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Silvio Berlusconi a Servizio pubblico: con Michele Santoro è subito scontro

Un Silvio Berlusconi così, in preda ad una smania di protagonismo tale da indurlo a recarsi orgogliosamente anche nel contesto meno confortevole possibile, non lo si vedeva da anni. Nemmeno nelle sue campagne elettorali più impegnative, (come quella del 2006, in cui provò in extremis a recuperare consensi col celebre "Aboliremo l'Ici, avete capito bene, aboliremo l'Ici") aveva accettato di confrontarsi con i due giornalisti considerati "nemici" per antonomasia. Per la prima volta, nella puntata di Servizio pubblico del 10 gennaio, Berlusconi è ospite unico di Michele Santoro, protagonista di un botta e risposta continuo con il conduttore, il videdirettore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio (che non ha mai incontrato il Cavaliere, ma di cui ha raccontato avventure giudiziarie e non in un numero enorme di libri ed articoli) e la giornalista Luisella Costamagna, in una puntata intitolata eloquentemente "Mi consenta".

La lettera di Berlusconi a Travaglio: guarda le foto

Berlusconi è per la prima volta di fronte al conduttore che fece allontanare dalla Rai con il tristemente noto "editto bulgaro" del 2002 e che provò ad ostacolare in ogni modo dopo il suo ritorno in tv, esercitando pressioni sull'Agicom perchè bloccasse Annozero. Inutile sottolinearlo, il Cavaliere non tradisce alcuna soggezione nè imbarazzo: spavaldo come sempre, affronta quella che Michele Santoro aveva anticipato come una semplice trasmissione giornalistica, senza alcuna resa dei conti personale. E il conduttore sembra credere davvero nella possibilità di un incontro non conflittuale, tanto che a poche ore dalla diretta twitta questo messaggio: "Berlusconi: 'Non ho paura di giocare in trasferta'. Io spero invece in un confronto che sia quanto più possibile educato e cortese". E pare che prima dell'inizio della trasmissione abbia perfino raccomandato al pubblico di non fare applausi nè tifo da stadio, perchè "siamo in par condicio" (in realtà il regime scatta il prossimo 15 gennaio, ndr).

Lo scontro Santoro-Travaglio a Servizio pubblico: guarda il video

Difficile, per chi è nello studio di Cinecittà, non appassionarsi al dibattito, sin dall'introduzione alla puntata, quando un sorridente Michele Santoro entra in studio sulle note di Granada di Claudio Villa: "C'è sempre un momento in cui chi sente di avere il carattere del torero avverte la necessità di trovare un'arena per combattere una sfida definitiva" spiega il conduttore. Con la rassicurazione che non ci sarà un duello tra toreri: "non vedrete la piazza di Granada questa sera (...) ma una piazza creata da centomila persone e chiamata 'servizio pubblico', perchè è un servizio per tutti, anche per Berlusconi". Poi la citazione della tradizionalissima "O paese d' o Sole": questa sera tutte le parole saranno "parole d'amore" come dice il testo. Quasi a fare da contraltare con il canto strozzato di Bella Ciao che lo stesso Santoro intonò nella puntata di Sciuscià che seguì l'editto bulgaro. E al ritorno dalla pubblicità Silvio Berlusconi è in studio.

Il primo tema sul tavolo è quello della crisi economica, con le difficoltà delle piccole medie imprese e la disoccupazione alle stelle. Inevitabile partire da lì. Santoro chiede al Cavaliere se affiderebbe le sue imprese in difficoltà ad un uomo che le ha governate per otto anni e che ha più di settant'anni. La risposta è scontata: "Se quell'uomo si chiama Silvio Berlusconi, sì". Il Cavaliere racconta che stava per "aprire ospedali in tutto il mondo", ma è dovuto tornare alla politica per il bene dell'Italia. Il primo vero affondo lo sferra Giulia Innocenzi, che ricorda come due anni fa per Berlusconi la crisi era solo psicologica e la stampa internazionale lo indicava come la rovina del Paese, una precisa ricostruzione dei fatti avallata dal famoso rwm in cui il Cavaliere parlava di un'Italia dai "ristoranti ed aerei sempre pieni": la sensazione è che praticamente la giovane inviata di Santoro dica a viso aperto tutto quello che il conduttore vorrebbe dire ma non può. Per Berlusconi vale la regola "negare sempre": "Nessuna responsabilità del mio governo: confermo quello che dissi, i ristoranti erano pieni e gli italiani viaggiano. E' stata una crisi fisiologica mal curata dai professori (..) una serie di eventi hanno generato la catastrofe come a Venezia succede con l'acqua alta". E Santoro Santoro replica: "...e lei si è trasformato in Noè preparando la sua nave...".

