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Silvio Berlusconi al Tg4: "Se vinco, vicepremier alla Lega". E attacca le unioni gay

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Nemmeno le festività natalizie frenano la campagna mediatica di Silvio Berlusconi, che da oltre una settimana imperversa in radio e tv nazionali per provare a riconquistare i consensi persi dal Pdl nell'ultimo anno. Una maratona necessaria che continuerà fino allo scattare della parcondicio, 45 giorni prima del voto, in nome della quale il Cavaliere ha perfino accettato di presentarsi, il prossimo 10 gennaio, nel contesto "nemico" di Servizio pubblico, il programma di Michele Santoro in onda su La7.

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Anche il giorno di Santo Stefano il Cavaliere non ha rinunciato a rincarare la dose di propaganda elettorale e critiche agli avversari: dopo la lite natalizia con Massimo Giletti a L'Arena, Berlusconi è tornato sulle tv di famiglia, con un'intervista al direttore del Tg4 Giovanni Toti. Un'iperpresenzialismo televisivo che ha fatto insorgere il Pd: un gruppo di parlamentari democratici, fra i quali Roberto Zaccaria e Beppe Giulietti, ha invocato l'intervento dell'Autorità Garante per le Comunicazioni, chiedendo che sia fornita "per gli ultimi dieci giorni una fotografia dettagliata e comparativa della presenza Tv dei principali leader politici, che saranno impegnati nelle prossime elezioni".

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Anche stavolta Silvio Berlusconi ha spaziato a tutto campo, parlando di Europa, economia, alleanze e programmi. Innanzitutto, il leader del Pdl commenta la reazione dell'Europa al suo ritorno in campo, provando a ironizzare su alcuni titoli della stampa estera poco teneri nei suoi riguardi: "Ho letto i giornali stranieri e titolavano: torna Berlusconi e trema l’Europa. Non sapevo di essere così forte. Berlusconi non era irriso in Europa, ma temuto". Il Cavaliere è convinto di essere inviso a taluni leader europei esclusivamente per aver "utilizzato il veto per i provvedimenti contrari all’interesse del mio Paese". E sempre sulla questione internazionale, coglie l'occasione per criticare quella che ritiene un'ispirazione eccessivamente germanocentrica dell'agenda Monti.

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Nello stesso giorno in cui il premier uscente annuncia via Twitter la sua discesa in campo, o meglio, la sua "salita in politica", Berlusconi continua a demolire l'operato del governo tecnico, parlando al Tg4 di "una cura sbagliata, che ha portato ai numeri che conosciamo, con risultati negativi". Secondo Berlusconi il documento programmatico del Professore è dettato direttamente da Berlino, in linea con le misure di austerità adottate in questi tredici mesi: "L'agenda Monti non è che la continuazione della politica del Governo tecnico, su ispirazione della Germania".

Per quanto riguarda il tema delle alleanze elettorali, il Cavaliere ha ribadito la necessità che gli italiani non distribuiscano i propri voti a piccoli partiti, ma consentano di creare una maggioranza stabile in grado di cambiare l'architettura istituzionale dello Stato. Consapevole della difficoltà di recuperare i consensi necessari, Berlusconi apre all'unico alleato ormai possibile, la Lega Nord: "Resto convinto che la soluzione migliore sia la maggioranza assoluta del Pdl - ha dichiarato Belrusconi - ma se la maggioranza si raggiungesse con un solo alleato, che è la Lega, con cui abbiamo lavorato bene, questa potrebbe essere una soluzione". E per incentivare il Carroccio a ricostituire la vechia alleanza, Berlusconi promette cariche di governo: "Non ho obiezioni ad un vicepresidente leghista se il Carroccio ci darà un contributo elettorale...".

Nel pomeriggio lo stesso ex premier aveva lanciato un altro attacco ai suoi avversari politici, intervenendo telefonicamente alla festa della Comunità Incontro di Amelia (Terni) in onore di Pierino Gelmini, ex sacerdote ora imputato di violenza sessuale su 12 ex ospiti della comunità. Anche in questo caso non sono mancate le valutazioni sull'attualità politica e la propaganda elettorale in vista del voto del 24 febbraio: "Fummo costretti a lasciare il governo con una congiura che la storia metterà in luce, una congiura politica e mediatica", animata dal "fantasma dello spread". Poi ha approfittato dell'occasione per rispolverare un tema caro agli ambienti ecclesiastici: "Non vorremmo assistere, con l’avvento della sinistra al potere, al proliferare di matrimoni gay e all’apertura delle nostre frontiere agli emigranti irregolari, i quali poi otterrebbero il diritto di voto per votare prevalentemente per la sinistra stessa".

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