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Servizio Pubblico, Bruno Vespa: "Lo Stato non tratta con la mafia". Travaglio: "Tutti santi e smemorati"

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Nella giornata dell'anniversario della strage di Capaci in cui hanno perso la vita Giovanni Falcone, sua moglie e tre uomini della sua scorta, Servizio pubblico dedica una puntata all'era dello stragismo e alla trattativa Stato-mafia, in vista del processo che inizierà a Palermo lunedì prossimo. Ospiti in studio per la puntata intitolata E' Stato la mafia (che per inciso è anche il titolo del nuovo spettacolo teatrale di Marco Travaglio) sono Walter Veltroni e Bruno Vespa.

Strage di Capaci 23 maggio 2013, oggi l'anniversario della morte di Giovanni Falcone

Tanti i contenuti esclusivi al centro della puntata di giovedì 23 maggio 2013: Michele Santoro ha intervistato in studio il pentito Santino di Matteo, pluriomicida, il primo a parlare ai magistrati degli autori materiali della strage di Capaci, ricordato anche per il tragico rapimento del figlio Giuseppe che venne sequestrato per oltre 700 giorni, strangolato e sciolto nell'acido da Giovanni Brusca per ritorsione nei suoi confronti. Poi l'intervista di Sandro Ruotolo ad Agnese Borsellino, in cui la vedova di Paolo ha ribadito che il magistrato "sapeva di dover morire a differenza di Falcone" e che i "mafiosi sono stati soldati mandati per eseguire la strage, ma dietro c'è stato ben altro". Così come ha rivelato a Ruotolo che dopo la bomba di via D'Amelio gli uffici di suo marito sono stati svuotati: oltre alla famosa agenda rossa, anche tutti i documenti di Paolo Borsellino sono spariti nel nulla.

Bernardo Provenzano in carcere, il video: il boss rivela di essere stato picchiato

Anche sulla cattura di Bernardo Provenzano Servizio pubblico ha fornito un documento inedito: un carabiniere del comando provinciale di Palermo rivela che il covo del capomafia era già stato scoperto e segnalato al comandante della stazione nel 2001 grazie alla soffiata di una testimone, ma l'arresto sarebbe avvenuto solo nel 2006. Poi i due video che rivelano lo stato Provenzano in carcere, immagini già anticipate in settimana, e l'intervista alla Presidente della Commissione europea antimafia Sonia Alfano che lo ha incontrato un anno fa chiedendogli di collaborare con la giustizia: da quel momento sono iniziati i peggioramenti dello stato di salute di Provenzano, i ventilati tentativi di suicidio, la comparsa di echimosi e segni sul suo volto.

La discussione in studio ha visto contrapporsi l'analisi dell'esponente Pd Walter Veltroni, ex componente della Commissione parlamentare antimafia, quella di Bruno Vespa e quella di Marco Travaglio. La posizione del vicedirettore del Fatto sulla quesione è nota. Il suo giornale ha fatto una lunga battaglia al fianco di Ingroia, Di Matteo e gli altri pm che hanno istruito il processo sulla trattativa Stato-mafia: Travaglio ha ricordato anche in studio che se oggi è possibile ricostruire alcuni aspetti fondamentali dell'era delle stragi è solo grazie alle testimonianze dei pentiti e che gli uomini dello Stato finora hanno mantenuto una certa dose di omertà su quelle stragi.

Alla prudenza di Veltroni, che si dice convinto dell'esistenza di una trattativa tra Cosa Nostra e pezzi deviati dello Stato ma non pone dubbi sulle posizioni di Napolitano o del suo ex consigliere Loris D'Ambrosio, risponde proprio il vicedirettore del Fatto: "Nella tua ricostruzione sono tutti santi, ma anche tutti smemorati. In questo Paese nessuno ricorda (...) alla fine questa trattativa chi l’ha fatta, chi l’ha autorizzata? Sono i mafiosi che l’hanno raccontata, mentre gli uomini dello Stato l'hanno nascosta sotto una coltre di omertà". E all'affermazione di Veltroni che "Ciampi, Napolitano, D’Ambrosio la mafia l’hanno combattuta", Travaglio ha replicato duramente: "Parla per te, io non ho questa convinzione. Se non parlava Ciancimino e Spatuzza questi non avrebbero detto una parola sulla trattativa: troppe persone si sono dimenticate di dare informazioni importati. Oppure remavano contro la ricerca della verità".

Poco prima era stato Bruno Vespa ad usare una certa prudenza nel parlare di trattativa: "Lo Stato non tratta con la mafia, così come non ha trattato col terrorismo, per questo è stato ucciso Aldo Moro (...) la parola trattativa è molto ambigua, può avere mille sfumature". Alla fine più o meno tutti concordano sul fatto che se trattativa c'è stata, bisogna sapere chi l'ha autorizzata, perchè come spiega Michele Santoro, "è impensabile che funzionari come Mori e De Donno agissero in autonomia" nel dialogare con Cosa Nostra per fermare le stragi. "C'è una regia dietro", sostiene Veltroni. La stessa che teme un possibile ravvedimento di Provenzano?

Bruno Vespa e Marco Travaglio a Servizio pubblico

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