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Sentenza processo Mediaset: Berlusconi condannato per frode, annullata con rinvio l'interdizione

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La Corte di Cassazione ha espresso il verdetto sul processo per i diritti tv Mediaset che vede imputato Silvio Berlusconi per concorso in frode fiscale: i giudici della sezione Feriale, nel collegio presieduto da Antonio Esposito, hanno confermato la sentenza di secondo grado che condanna l'ex premier a 4 anni di carcere e annullato con rinvio in appello la sola parte della sentenza che riguarda l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni, disponendo che in appello si ridetermini la pena accessoria. Sono invece irrevocabili le altre parti della sentenza impugnata.

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Regge dunque l'intero impianto accusatorio: Silvio Berlusconi è condannato in via definitiva a 4 anni di carcere (di cui 3 coperti da indulto) per il sistema fraudolento dei diritti tv Mediaset. Nel dispositivo la Suprema Corte ha spiegato che non è nelle sue prerogative il ricalcolo della pena accessoria, come invece aveva chiesto il Procuratore generale nella requisitoria: gli atti saranno trasmessi ad un'altra sezione della Corte d'appello di Milano per rideterminare la pena accessoria. La condanna al carcere (di fatto un anno, considerato l'indulto) è immediatamente applicabile, come ha confermato il Procuratore Capo di Milano Edmondo Bruti Liberati: "La pena principale è definitiva ed è eseguibile" si è limitato a commentare il magistrato. Di fronte ad una sentenza irrevocabile di condanna, infatti, non è previsto un passaggio parlamentare per l'esecuzione della condanna: il Senato non è chiamato a concedere la sua autorizzazione alla limitazione della libertà personale dell'ex premier. Adesso Berlusconi ha facoltà di chiedere gli arresti domiciliari o l'affidamento ai servizi sociali.

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In considerazione dell'eccezionalità dalla portata della decisione e in deroga alla prassi, la pronuncia è stata trasmessa in diretta televisiva: i cronisti e gli operatori tv hanno avuto accesso nell'aula Brancaccio della Cassazione dieci minuti dopo le 19, mezz'ora prima della lettura del dispositivo che, inizialmente prevista per le 17, si è fatta attendere per almeno le successive tre ore. La Corte è entrata in Camera di Consiglio alle ore 12.25, come annunciato nella serata di ieri dal presidente del Collegio giudicante. Chiamata a stabilire la conguità delle sentenze di merito che in primo e secondo grado hanno conformemente riconosciuto la colpevolezza di Berlusconi in quanto "ideatore" del sistema di frode fiscale nella compravendita dei diritti tv, la Cassazione si è pronunciata solo alle 19.40: più di sette ore di attesa per una sentenza delicatissima da scrivere, che oltre alle conseguenze giudiziarie potrebbe avere ripercussioni sull'intero quadro politico.

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I giudici di Cassazione hanno valutato la posizione di Berlusconi ed emesso la sentenza di terzo grado dopo la requisitoria del procuratore generale Antonello Mura, che ha chiesto la conferma della condanna con riduzione dell’interdizione da 5 anni a 3 anni, e l'arringa difensiva di Niccolò Ghedini e Franco Coppi, che hanno chiesto l'annullamento radicale del verdetto d'appello per assenza del reato contestato o al massimo la sua definizione quale illecito tributario, con conseguente rinvio ad un nuovo processo di secondo grado.

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Silvio Berlusconi ha atteso la pronuncia della Cassazione insieme alla figlia Marina, al legale Franco Coppi ed altri fedelissimi a Palazzo Grazioli, dove è barricato, senza rilasciare alcuna dichiarazione, ormai dal 30 luglio, giorno in cui è stata inaugurata l'udienza di Cassazione sul caso Mediaset. In mattinata il Cavaliere era stato raggiunto da Gianni Letta e dal vicepremier e segretario Pdl Angelino Alfano. Nessuna manifestazione ufficiale dei supporters di Berlusconi è stata organizzata nel giorno della sentenza, sembra su esplicita raccomandazione dell'avvocato Franco Coppi, che avrebbe invitato il suo assistito a frenare il tentativo di alcuni falchi del partito e dei membri dell'Esercito di Silvio di recarsi a Palazzo Grazioli in segno di vicinanza e solidarietà al leader. Ma poche ore prima della pronuncia diverse decine di persone si sono comunque accalcate a piazza del Gesù, all'incrocio di via del Plebiscito (chiusa al traffico) e a poche centinaia di metri dalla residenza romana di Berlusconi, sventolando bandiere di Forza Italia. Tra anche il leader dell'esercito di Silvio, Simone Furlan: "Siamo qui per dire a Berlusconi che vada come vada siamo al suo fianco, rappresentiamo il popolo (...) ci auguriamo un'assoluzione totale e se non sarà così abbiamo delle azioni pronte da ralizzare immediatamente" ha dichiarato il leader del movimento pro-Cavaliere ai microfoni del TgLa7. Davanti al Palazzo della Cassazione in piazza Cavour, invece, si è riunita una folla di curiosi e si è verificato anche un piccolo scontro tra sostenitori di Berlusconi e rappresentanti del Popolo Viola guidati da Gianfranco Mascia.

