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Berlusconi, il futuro del Pdl? "Ho idee pazze"

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"Idee pazze" e conigli dal cilindro: Silvio Berlusconi torna a fare sentire la propria voce dall'assemblea dei gruppi del Pdl e annuncia ai giornalisti di stare studiando una strategia per risollevare le sorti del partito - una volta primo in Italia e ora terza forza del Paese, dietro anche a Beppe Grillo - e per ridare fiducia alla gente, "sotto choc per come viene descritto il futuro: in modo oscuro".

Un Cavaliere in gran spolvero, che ai cronisti conferma la compattezza del Pdl, nonostante il governo tecnico e la batosta alle ultime elezioni amministrative: "dobbiamo essere monolitici, non lasciarci andare a dichiarazioni di dubbio sulla nostra formazione politica in un momento così delicato. O si sta insieme o perdiamo".

Una dichiarazione che fa eco a quella del segretario Angelino Alfano - "non c'è miglior modo per andare avanti che fare squadra e restare uniti" - e che per Berlusconi è conditio sine qua non per ridare slancio al partito, magari anche con un coup de théâtre: "è necessario pensare a come cavare il coniglio dal cilindro. Bisogna che tutti noi ci riflettiamo sopra. Forse bisogna ripartire da più indietro, ma non ho nessun dubbio sulla nostra formazione politica".

Il Pdl dunque, nella persona del suo leader e presidente, fa sapere alle altre forze politiche di essere vivo e pronto a riprendersi il posto che gli spetta, anche se il 'come' non è ancora ben chiaro. Se da un lato, infatti, Alfano dichiara: "non siamo con il piattino in mano a chiedere alleanze. Noi offriamo una proposta politica forte. Non declamiamo alleanze moderate, ma formuliamo un'offerta politica seria e siamo arrivati al punto massimo dell'offerta. Dopo quel punto c'è la nostra scomparsa e noi non ci stiamo, noi siamo orgogliosi della nostra storia", senza però tracciare una precisa linea di azione, dall'altra Berlusconi davanti ai giornalisti se ne esce con una frase sorniona: "ho idee pazze per la testa che per ora non voglio dirvi...".

Il Cavaliere sembra dunque avere ben chiara la exit strategy per riportare il partito in auge, così come il da farsi per quanto riguarda la riforma istituzionale che sponsorizza da tempo: "bisogna avere la consapevolezza che il Paese così è ingovernabile e lo dimostrano i 56 governi che ci hanno preceduto, durati in media 11 mesi. Il governo non può revocare un ministro e il premier non ha potere di nomina, è tutto delegato al Presidente della Repubblica o ai presidenti delle due Camere o all’Aula".

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