Poi c'è Luisella Costamagna, per un inizio tutto al femminile: la sua domanda sull'Imu scatena il duetto Berlusconi-Santoro. Il leader Pdl dice di volerla abolire, il conduttore gli chiede perchè non abbia presentato in Parlamento il suo progetto di tassazione dei tabacchi che tanto promuove oggi in campagna elettorale, anzichè votare l'imposta sulla casa. Poi Santoro attacca: "Lei ha governato otto anni su dieci con una maggioranza straordinaria, come pensa di cambiare la Costituzione adesso? Quanti voti potrà prendere? Al massimo può fare un colpo di Stato e governa lei da solo, senza neanche il Parlamento: è più credibile se ci dice questo". Parte il teatrino gustosissimo: "Santoro, ma lei ha fatto l'università o le serali?" è la battuta di Berlusconi che la farà da padrona per tutta la puntata. Il botta e risposta si trasforma in battuta continua: Santoro rilancia e Berlusconi risponde, interroga il pubblico sui tempi del disegno di legge. Qualcuno risponde e Santoro chiede: "E con questo, cosa ha vinto?". Berlusconi: "Santoro è lei che guadagna i dindi a stare qui. Io sono venuto gratis". Ancora Santoro: "Ci mancherebbe pure che facessi guadagnare lei stando a La7!". E Berlusconi non è da meno: "Guardi che io ho tanto bisogno di guadagnare, a una signora che è stata mia moglie devo dare 200 milioni di lire al giorno...". Conduttore ed ospite sembrano l'alter ego uno dell'altro: il duello tanto stigmatizzato c'è e si vede, ma spesso è connotato da sorrisi reciproci. Lo homor vagamente nero di Santoro regna sovrano, ma anche il Cavaliere sembra rivitalizzato dal confronto.

Poi è la volta del primo dei due interventi di Marco Travaglio: l'argomento è Ruby e le altre donne pagate da Berlusconi (molte delle quali sono testimoni nel processo in cui il Cavaliere è imputato per concussione e prostituzione). Berlusconi prova ad interromperlo, ma il soldato Travaglio va avanti a voce alta e ferma snobbandolo del tutto. L'intervento si sposta poi sui tanti apprezzamenti di Berlusconi per Mario Monti: Travaglio smonta tutti i cavalli di battaglia della campagna elettorale, mostrando come il leader del Pdl sia stato accomodante con ol Professore (anche dopo la votazione dell'Imu) e non abbia mai parlato di complotti internazionali ai propri danni prima di ricandidarsi. Travaglio chiude con un invito a Berlusconi a guardarsi in faccia e prendersi le proprie responsabilità, ma Berlusconi ribatte subito riprendendo la battuta sulle scuole serali: "La prima cosa che ti insegnano alle serali è che se non voti la fiducia un governo cade: le pare possibile che noi dopo esserci dimessi avremmo fatto cadere il governo tecnico?". Gli animi si scaldano, Berlusconi attacca Monti e finisce a parlare dello strapotere dei comunisti: "Monti è tenuto su dalla sinistra che porta con sè il gravame di un'invidia continuativa verso chi ha di più, e verso chi con i sacrifici ha comprato una casa. Una sinistra comunista che non è cambiata. Il comunismo esiste ancora ed è l'ideologia più devastante". E qui interviene anche Vauro, noto comunista, con una nota ironica: "Non sapevo di avere così tanto potere: la Corte Costituzionale, Monti, Napolitano sono tutti dei nostri!".

Sandro Ruotolo, grande assente della puntata, in realtà c'è e tiene i tempi della dialettica, affinchè Berlusconi non si lamenti: "Ha parlato 28 minuti", dice il giornalista. E Berlusconi: "Barate anche sui tempi?". Poi Santoro manda in onda e commenta il celebre meeting dell'Onu in cui Berlusconi fece attendere la Merkel perchè era al cellulare: "Si è scavato la fossa da solo (...) Ha fatto una figuraccia" dice Berlusconi, ribadendo che il contenuto della telefonata era una questione di stato di importanza internazionale.

