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Servizio pubblico, Ingroia contro Carfagna: "Nessun impresentabile nella mia lista"

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Impresentabili è il titolo della dodicesima puntata di Servizio pubblico: il programma di Michele Santoro ha affrontato il tema della la classe dirigente italiana, a partire dalle responsabilità connesse agli scandali politici e finanziari (come il recente caso del Monte Paschi di Siena) e soprattutto le polemiche sulla composizione delle liste elettorali per il voto del prossimo febbraio. A fare le pulci a quella che potrebbe essere la sorpresa delle prossime elezioni, la lista Rivoluzione civile di Antonio Ingroia, sono state le pidielline Mara Carfagna e Lara Comi.

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Inevitabile affrontare la questione della composizione delle liste, il tema caldo della settimana, dopo le esclusioni dgli impresentabili di Pd e Pdl. A partire dal caso Cosentino, il cosiddetto "re degli impresentabili" (ipse dixit) tagliato fuori in extremis dalla corsa al Parlamento per i processi in cui è imputato di collusione camorristica. Ma dal Pdl arrivano critiche anche a chi si erge a rappresentante delle cosiddette "liste pulite". Il clima si surriscalda subito quando l'ex ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna chiama in causa i componenti della lista di Ingroia: "Mi fa sorridere Ingroia che parla di rinnovamento e ha come compagni di viaggio Diliberto, Ferrero, Di Pietro che con Manipulite ha selettivamente fatto fuori una parte della politica italiana per poi candidarsi e che nasconde gli scandali dell'Idv dietro faccia di Ingroia (...) la società civile c'è solo per farcire le liste".

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Un attacco cui il magistrato replica spiegando di aver candidato solo 4 politici di professione su un totale di 945 persone, mentre tanti capolista sono personaggi della società civile come Giovanni Favia, Ilaria Cucchi, Fanco Latorre: "Candidato a Napoli in lista dopo di me c'è un operaio della Fiat di Pomigliano D'arco, Antonio De Luca, che ha fatto battaglie contro i modelli Marchionne: non prendo lezioni da lei su cos'è la società civile". Su Di Pietro, spiega Ingroia, non c'è "alcun imbarazzo" visto che è stato "l'unico a fare opposizione parlamentare a Berlusconi e a Monti e ai loro disastri". Lara Comi, eurodeputata azzurra, incalza Ingroia sulla candidatura dell'ex sindaco di Ferrara Roberto Soffritti, che sarebbe coinvolto in un fallimento di una società in odore di mafia. Ingroia non ha dubbi: "Sfido chiunque a dire che ci sono impresentabili nella mia lista, lei ha riferito chiacchiere di paese, da magistrato sono abituato a ragionare su elementi concreti. Lei parla a casaccio". E in effetti nel corso della puntata il conduttore Michele Santoro conferma che non c'è nessun procedimento a carico del candidato di Rivoluzione civile, che non è mai nemmeno stato indagato.

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Ingroia si difende dalle accuse di inopportunità politica della sua candidatura e di essere in conflitto di interessi per la sua attività da magistrato: "Tutti hanno diritto costituzionale di elettorato passivo, un magistrato ha diritto a candidarsi, io personalmente non ho passione per la politica, non farò a lungo politico di professione". Poi spiega il perchè della sua scelta: "In Guatemala stavo bene, guadagnavo bene, le retribuzioni dell'Onu sono anche superiori a quelle di un parlamentare, ma l'Italia è in emergenza democratica, ho voluto dare l'esempio perchè anche la società civile delusa dalla politica ci mettesse le faccia, sono convinto che l'Italia la cambieremo dal nuovo Parlamento". "Se stava così bene chi gliel'ha fatto fare di candidarsi? Giusto per far perdere le elezioni a bersani?" ironizza Santoro. Il magistrato rilancia: "Non è un danno se non dovesse vincere, visto che ha in testa di fare un governo con Monti".

Ma il nodo della puntata è quello delle liste. Su Nicola Cosentino, Mara Carfagna ha sempre espresso la sua posizione critica, chiedendo a suo tempo le sue dimmissioni dal governo per le imputazioni giudiziarie a suo carico e definendo "inopportuna" una sua ulteriore candidatura alle prossime elezioni: "Sono stata avversario politico di Cosentino già dal 2010, quando mi sono candidata in Campania anche contro il volere dell'establishment locale. Ho avuto con lui uno scontro anche duro e aspro, ma non vengo qui ad esporre il trofeo Cosentino, è una vicenda umana delicata perchè il processo è in uno stadio avanzato, potrebbe finire in carcere a marzo e va trattata con delicatezza, peraltro in Italia c'è un abuso della carcerazione preventiva".

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L'altro grande escluso dalla corsa al Parlamento è Marcello Dell'Utri, che in un'intervista all'inviata del programma si dice "deluso, amareggiato e rassegnato" dalla scelta di perseguire le cosiddette liste pulite, ma senza risentimento nei confronti di Berlusconi: "Lui è come Garibaldi non si può criticare". Poi si dice sostanzialmente d'accordo sul fatto che chi è imputato per reati gravi, come ad esempio l'omicidio, non sia candidato per una questione di immagine, ma precisa che "il concorso esterno (in associazione mafiosa, ndr) non è grave, mi disse una volta Andreotti". E ancora: "Io mi sono sempre candidato in politica per legittima difesa, Berlusconi sa bene che sono innocente, ( ...) ma se anch'io sono impresentabile, per riconoscenza facciamo questo gesto". Di Ingroia definisce "inquietante" il fatto che fino a ieri fosse "inquisitore" e oggi si candidi contro i suoi stessi imputati: "E' la conferma che i processi da lui impostati erano di carattere politico, è sinistro che entri in politica e poi possa tornare in magistratura".

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Lo scontro finale è a suon di citazioni. La Carfagna cita il magistrato anticamorra, oggi in Cassazione, Raffaele Cantone, che in un suo libro ha definito i comportamenti dei magistrati non equiparabili a quelli di un cittadino normale per la delicatezza dei temi trattati e per questo "sarebbe opportuno che non faccessero attività politica, sono quelli i magistrati che vogliamo". Una tesi che combacia con quella di Grillo: il leader 5 stelle ha sostenuto che dovrebbero passare tre anni prima che un magistrato possa candidarsi. Ingroia risponde citando Berlinguer e la questione morale e conferma che non tornerà a fare il magistrato nella sua Sicilia: "non tornerò mai a fare il pm a Palermo a occuparmi di mafia e politica, se fra una o due legislature volessi tornare a fare il magistrato in ambito internazionale, che sia in Guatemala o negli Stati Uniti, che problema c'è?".

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