Le prime reazioni dei supporters berlusconiani nei pressi di Palazzo Grazioli sono state caratterizzate dalla confusione: durante la lettura del dispositivo, alla pronuncia del termine "annullamento", sono partiti applausi e un grosso boato di gioia. Poi è diventato subito chiaro che la sentenza non era stata annullata se non nella parte riguardante l'interdizione e a quel punto la festa è cessata. Asserragliato a Palazzo Grazioli, Berlusconi è stato raggiunto da ministri Pdl e da tutto lo stato maggiore del partito per una riunione d'urgenza. Anche i suoi legali, Coppi, Ghedini e Longo, non hanno rilasciato dichiarazioni alla stampa. Circa due ore dopo la sentenza hanno emesso una nota congiunta per spiegare che perseguiranno "ogni iniziativa utile anche nelle sedi Europee per far sì che questa ingiusta sentenza sia radicalmente riformata".

Secondo alcuni rumors molti ministri Pdl starebbero offrendo le loro dimissioni dal governo direttamente a Berlusconi. La prima a confermarlo è Micaela Biancofiore, sottosegretario alla Pubblica amministrazione: "La condanna di un innocente, del leader del centro destra italiano, dell'uomo politico col maggior numero di consensi della seconda Repubblica, del 4 volte Presidente del Consiglio, del maggior contribuente d' Italia per frode fiscale è l'Apocalisse d'Italia, la fine del mondo politico italiano e di una parvenza di democrazia nel Paese. Sto andando a rimettere il mio mandato di sottosegretario nelle mani del Presidente Berlusconi che per quella carica mi ha indicato all'interno del governo Letta da lui fortemente voluto".

Immediate, invece, le reazioni degli altri leader di partito: "Berlusconi è morto. Viva Berlusconi! - scrive Beppe Grillo sul suo blog - La sua condanna è come la caduta del Muro di Berlino nel 1989. Il Muro divise la Germania per 28 anni. L'evasore conclamato, l'amico dei mafiosi, il piduista tessera 1816 ha inquinato, corrotto, paralizzato la politica italiana per 21 anni, dalla sua discesa in campo nel 1993 per evitare il fallimento e il carcere (...) Il pdmenoelle è oggi senza stampelle, senza maschera, senza rete, senza l'amico di sempre". Il segretario del Pd Guglielmo Epifani è intervenuto con una dichiarazione ai cronisti per spiegare che il Pd prenderà atto nelle sedi istituzionali delle conseguenze di questa condanna: "Oggi dopo il verdetto di condanna il Pd esprime totale rispetto per la sentenza. La condanna di Silvio Berlusconi è un atto di grande rilevanza, per quanto ci riguarda la sentenza va rispettata, eseguita e resa applicabile".

Sulla sentenza è intervenuto anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha invitato la classe politica a prendere atto dell'esito del processo e a proseguire sulla via delle riforme: "La strada maestra da seguire è sempre stata quella della fiducia e del rispetto verso la magistratura, che è chiamata a indagare e giudicare in piena autonomia e indipendenza alla luce di principi costituzionali e secondo le procedure di legge (...) Ritengo ed auspico che possano ora aprirsi condizioni più favorevoli per l'esame, in Parlamento, di quei problemi relativi all'amministrazione della giustizia, già efficacemente prospettati nella relazione del gruppo di lavoro da me istituito il 30 marzo scorso. Per uscire dalla crisi in cui si trova e per darsi una nuova prospettiva di sviluppo, il paese ha bisogno di ritrovare serenità e coesione su temi istituzionali di cruciale importanza che lo hanno visto per troppi anni aspramente diviso e impotente a riformarsi".

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