Lo scontro si fa acceso quando si parla di debito pubblico e Santoro ricorda che il suo valore è sempre aumentato negli anni dei governi Berlusconi: "Il debito non c'entra con la crisi. Dobbiamo diminuirlo di soli 15 miliardi, non seguire la Merkel con il suo 'fiscal pact'. Io in Europa facevo gli interessi del mio Paese" dice l'ex premier. E non manca la solita professione di autostima: "Io ne So più di tutti, perché sono stato in trincea sono stato dentro queste cose". Dopo la pubblicità la testimonianza di un'imprenditrice veneta, che spiega come sia impossibile fronteggiare la tassazione eccessiva e la chiusura del credito delle banche alle imprese: "Molti di noi hanno creduto a Berlusconi e sono rimasti delusi, mi aspettavo una riforma monetaria e invece lui ci ha lasciato nelle mani di Monti, di un insieme di persone pagate dalla Goldman Sachs. Lei sapeva chi era Monti e ha votato la fiducia". Il Cavaliere non ha tempo di rispondere al fuoco amico perchè Santoro mostra le lavoratrici Mediaset che protestano per i tagli e i trasferimenti imposti dall'azienda pena il licenziamento, con il famoso striscione che recita "Mamme licenziate, mignotte assunte": "Sono state assunte tante ragazze che partecipavano alle cene di Arcore", dice una lavoratrice. Berlusconi rivendica di non aver mai licenziato nessuno e assicura che l'azienda non lascerà a casa nemmeno i dipendenti che rifiuteranno i trasferimenti.

Poi c'è l'rwm della partecipazione di Tremonti a Servizio pubblico, in cui l'ex ministro sostiene che la famosa lettera della Bce che di fatto commissariava l'Italia indicando provvedimenti cogenti da adottare fosse stata scritta a Roma, cioè chiesta dal governo Berlusconi per far fuori il ministro dell'Economia. "Teoria infondata (...) nessuno nel mio governo avrebbe potuto prestarsi ad una cosa così fantasiosa" ribatte Berlusconi. E Santoro: "Allora Tremonti vive di allucinazioni?".

Berlusconi ha l'occasione di rispondere a Marco Travaglio su Barbara Matera, eletta all'Europarlamento che figura tra le tante ragazze che ricevevano soldi da Berlusconi: "E' la parlamentare con il maggior numero di voti, si è distinta per operosità a Bruxelles (...) L'ho aiutata in un momento di difficoltà". Berlusconi si dice un generoso, uno che ama fare regali agli amici: "Voi forse non siete generosi, eppure guadagnate tanto, soprattutto Travaglio che guadagna scrivendo su di me". Poi annuncia di avere una lettera indirizzata a Travaglio, che intende leggere senza interruzioni proprio come fa il suo detrattore. Il giornalista interviene col suo secondo editoriale, una carrellata dei nomi "scomodi" con cui il Cavaliere ha avuto a che fare, da Mangano a Dell'Utri, da Lele Mora a Previti, da Fiorito a Tarantini, da Lavitola a Cuffaro e così via: "Oggi lei vuole fare le liste pulite eliminando i condannati: ma allora si fida o no della magistratura?". Travaglio ricorda come nel '94 Berlusconi provò a convincere Di Pietro, pm simbolo di 'Manipulite', a fare il ministro nel suo governo e impose rigidi criteri di selezione per i suoi candidati. Poi la conclusione: "Sono vent'anni che aspettavo di intervistarla, eppure oggi non mi viene nessuna domanda perchè la cosa più grave non è quello che lei ha detot o fatto, ma quello che lei non ha detto o fatto (...) come dire alla gente che c'è bisogno della verità sulla trattativa Stato-mafia, che le tasse sono alte perchè si evade e chi non paga ruba agli onesti, che i corrotti vanno isolati, che la mafia non va combattuta ma sconfitta, che la Costituzione va rispettata e non cambiata a proprio uso e consumo, ma forse tutto questo non poteva dirlo. Se l'avesse fatto per vent'anni pensi oggi come sarebbe ricca, bella e prospera la nostra Italia (...) Oggi chissà quante Imu potremmo togliere su prima, seconda e terza casa, a fare i conti ci verrebbe da piangere, forse perfino a lei". Un intervento dal tono quasi dimesso, ma efficacissimo nel suo messaggio. Lo studio all'unisono applaude Travaglio, mentre Berlusconi si sposta dietro il tavolo del conduttore per leggere la sua personale lettera. Non prima di aver ribadito che il suo è stato il governo che più di tutti ha combattuto la mafia e che Dell'Utri è una bravissima persona, col solo difetto di essere nato a Palermo e di essere entrato per questo in contatto con persone poi condannate per mafia. Il discorso si sposta poi sulle questioni giudiziarie del premier. Santoro chiede retorico: "Ma quanti politici prescritti come lei ci sono? Clinton, Sarkozy, sono prescritti?". Berlusconi attacca la magistratura e porta ad esempio delle toghe politicizzate la candidatura di Ingroia: "E' la dimostrazione che faceva politica anche prima e continua a farla ora". Santoro sferra l'attacco decisivo: "Allora per la stessa logica anche lei quando è entrato in politica ha continuato a fare quello che faceva prima, cioè gli interessi della sua azienda?". E qui scatta lo show: Berlusconi dice di non aver mai nemmeno chiamato al centralino Mediaset durante gli anni dei suoi governi. Santoro ironizza: "Ma perchè lei per chiamare Mediaset usa il numero del centralino? Questa è veramente grossa!". E Berlusconi: "Io non ho nemmeno il cellulare!"

