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Sgarbi: 'quartiere a luci rosse alla Bicocca'

"Dobbiamo combattere il racket della prostituzione", così Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura di Milano, lancia in Consiglio comunale la proposta per l'apertura di un quartiere a luci rosse dove esercitare la professione.

La possibile zona in cui, secondo Sgarbi, dovrebbe essere creato un polo hard è il quartiere della Bicocca, a nord della capitale, dove sorgono il Teatro degli Arcimboldi, l'Università degli Studi, l'Hangar che ospita i lavori dei più grandi artisti contemporanei.

Contrari alla proposta del critico sono i City Angels. Per Mario Furlan, fondatore dell'associazione dei volontari di strada è "meglio dare vita a piccole cooperative di prostitute, sottoposte a stretti controlli, dove la malavita non si possa infiltrare". Tra i critici c'è anche il presidente della Provincia di Milano, il democratico Filippo Penati: "Un giorno il Comune propone il kit antidroga, quello dopo i quartieri a luci rosse. Un atteggiamento un po' schizofrenico. È doveroso, invece, pensare alla dignità delle donne, non al comfort del cliente".

Sgarbi, però, insiste: "È una soluzione civile. Le case alla Bicocca sono scatole da scarpe senza identità. La gente non esce la sera. Non sarebbe di nessun disturbo un casinò del sesso in uno di quei palazzoni".

Ma il no arriva anche dal vicesindaco Riccardo De Corato, da Marcello Fontanesi, rettore dell'Università degli Studi Milano- Bicocca e Andrea Stratta, amministratore delegato della "Uci Cinema", la società che possiede un multisala nel cuore della Bicocca: "La zona è viva. Abbiamo un milione di spettatori l'anno. Non chiamatelo quartiere dormitorio". Marco Gianfala, presidente del comitato "Vivibicocca", osserva: "Abbiamo il più alto tasso di natalità di Milano".

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