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Libia, ancora un messaggio di Gheddafi: 'Sono un combattente'

Il leader libico Muammar Gheddafi è tornato in televisione e ha rivolto un lungo messaggio al Paese. Dopo la fugace apparizione di appena 22 secondi della notte scorsa, Gheddafi ha parlato più a lungo alla nazione e ha detto di non avere alcuna intenzione di andar via. Intanto il massacro in Libia non si ferma. Secondo alcuni testimoni i bombardamenti a Tripoli per mettere a tacere i dimostranti avrebbero fatto mille morti.

Il discorso di Muammar Gheddafi alla Tv di Stato

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Gheddafi, però, sembra non voler cedere. Sottolineando di essere il leader della rivoluzione e di voler rimanere nel Paese, Gheddafi ha detto: 'Non sono un presidente e non posso dimettermi'. Aggiungendo: 'Resterò a capo della rivoluzione fino alla morte, morirò come un martire, come mio nonno'. Nel suo lungo discorso alla televisione di Stato il Colonnello ha cercato di incoraggiare i suoi sostenitori invitandoli a scendere in piazza e a formare 'comitati di sicurezza popolare'.

Dall'ex palazzo presidenziale, Gheddafi ha iniziato il suo discorso con rabbia. Con determinazione ha voluto ricordare di essere un combattente, di essere il 'leader della rivoluzione'. E ha poi affermato: 'L'Italia, allora un grande impero, si è trovata sconfitta di fronte alla Libia. Io sono un lottatore, ho sempre lottato per una rivoluzione storica'. Il Colonello ha poi lanciato accuse all'Italia e agli Stati Uniti. Secondo Gheddafi sarebbero stati questi due Paesi ad armare con razzi rpg 'i ragazzi a Bengasi'.

Riferendosi poi a quanto è accaduto in questi ultimi giorni a Tripoli, Gheddafi ha detto di non aver fatto uso della forza, ma ha anche aggiunto di essere pronto a farlo. Il leader libico ha, dunque, esortato il popolo libico ad uscire dalle case e ad attaccare i manifestanti in quella che ha definito una 'marcia santa', mentre alla polizia e all'esercito ha chiesto di 'schiacciare la rivolta'.

Gheddafi ha poi promesso di 'ripulire la Libia casa per casa' se le proteste non dovessero cessare, ma ha anche affermato di non aver nulla in contrario al fatto che il popolo faccia una nuova Costituzione e nuove leggi; già oggi, come sottolineato dal Colonello, può nascere una 'nuova Jamahirya', ossia una nuova Repubblica nel Paese.

Le parole del leader libico sono state presto commentate dalla comunità internazionale. Il ministro degli Esteri Franco Frattini, a proposito delle accuse lanciate all'Italia, ha detto: 'Se fossero confermate le parole di Gheddafi si tratterebbe di una purissima falsità che lascia sgomenti e sbigottiti'. E, intanto, ieri sera Palazzo Chigi ha fatto sapere, attraverso un comunicato, che 'il presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, ha avuto nel pomeriggio una conversazione telefonica con il leader della Jamahiriya libica, Muammar El Gheddafi'. Secondo quanto reso noto, nel corso della telefonata durata una ventina di minuti, il leader libico avrebbe rassicurato Berlusconi sulla situazione in Libia, dicendo che nel Paese va tutto bene e che la verità sugli eventi la dicono i media libici. Mentre il premier avrebbe fatto appello a Gheddafi affinché scongiuri una guerra civile e avrebbe seccamente smentito la possibilità che l'Italia abbia fornito armi o razzi ai manifestanti a Bengasi.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha definito 'spaventoso' il discorso di Gheddafi e ha chiesto 'alle autorità libiche la fine della repressione contro la popolazione. Aggiungendo: 'Se le violenze non cesseranno, rifletteremo su nuove sanzioni. Le informazioni che ci arrivano dalla Libia sono estremamente preoccupanti'. Nel frattempo, secondo quanto reso noto tramite un comunicato, la Lega Araba ha escluso la Libia da tutte le riunioni dell'organizzazione fino a quando non risponderà alle richieste dei manifestanti e fino a quando continueranno le violenze. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, infine, ha approvato all'unanimità una dichiarazione in cui si condannano le violenze degli ultimi giorni in Libia e si 'deplora la repressione' avviata dal governo di Gheddafi.

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