Poi la lettera per Travaglio, scritta dal suo portavoce Bonaiuti: "Io sono il suo core business, lei si è laureato a 32 anni in Lettere e Filosofia, è stato raccomandato al Giornale, poi ha seguito Montanelli alla Voce, Montanelli che lei ha fatto litigare con me". E così secondo Berlusconi la rottura col grande giornalista fu opera nientemeno che di un giovane Travaglio. "Io e lei concordiamo sul fatto che ognuno pensa dell'altro che 'è un genio del male'". E poi attacca con le condanne di Travaglio (tutte in sede civile, nessuna causa penale) per dimostrare che il giornalista sarebbe "un diffamatore di professione". Santoro insorge: "Questa cosa è vergognosa, lei viene qui a recitare queste scartoffie scritte da altri e non sa nemmeno cosa dice. Si dovrebbe vergognare". Poi rivela che c'era un accordo tra le parti (e questo non piacerà al pubblico di Santoro): "Nessuno sarebbe entrato nel merito dei processi e lei non ha rispettato le regole che ci siamo dati". Berlusconi inscena un teatrino incredibile: prima finge di volersene andare e prova a stringere la mano a Santoro (che si rifiuta), poi fa alzare Travaglio dalla sedia e la pulisce col fazzoletto prima di sedervisi. Santoro lo ridicolizza: "Complimenti, quanti voti pensa di aver conquistato facendo così?". Il pubblico è in subbuglio, gli urla "buffone" e pure di peggio. Poi il vicedirettore del Fatto spiega di non aver mai subito condanne in sede penale: "Se io fossi stato un criminale, lei mi avrebbe proposto la presidenza del Senato". R Santoro interviene nuovamente: "Noi abbiamo tutti difeso Sallusti, mentre lei vorrebbe vedere in galera Travaglio. Questa è la differenza tra noi. Una condanna per diffamazione è normale amministrazione per un giornalista (...) perchè c'è la legge che punisce chi sbaglia, quella legge che lei non riconosce".

L'epigrafe finale su questa puntata è quella di Berlusconi: "Sulla mia lapide ci sarà scritto quello che mia madre diceva di me: 'un uomo buono e giusto'. E' così che io mi vedo (...) E poi sono stato votato da milioni di italiani: tutti coglioni?". Il pubblico urla un "sì" dal tono liberatorio, mentre Santoro spiega di essersi divertito per gran parte della puntata, finchè Berlusconi se n'è uscito con la letterina indirizzata a Travaglio scritta dai suoi collaboratori: "L'hanno consigliata male" dice il conduttore, mentre la regia indugia su Bonaiuti. Una trovata che certo non ha fatto guadagnare punti al Cavaliere. Lui incassa e prova a congedarsi con l'ennesima battuta: "Gli scommettitori inglesi dicevano che sarei andato via prima e invece abbiamo vinto tutte le scommesse".

La sensazione è che Berlusconi non abbia vinto granchè: tutte le ospitate delle ultime settimane avevano mostrato quanto fosse difficile intervistare un leader che alle critiche risponde spesso e volentieri con un semplice "non è vero nulla, sono accuse fuori dalla realtà". Invece sono bastate poche semplici domande (nemmeno delle più ficcanti) per far emergere le difficoltà di un leader consunto, e della sua linea politica spesso inconsistente su tantissimi fronti, di rappresentare un'alternativa ancora credibile dopo vent'anni. Ha provato ad usare l'arma dell'ironia ed in parte ci è riuscito. Poi però si è perso dietro le sue ossessioni: la magistratura, i comunisti, Travaglio e Santoro. E pensare che uscendo dallo studio Berlusconi ha parlato col pubblico proprio riferendosi al conduttore: "Ragazzi non fatevi infinocchiare da questo qui!". Strano. Qualcuno potrebbe dire lo stesso di lui.

Il fuorionda di Silvio: "Non fatevi infinocchiare"

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