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Scontro tra Bruno Vespa e Marco Travaglio

Sui processi a Silvio Berlusconi è scoppiato un duro botta e risposta tra i giornalisti Bruno Vespa e Marco Travaglio pubblicato sulle pagine dedicate ai commenti del quotidiano L'Unità. Ha scritto Vespa: "Marco Travaglio mi scarica addosso la consueta serie di insulti che fanno godere chi dell'antiberlusconismo ha fatto una ragione di vita, ma che costituiscono per il Cavaliere una polizza formidabile per fargli superare il record di durata di Giolitti e Mussolini". E ha replicato Travaglio: "Nel salutare il 'dottor Fede', in arte Vespa, mi complimento con lui per essere riuscito a sponsorizzare il suo nuovo libro anche sull'unico giornale che ancora non gli aveva dedicato le consuete raffiche di anticipazioni e recensioni encomiastiche".

I due giornalisti si sono scontrati sul numero dei processi contro Berlusconi e sulle leggi ad personam fatte dal Cavaliere. "Berlusconi l'ha fatta franca per ben cinque volte (su 12) - ha detto Travaglio - grazie alle leggi ad personam fatte da lui e usate da lui: due volte (nei processi per falso in bilancio All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2) perché 'il fatto non è più previsto dalla legge come reato', nel senso che il premier Berlusconi ha depenalizzato il reato dell'imputato Berlusconi; e altre tre volte per altre fattispecie di falso in bilancio che, pur rimanendo reato, hanno visto ridursi la pena e dimezzarsi i termini di prescrizione grazie alla stessa 'autoriforma' Berlusconi". A riguardo Vespa ha così replicato: "Il Cavaliere non ha mai avuto condanne definitive, né, contrariamente alle voci correnti, è stato assolto grazie alle discusse 'leggi ad personam'. Quando è stato assolto per prescrizione, infatti, l'assoluzione è intervenuta prima della legge Cirielli. In altri casi è stato assolto per non aver commesso il fatto, o perché il fatto non sussiste".

Ma le schermaglie tra i due non sono finite qui. Ad essere affrontato, infatti, è stato anche il tema delle vacanze e del conflitto d'interesse. "Travaglio ricorda che mia moglie era 'vicina a Squillante'. - ha affermato Vespa - Mi permetto di ricordare che Renato Squillante era presidente della Sezione Gip di Roma di cui mia moglie era giudice. Travaglio è andato per un paio d'anni in vacanza con Giuseppe Ciuro, maresciallo della Finanza distaccato all'Antimafia (...): sarà poi condannato per violazione del sistema informatico della Procura di Palermo e per favoreggiamento del 're delle cliniche' Michele Aiello, condannato a sua volta (...) per associazione mafiosa. Il legale di Aiello ha detto che il suo cliente, su segnalazione del maresciallo, pagò un soggiorno in albergo di Travaglio. Travaglio ha smentito. Ma alla fine della fiera, giudichi il lettore qual è la situazione più imbarazzante".

A tali affermazioni Travaglio ha così risposto: "Quelle vacanze le ho pagate di tasca mia, tanto che ho pubblicato la ricevuta della carta di credito e i due assegni. Se ho ricordato che la signora Vespa era vicina a Squillante, comunque, non è perché io dubiti dell'onestà della signora Iannini: è perché dubito della serenità di Vespa quando si occupa con grande indulgenza di Previti, Squillante & C., e soprattutto quando invita a 'Porta a Porta' i tre Guardasigilli (Castelli, Mastella, Alfano) che hanno nominato sua moglie direttore generale del ministero della Giustizia e, ultimamente, capo dell'ufficio legislativo. Quando Vespa difende le leggi ad personam o nega addirittura che siano ad personam, sta parlando anche del lavoro della sua signora. Il che, in un altro Paese, potrebbe persino configurare un lievissimo conflitto d'interessi".

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