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Silvio Berlusconi assolto al processo Ruby: colpo di scena nella sentenza in appello

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A quasi un anno dalla pronuncia della Cassazione sul processo Mediaset, per Silvio Berlusconi è arrivata la sentenza nel processo di Milano sul caso Ruby che lo vede imputato per concussione e induzione alla prostituzione minorile in merito alle note cene di Arcore e ai rapporti con la giovane marocchina Karima El Mahroug. L'ex premier è stato assolto per entrambi i capi d'imputazione in secondo grado nel processo Ruby dalla seconda sezione della Corte d'appello di Milano.

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Un clamoroso colpo di scena nel processo a carico dell'ex Cavaliere, quando alla vigilia della sentenza il clima era comunque favorevole ad una riforma del dispositivo di primo grado con una riduzione della pena. Resta ancora l'ultimo grado di giudizio: la Cassazione dovrebbe esprimersi entro il 2015, ma a questo punto per Berlusconi si aprono scenari totalmente nuovi dopo l'assoluzione da entrambi i reati in secondo grado. I giudici non hanno ravvisato il reato di concussione per costrizione nei confronti del capo di gabinetto della Questura di Milano poiché il fatto non sussiste, mentre hanno assolto Berlusconi dal reato di prostituzione perché il fatto non costituisce reato. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni e spiegheranno in che modo i giudici d'appello hanno ritenuto di smontare la tesi dell'accusa che era stata accolta in pieno dalla precedente sentenza.

Ecco il video della lettura del dispositivo.

La pubblica accusa, nella requisitoria del sostituto procuratore generale Piero De Petris, aveva chiesto la conferma della condanna a 7 anni di carcere comminata al leader di Forza Italia in primo grado: una pena "severa ma giusta", l'ha definita il pg, confermando tra le motivazioni il fatto che Berlusconi "sapesse che Ruby era una prostituta e una minorenne". Berlusconi era stato condannato in primo grado a 6 anni per concussione per costrizione, per la famosa telefonata notturna al il capo gabinetto della Questura di Milano Piero Ostuni in cui chiese ed ottenne l'affidamento di Ruby a Nicole Minetti (un "abuso colossale", l'ha definito De Petris), e ad un anno di carcere per l'induzione alla prostituzione minorile in merito ai rapporti con l'allora diciassettenne Karima El Mahroug. Per l'accusa, quello di Arcore è un "collaudato sistema prostitutivo" come l'ha definito Pietro Forno nella requisitoria di primo grado.

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Secondo la difesa, invece, manca la prova regina della colpevolezza di Berlusconi e l'impianto dell'accusa si basa sulle testimonianze e le congetture di pochi testimoni, a fronte invece di vittime che non si dichiarano tali e di decine di testi che confermano la tesi della difesa (tutti indagati per falsa testimonianza dopo la sentenza di primo grado). Per legali di Berlusconi, l'ex premier non era a conoscenza della minore età di Ruby, convinto che fosse maggiorenne, egiziana ed imparentata col presidente Mubarak, motivo questo della telefonata in Questura per chiederne l'affidamento alla Minetti dopo l'arresto per furto. Alla Corte d'appello di Milano gli avvocati Franco Coppi e Filippo Dinacci avevano chiesto l'assoluzione perché il fatto non sussiste, definendo la requisitoria del pg "una bellissima difesa di una sentenza indifendibile".

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Una tesi accolta in toto dai giudici della Corte d'appello di Milano: un risultato che è andato "oltre le mie più rosee previsioni" ha commentato a caldo l'avvocato Franco Coppi subito dopo la pronuncia del dispositivo, accolta con un certo brusìo in aula. Il giudice ha creduto all'ignoranza dell'età di Ruby" ha confermato a caldo ai microfoni del Fatto Quotidiano. L'esito dell'appello del processo Ruby è evidentemente sorprendente per la difesa dell'ex premier. L'ipotesi più accreditata nelle ultime ore era quella di una riforma parziale della sentenza di secondo grado con una riduzione della pena per il reato di concussione alla luce della riformulazione delle pene introdotte dalla legge Severino. Quest'ultima ha distinto la concussione per costrizione (pena da un minimo di 6 ad un massimo di 12 anni) dalla concussione per induzione (pena da 3 a 8 anni), rendendo colpevole sia il concusso che il concussore, dunque tanto chi chiede quanto chi concede il favore indebito. Il tribunale di primo grado aveva preferito contestare la costrizione attribuendo un anno in più di pena rispetto alle richieste della pm Ilda Boccassini, mentre la Corte d'Appello ha ravvisato che la telefonata in questura non rappresti un reato.

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Berlusconi ha ricevuto la notizia dell'assoluzione a Cesano Boscone, nella struttura per anziani in cui sta scontando l'anno di pena residua per la condanna nel processo Mediaset per frode fiscale. Il timore per l'ex premier era tutto rivolto agli effetti di un'eventuale condanna nel processo Ruby, che in caso di conferma in Cassazione gli avrebbe fatto perdere il beneficio dell'affidamento ai servizi sociali e quello dell'indulto, grazie al quale sono stati condonati 3 dei 4 anni di pena comminati nel processo Mediaset. In caso di condanna Berlusconi si sarebbe ritrovato con un cumulo di pene fino a 10 anni da scontare ai domiciliari, ma comunque senza il rischio del carcere perché ultrasettantenne.

Nessuna dichiarazione immediata da parte di Berlusconi, che si è limitato a salutare e ringraziare i supporter che l'hanno atteso all'uscita dell'Istituto Sacra Famiglia, pochi minuti dopo la pronuncia della sentenza. Pochi i commenti da parte del Pd, che con il vicepresidente della Camera Bobo Giachetti si limita a ribadure il rispetto delle sentenze e del lavoro della magistratura. Attestati di soddisfazione sono arrivati da diversi esponenti di Forza Italia, da Lara Comi a Maria Stella Gelmini. L'ex premier è intervenuto qualche ora dopo con una nota in cui si è detto "profondamente commosso: solo coloro che mi sono stati vicini in questi anni sanno quello che ho sofferto per un'accusa ingiusta e infamante". Berlusconi ha anche aggiunto insolite parole di apprezzamento per i magistrati: "Un pensiero di rispetto va alla magistratura che ha dato oggi una conferma di quello che ho sempre asserito: ovvero che la grande maggioranza dei magistrati italiani fa il proprio lavoro silenziosamente, con equilibrio e rigore ammirevoli".

E' chiaro che, se Berlusconi può tirare un sospiro di sollievo, da oggi anche Matteo Renzi potrà sentire meno pressanti le critiche per l'alleanza sulle riforme istituzionali con Forza Italia, ma soprattutto potrà continuare nell'azione riformatrice senza temere che salti il tavolo instaurato col famoso patto del Nazareno. Se un anno e mezzo fa lo stato maggiore dell'allora Pdl occupò le scale del tribunale di Milano contro la presunta persecuzione giudiziaria ai danni di Berlusconi, oggi il clima è molto cambiato e i rapporti di forza si sono decisamente evoluti. Berlusconi ha espresso la volontà di mantenere separate le sue vicende giudiziarie dalle riforme, ma in realtà l'intreccio perverso tra i suoi processi e le responsabilità pubbliche ha sempre generato effetti politici, come quando decise di far saltare l'accordo col Pd abbandonando il governo Letta e aprendo la strada alla scissione interna degli alfaniani. Se si ritirasse oggi dal tavolo delle riforme rischierebbe l'isolamento politico. A maggior ragione dopo l'assoluzione a sorpresa nel processo Ruby, non ha motivi per farlo.

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