare la mia pistola caduta per terra. L'ho afferrata con la destra tra una selva di gambe e l'ho rimessa nella fondina'. E ha aggiunto: 'Lo scudo me l'hanno sfasciato quasi subito. Poi mi è arrivato un petardo o qualcosa del genere addosso. Il mio giaccone ha preso fuoco nella parte anteriore sinistra, all'altezza del tascone basso. Mentre infuriava la battaglia a bastonate, un collega mi ha praticamente spento il giaccone a scudate e ci sono venuti sopra. Tra le botte e il fumo, non vedevo più un tubo'.

E ancora: 'Da dietro ho preso una sprangata pazzesca sulla testa. Mi sono piegato in due e il casco mi è caduto per terra mentre mi accasciavo. Mi sono ritrovato tutti addosso. Ero in ginocchio, senza più casco, né scudo, mentre continuavano a bastonarmi. A un certo punto mi cade la pistola d'ordinanza per terra. Continuo a prendere colpi, ma improvvisamente non sento più nulla. Penso solo a recuperarla: ce l'ho a meno di mezzo metro dalla mano. Mi ha salvato quel laccetto che non si è rotto, l'ho afferrata prima con la destra, avevo la sicura inserita, poi sono riuscito a sollevarmi, ho protetto il carrello con la mano sinistra e sono riuscito a rimettere l'arma nella fondina'.

Secondo il Capo della Polizia, Antonio Manganelli, la responsabilità dei disordini è da attribuire ad 'anarchici, studenti, molti arrivati da fuori, dalle città del nord, più o meno organizzati'. A L'Unità Manganelli ha spiegato: 'Rifiuti, Fiat, aziende che chiudono, tanti sono i focolai di tensione. Perché i rifiuti di Napoli devono diventare un problema di polizia? Semmai di pulizia. Madrid, Londra, Atene, le grandi capitali s'incendiano. E' chiaro che c'è un problema che va al di là del quadro politico italiano. Ma è altrettanto chiaro che tensioni ed instabilità politica ed economica costringono le forze dell'ordine a svolgere una sempre più difficile attività di supplenza. Un superlavoro richiesto a chi, tra l'altro, è pagato sempre meno'.

Il Capo della Polizia ha poi aggiunto: 'La foto del finanziere che sta stringendo la pistola è il fotogramma di una lunga e drammatica sequenza che purtroppo abbiamo visto in diretta e con l'audio acceso qui in ufficio sui video al plasma che rinviavano le immagini dai punti più critici della città. Quel finanziere era stato aggredito da un gruppo di manifestanti che gli avevano strappato manette, casco, giubbotto, manganello. Lui temeva che potessero prendere l'arma. Ecco perché l'ha impugnata per difenderla'.

Manganelli ha spiegato: 'Dobbiamo ancora capire quali effettivamente le categorie in piazza. C'erano decine di migliaia di persone, molti volevano assaltare Montecitorio e noi dovevano impedirlo. C'è stato un collegamento temporale evidente tra il voto di fiducia e l'inizio dei disordini. Tutto era già programmato. Poi all'improvviso nel corteo si sono staccati gruppetti di 50-100 persone, si sono travisate...'.

 (foto © LaPresse)

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