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Silvio Berlusconi al Tg5: "Obbligato a restare in campo"

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Sono durate due giorni le 'dimissioni' di Silvio Berlusconi da leader del Pdl e dalla politica attiva. O almeno, così sembrerebbe dopo l'intervista telefonica rilasciata nell'edizione delle 13.30 del Tg5. L'ex premier, infatti, contattato per commentare la sentenza di condanna a 4 anni per frode fiscale nell'ambito del processo Mediaset, ha dichiarato: "Ci saranno senz'altro delle conseguenze, mi sento obbligato a restare in campo per riformare il pianeta giustizia ed evitare che ad altri cittadini possano capitare queste cose".

La conferenza stampa di Silvio Berlusconi: "Resto leader del Pdl"

Silvio Berlusconi, intervista al Tg5: "Obbligato a restare", il video

Il Cavaliere attacca frontalmente il giudice Edoardo Davossa, che gli ha comminato 4 anni di pena, di cui 3 condonati, dicendo: "E' molto prevenuto contro di me e non rispetta la Cassazione. Perché anche nel '98 una sua sentenza contro di me è stata abrogata dalla Cassazione, che mi ha assolto con formula piena", affermando quindi: "O forse in tutto questo si devono trovare motivazioni di natura politica".

Berlusconi condannato a 4 anni nel processo Mediaset

A Berlusconi quello che proprio non va giù è che nella sentenza letta ieri dalla Corte di lui si sia detto che ha "una naturale capacità a delinquere". "Sono padre di cinque figli, nonno di sei nipoti e sono incensurato. È incredibile parlare di naturale capacità a delinquere" ha replicato seccamente, ricordando quindi di essere a capo di una realtà che conta "quasi 56 mila collaboratori" e che è "uno dei primissimi contribuenti". "Tra il 2006 e il 2010 ho versato 5.44 miliardi. Nessun gruppo versa tanto" ha quindi precisato l'ex premier, puntualizzando che l'evasione che gli è stata contestata è più o meno "l'1% delle imposte pagate allo Stato" e affermando: è una cosa "ridicola", una "costruzione fantascientifica".

Per il Cavaliere dunque è evidente la matrice polica della condanna e a supporto di ciò ribadisce: "Nessun imprenditore ruba a se stesso, è un'assurdità ciò di cui mi accusano", spiegando di avere conosciuto Frank Agrama negli anni '80, ma poi di non averlo "più visto, nè sentito, né frequentato" e concludendo: "Non sono mai stato suo socio occulto, ed è stato provato da tutte le carte. Esistono prove inoppugnabili che avrebbero dovuto portare ad una assoluzione".

Immediate le reazioni del mondo politico, con Gianfranco Fini che dal convegno organizzato dalla fondazione Iniziativa Subalpina di Michele Vietti ha commentato: "La risata è la miglior risposta", salvo poi precisare: "E' la platea che ha risposto con una risata. Chiedete a chi ha riso perché lo ha fatto". Di tutt'altro tenore, invece, la dichiarazione di Daniela Santanché: "Sono contenta che Berlusconi rimanga in campo per portare alta la bandiera del garantismo e della libertà. Sono contenta che abbia accolto il nostro appello". Sarà vero?

Ma è la rete come sempre a reagire con più ironia. Su Twitter è immediatamente schizzato tra i primi 10 l'ashtag #ancoratu, con battute al fulmicotone del tipo: "Berlusconi fa dietrofront e annuncia il ritorno in campo. Ora è il momento del paletto di frassino" (@gmbugs), "E comunque, anche lui dopo tre giorni, eh" (@Vi_Cos), "Il tipico plot horror: tutto pare finito, musica allegra, gente sollevata e felice. E zac! ricompare il mostro ancora vivo" (@smenichini). Per la serie: la telenovela è appena iniziata... O forse non è mai finita?

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