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Scontri Turchia, Erdogan non cede: "Taglieremo gli alberi di Gezi Park"

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Continuano le proteste in Turchia, dove non regge la tregua fra polizia e manifestanti: l'ondata di manifestazioni partita in difesa di Gezi Park e diventata una sommossa popolare contro la svolta autoritaria del governo non accenna ad arrestarsi. Anche la notte scorsa nella capitale Ankara gli agenti hanno usato lacrimogeni e cannoni ad acqua contro la folla causando diversi feriti e arresti. E in un clima di tensione altissima, è intervenuto anche premier turco Recep Tayyip Erdogan: "Segheremo gli alberi di Gezi Park, saranno ripiantati in un altro luogo" ha dichiarato davanti al gruppo parlamentare del suo partito Akp.

Scontri Turchia, la polizia entra in piazza Taksim: le foto

"La mia pazienza ha un limite" aveva annunciato il premier dopo il week-end più duro dall'inizio delle proteste, definendo i manifestanti "vandali, anarchici ed estremisti". Ora passa ai fatti ed annuncia che la questione dell'area verde di Istanbul, su cui dovrebbe sorgere un centro commerciale, sarà gestita come previsto dai piani urbanistici del governo: non è servita a molto la tregua illusoria scattata dopo l'annuncio dell'incontro tra Erdogan e una delegazione di manifestanti e finita con lo sgombero forzato di Piazza Taksim a Istanbul.

Turchia in rivolta, Erdogan contro i social network

Nel dodicesimo giorno di protesta, all'alba di martedì 11 giugno 2013, la polizia è entrata in forze in tenuta anti-sommossa con blindati e cannoni ad acqua nel luogo simbolo della rivolta anti-Erdogan. Decine di poliziotti hanno attaccato le barricate intorno alla piazza, con un massiccio utilizzo di lacrimogeni per disperdere i pochi manifestanti sul posto. I dimostranti hanno reagito con il lancio di bottiglie molotov, sassi e petardi, innescando la guerriglia urbana dalle vie laterali: secondo la stampa locale si contano almeno due feriti. Tre ore di tafferugli testimoniate dalle dure immagini provenienti dalla piazza, alla fine delle quali gli agenti hanno rimosso dalla piazza gli striscioni dei dimostranti sostituendoli con una grande bandiera nazionale e un ritratto di Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della Turchia repubblicana.

La polizia non dovrebbe dirigersi verso il parco Gezi, dove è accampato il grosso dei manifestanti, cui nelle scorse ore si sono uniti gli ultras delle diverse tifoserie locali. Lo ha assicurato il governatore di Istanbul,Huseyin Avni Mutlu, in un discorso rivolto ai manifestanti dopo l'ingresso della polizia in piazza Taksim: "Da stamani siete affidati ai fratelli poliziotti. La nostra intenzione è di rimuovere i cartelli e le immagini dalla piazza. Non abbiamo altri obiettivi. Non toccheremo assolutamente nessuno a Gezi Park e a Taksim". Poi ha rivolto un invito a "guardarsi da possibili azioni di provocatori".

Intanto il premier Erdogan non arretra di un passo e non concede nulla sulla questione ambientalista, con i piani urbanistici che vanno avanti così come stabilito. Dal 30 maggio scorso, dopo il primo sit-in contro la distruzione di Gezi Park per costruirvi un centro commerciale, il premier Erdogan ha usato il pugno duro contro i manifestanti ed ha accusato i social nework di offrire una versione distorta della realtà (da Twitter è partito l'hashtag di protesta #OccupyGezi). Il bilancio delle vittime delle ultime due settimane, ha dichiarato Erdogan nel discorso trasmesso in diretta anche da Al Jazira e Al Arabiya, è fermo a quattro persone, di cui tre manifestanti ed un poliziotto. Secondo l'associazione medici turchi, quasi 5mila manifestanti sono rimasti feriti negli scontri con gli agenti di polizia.

Consapevole della dura repressione messa in atto, il premier ha attaccato nuovamente i manifestani definendoli dei provocatori "folli": "Mi dispiace che la gente dica che sto agendo con troppa forza, ma questo è il ruolo di un premier nel suo Paese. Il 95% dei manifestanti di piazza Taksim prima neanche la conosceva quella piazza". Tutta colpa di quella "cancrena dell'informazione" che sono i social network, come ebbe a dire qualche giorno fa.

Il timore di Erdogan è principalmente quello che il suo governo perda credibilità nei confronti dell'Unione Europea e degli Stati Uniti, un danno gravissimo in un periodo così delicato dal punto di vista economico globale. E grida al complotto contro il suo esecutivo: "C'è un tentativo di distruggere la nostra economia e il nostro mercato azionario. E' in corso un tentativo di distorcere l'immagine del nostro Paese a livello internazionale. Noi, in qualità di governo, dobbiamo garantire la sicurezza di vite, proprietà, menti, generazioni e credi. Questi sono i nostri compiti principali. Continueremo a proteggere la nostra nazione come abbiamo fatto negli ultimi 10 anni e mezzo contro le provocazioni, non imporremo nulla a nessuno ma non accetteremo alcuna imposizione".

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