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Servizio pubblico, Michele Santoro rilancia: "Berlusconi stravince. E noi contiamo zero?"

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E' trascorsa una settimana esatta da quello che resterà uno degli eventi televisivi dell'anno, l'ospitata di Silvio Berlusconi a Servizio pubblico. Una settimana in cui è stato detto e scritto di tutto su quella puntata che ha fatto registrare un record d'ascolto assoluto, tanto per Michele Santoro quanto per la rete che lo ospita (quasi nove milioni di telespettatori). Una settimana in cui i giornali, di destra e di sinistra, hanno raccontato quasi all'unanimità quell'evento come il grande show di Silvio Berlusconi, che ha rubato la scena a tutti ed è riuscito ad imprimere una rimonta al suo partito nei sondaggi. Una settimana di critiche feroci e di querele annunciate (quella di Marco Travaglio nei confronti di Berlusconi). L'unico a non aver parlato in questi giorni è stato proprio il conduttore, che ha utilizzato il suo consueto spazio in aperturtura del programma per smontare punto per punto la tesi secondo la quale "dopo Santoro il Pdl spera" (come ha titolato il Corriere della Sera lo scorso sabato).

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Michele Santoro entra in studio sulle note de "La leggenda del Piave", per rispondere ai tanti "generali" che in questi giorni hanno sparato a zero su di lui. E comincia proprio rispondendo al fuoco amico di Beppe Grillo, che lo ha accusato di rincorrere solo lo share senza svolgere alcuna missione di servizio: "Vedere Santoro che va ospite in una trasmissione di Berlusconi... Sono allibito (...) non si era mai visto. E’ tutto fasullo, la comunicazione è fasulla - aveva detto il leader 5 Stelle a Pistoia inaugurando il suo Tsunami tour - Allora sei stupido, anzi sei stupido con i soldi. Allora vuoi gli ascolti, i soldi, gli sponsor. Questa è la nostra informazione". Agli attacchi del comico Santoro ha risposto invitandolo a farsi un esame di coscienza: "Grillo mi guarda come se guardasse se stesso allo specchio (...) pretende che io mi debba liberare dei soldi fatti con gli sponsor. Che però non ho mai avuto. Proprio lui che è diventato Gesù senza però essere mai stato San Francesco". E sull'accusa di essere apparso come l'ospite di Berlusconi, Santoro rilancia sperando di poter essere ospite anche di Grillo, magari in uno dei suoi comizi in piazza, convincendolo finalmente ad accettare il contraddittorio cui è tanto refrattario.

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Poi il conduttore inizia a snocciolare le cifre dei sondaggi: il Pdl, secondo alcuni tg e quotidiani, avrebbe recuperato il 2,4% dei consensi. Eppure, fa notare il conduttore, molte di queste rilevazioni risalgono a prima della messa in onda della puntata con ospite Berlusconi, oppure, come quella realizzata per il Tg La7, calcolano i punti in più raccolti dal partito in base alla differenza con i risultati di un mese prima: "Come a dire che la presenza televisiva record di Berlusconi rilevata dall'Agcom nell'ultimo mese non conta una mazza, come a dire che contiamo solo noi". A sostegno della sua tesi, Santoro cita il sondaggio Ipsos presentato da Nando Pagnocelli ("quasi un disertore sulla linea del Piave" lo definisce Santoro) martedì a Ballarò, nel quale è stato chiesto se Berlusconi avesse riconquistato una centralità politica dopo Servizio pubblico. Ebbene, ricorda Santoro, "il 13% ha detto sì", mentre per il 53% degli intervistati "Berlusconi ha dimostrato di essere solo bravo in tv" oppure "di essere finto". Alla faccia del cosiddetto effetto-Santoro.

Poi la lunga replica ai colleghi giornalisti. Ai giornali di destra Santoro ha dato dei "fessi", visto che per anni hanno cercato di boicottarlo in Rai, per poi esultare per il gran "regalo" che Santoro ha fatto a Berlusconi: "Se fossimo stati su Rai2 avremmo fato il 90%, Berlusconi avrebbe già vinto, senza neanche bisogno di fare le elezioni. Allora perchè volevate chiuderci?". A quelli di sinistra, che lo accusano di aver "tradito l'antiberlusocnismo" chiede retoricamente: "Ma come? l'antiberlusoconismo non era morto? E' stato resucitato per l'occasione?".

Santoro ha anche risposto all'accusa di essere sceso a patti con Berlusconi sulle domande: nessun compromesso, spiega Santoro, solo "semplici regole di comportamento" in base alle quali si sarebbe parlato di tutto senza entrare nelle dinamiche processuali, per non trasformare il programma, come spesso è stato accusato di fare, in un aula giudiziaria. Poi il conduttore ha risposto alla polemica scatenata dal Corriere, che ha intercettato l'ex amministratore delegato di La7: "Santoro viene pagato a puntata, in base allo share - ha detto Giovanni Stella - Ma ha un tetto sensibilmente inferiore alle share fatto con Berlusconi". Come ha già fatto presente al quotidiano, Santoro ribadisce che sì, ha un contratto che prevede un surplus in base allo share, ma che esiste un tetto del 12%, oltre il quale non viene corrisposta alcuna maggiorazione: "Quando il programma fa il 12% di share della Rete le fasce si bloccano e La7 paga il massimo. Se facciamo anche il 20% o l'80% non cambia nulla. Servizio Pubblico guadagna comunque la stessa cifra (...) soldi che vanno al programma, non certo a me". Ai colleghi di Repubblica invece, rimprovera un titolo considerato ingiusto: "Berlusconi fa il 33%. E noi chi siamo? Io, Marco, Giulia, la regia, gli operatori, siamo zero? Contiamo zero? Allora perchè Berlusconi in altre trasmissioni non fa il 50%?".

E mentre la stampa italiana di ogni colore politico era impegnata a decretare il vincitore del round tra Santoro e Berlusconi, fa notare il conduttore, la stampa estera ha colto quella che, in un paese normale, sarebbe stata la vera notizia. Berlusconi, incalzato da Giulia Innocenzi ha dovuto ritrattare la sua ipotesi (riportata anche nel libro di Bruno Vespa) sul fantasioso complotto che la Banca Centrale tedesca avrebbe escogitato ai suoi danni un anno e mezzo fa, ordinando quella vendita di titoli di Stato italiani responsabile dell’impennata dello spread che ha portato alle sue dimissioni: "Mi sono sbagliato, intendevo la Deutsche Bank" disse Berlusconi in puntata. Un dettaglio che non è passato inosservato in Europa, dove un quotidiano autorevole come il Guardian ha commentato così l'accaduto: "Berlusconi, teso e visibilmente irritato, è stato costretto più volte dalle sue intervistatrici a mettersi sulla difensiva ed è stato anche costretto ad ammettere di aver sbagliato".

Santoro chiude la sua lunga copertina, piuttoso (e prevedibilmente) autoreferenziale, così come aveva iniziato, con una metafora di guerra. Perchè nonostante tutto, non si sente certo uno sconfitto: "Mentre i fanti combattono nel fango, i generali restano al riparo e aspettano di vedere che tempo fa. E se poi piove, Santoro ladro. Tanto anche se la guerra è scoppiata, loro la vinceranno anche stavolta".

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