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Silvio Berlusconi a Libération: "Per il caso Ruby sarò assolto". E sulle elezioni...

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Silvio Berlusconi ha rotto il silenzio in cui si era chiuso nelle ultime settimane ed è tornato a parlare ai media attraverso un'intervista al quotidiano francese Libération. Se qualcuno se lo immaginava dietro le quinte del partito, sicuramente intento a preparare il suo ritorno in campo nel 2013, il Cavaliere preferisce non confermare, nè smentire la sua candidatura alla premiership: "Tutto il partito, a cominciare dai deputati, mi chiedono di tornare per beneficiare della mia popolarità in campagna elettorale. Non ho ancora deciso ma una cosa è sicura: sono sempre stato al servizio del mio Paese" ha dichiarato Berlusconi.

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Ma se sulla sua candidatura al voto non ci sono ancora conferme, una certezza per Berlusconi è invece rappresentata dall'esito delle sue vicende giudiciarie. Imputato a Milano per concussione e sfruttamento della prostituzione, anche minorile, in relazione alle famose cene di Arcore, il Cavaliere si dice sicuro di uscirne pulito: "Sono sempre stato assolto e sarà così anche per il processo Ruby". Poi ripete il solito vecchio mantra della persecuzione giudiziaria, operata da "una parte estremista e politicizzata della magistratura" colpevole di aver iniziato a perseguitarlo senza sosta da quando ha deciso di fare politica. E poi c'è l'altra ossessione storica, quella per i comunisti. Berlusconi rivendica con orgoglio la sua discesa in campo nel 1994, che "ha permesso di evitare che la sinistra arrivasse al potere, tenendo conto che in Italia abbiamo una sinistra che è ancora ancorata alle pratiche del vecchio partito comunista. E’ un merito storicodi cui sono fiero".

Sul fronte della politica interna, interrogato in merito all'appoggio del Pdl al governo tecnico di Mario Monti, Berlusconi parla di "sostegno critico", ma comunque leale, confermato dai 34 voti di fiducia passati in Parlamento. D'altronde il suo passo indietro lo scorso novembre, racconta Berlusconi, doveva servire a creare un governo di unità nazionale per "cambiare la struttura dello Stato e fare dell’Italia un Paese governabile come la Francia" anche se, osserva critico, "sfortunatamente, per il momento, così non è stato". Nessun complotto internazionale dietro le sue dimissioni, che non sarebbero state decise, ha detto l'ex premier, congiuntamente da Francia e Germania: "Non ne so niente e non ci credo".

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Infine Berlusconi smentisce le sue posizioni sull'euro, che negli ultimi mesi lo hanno mostrato critico nei confronti della moneta unica e quasi possibilista sulla eventualità di rinunciarvi: "L’uscita dall’euro di uno o più Paesi provocherebbe la disintegrazione dell’eurozona - ha dichiarato Berlusconi con inaspettata convinzione - Sarebbe il fallimento di un progetto storico di un’Europa unita, e nessuno può auspicarlo". Poi la rettifica di quelle dichiarazioni che gli procurarono una serie innumerevole di critiche. Berlusconi sostiene di non aver mai usato il termine "bestemmia" nei confronti dell'uscita dall'euro, ma di aver considerato l'ipotesi solo nell'ambito della citica alla rigidità delle politiche di austherity europee: "Ho solo detto che di fronte all’intransigenza sulla disciplina di bilancio e al rigore, che sono obiettivi importanti ma insufficienti se non si prendono come controparte misure sulla crescita, il problema di un’uscita dall’euro finirà per porsi inevitabilmente, almeno per salvare la forza produttiva del nostro Paese". Manovre di preparazione per un ritorno da protagonista?

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