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Sentenza Mediaset, le motivazioni della Cassazione: "Berlusconi ideatore di sistema illeciti"

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Dopo la valanga di polemiche seguita all'intervista del giudice Antonio Esposito a Il Mattino di Napoli, con la quale secondo il Pdl il magistrato avrebbe anticipato le ragioni della condanna di Silvio Berlusconi a 4 anni per frode fiscale nell'ambito del processo Mediaset, oggi la Cassazione ha depositato e ufficialmente rese note le motivazioni della sentenza.

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In 208 pagine, dunque, la Corte stabilisce che il Cavaliere è stato "l'ideatore del meccanismo del giro dei diritti (televisivi, ndr) che a distanza di anni continuava a produrre effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le aziende a lui facenti capo in vario modo" e che detto sistema "ha permesso di mantenere e alimentare illecitamente disponibilità patrimoniali estere, conti correnti intestati ad altre società che erano a loro volta intestate a fiduciarie di Berlusconi".

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Ma non solo. Oltre a confermare le accuse, i giudici della Sezione Feriale della Cassazione di fatto ribadiscono quel principio del "non poteva non sapere" attribuito - se a ragione o no è ancora tutto da vedere - da Il Mattino a Esposito. Per il collegio, infatti, c'è "l'assoluta inverosimiglianza dell'ipotesi alternativa che vorrebbe tratteggiare una sorta di colossale truffa ordita per anni ai danni di Berlusconi da parte dei personaggi da lui scelti e mantenuti nel corso degli anni in posizioni strategiche".

Secondo la Cassazione, infatti, l'ex premier, "conoscendo perfettamente il meccanismo, ha lasciato che tutto proseguisse inalterato, mantenendo nelle posizione strategiche i soggetti dal lui scelti e che continuavano a occuparsi della gestione in modo da consentire la perdurante lievitazione dei costi di Mediaset a fini di evasione fiscale". La tesi della difesa in base alla quale il Cavaliere sarebbe stato 'vittima' di un sistema truffaldino a lui sconosciuto viene così rigettata in toto e "la mancanza in capo a Berlusconi di poteri gestori e di posizione di garanzia nella società non è dato ostativo al riconoscimento della sua responsabilità".

Insomma, motivazioni chiare, circostanziate e durissime, sottoscritte non solo dal Presidente Esposito, ma dall'intero collegio giudicante, ovvero Amedeo Franco, Claudio D'Isa, Ercole Aprile, Giuseppe De Marzo, firmatari in qualità di magistrati estensori, che hanno provocato l'immediata reazione di Angelino Alfano, il quale, in vista della riunione della giunta per le Immunità del 9 settembre che deciderà sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, ha rivolto una sorta di 'appello' al Pd, invitandolo a "valutare le carte, ad approfondire e riflettere bene" e "a spogliarsi un attimo dall'abito di chi per 20 anni ha combattuto Berlusconi come il peggior nemico" per "vedere se davvero, come noi crediamo, questa norma sulla decadenza non sia applicabile al passato, perché Berlusconi è diventato senatore ben prima che questa disposizione fosse approvata".


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