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Sesso a pagamento, in Francia non è reato: niente multe per i clienti delle prostitute

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E' una rivoluzione importante per la Francia quella che si sta profilando in questi giorni di discussione al Senato: la proposta di legge contro il sistema del mercato del sesso in discussione nel Paese transalpino è stata rivista ed è stato cancellato il punto in cui si obbligava al pagamento di 1500 euro di multa i clienti delle prostitute e di 3000 euro in caso di recidiva. I senatori che stanno discutendo l'approvazione della legge hanno deciso dopo una riunione di più di dodici ore: decisa così la soppressione di questo passaggio con una votazione che ha visto 16 pareri favorevoli, 12 contrari e 2 astensioni.

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Il disegno di legge è ideato sulla falsariga del modello svedese dove da più di 10 anni si sanzionano i clienti delle squillo. Ma in Francia la prostituzione non è fuorilegge e la proposta di punire i fruitori del mercato del sesso era stata accolta sin da subito da scetticismo e critiche, arrivate soprattutto dallo Strass, il sindacato competente: "Più si ostacola il lavoro sessuale e più noi prostitute siamo a rischio - ha dichiarato Morgane Merteuil, portavoce e rappresentante dell'organizzazione per la tutela delle prostitute -. Questa legge farà aumentare le violenze, lo sfruttamento, le malattie e il precariato".

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Dello stesso avviso molti intellettuali: "Vogliamo essere liberi di andare con le prostitute - ha detto lo scrittore francese Frederic Beigbeder, autore nello scorso anno di una petizione contro la legge -. Oggi la prostituzione, domani la pornografia: cosa si vieterà ancora?".

Contrario alla proposta resta il fronte femminista che per bocca della deputata socialista Maud Olivier ha parlato di "gioco perverso, in cui la libertà è messa al servizio di una schiavitù di fatto. Non c'è alcun piacere a dover aprire le gambe su richiesta e diverse volte al giorno".

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Ma i tempi per l'approvazione della legge sono ancora lunghi e piuttosto tortuosi: il disegno dovrà ripassare ancora una volta in Senato e poi tornare all'Assemblée nationale, che lo aveva approvato già nel novembre 2013.

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