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Silvio Berlusconi condannato a un anno nel processo Bnl-Unipol

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Silvio Berlusconi è stato condannato ad un anno di reclusione dai giudici della Quarta Sezione penale del tribunale di Milano, che lo hanno giudicato colpevole del reato di concorso in rivelazione di segreto ufficio nell'ambito della vicenda sull'intercettazione Fassino-Consorte, la famosa telefonata in cui l'attuale sindaco di Torino si rivolgeva al dirigente con la frase "abbiamo una banca". L'intercettazione risale al periodo della scalata a Bnl da parte di Unipol e fu pubblicata da Il Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi, quando era ancora coperta dal segreto istruttorio.

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Insieme al Cavaliere era imputato anche il fratello, Paolo Berlusconi, condannato a due anni e tre mesi di reclusione in quanto editore del quotidiano. Pena ridotta per lui rispetto alle richieste dell'accusa: a dicembre il pm Maurizio Romanelli aveva chiesto nella sua requisitoria la condanna a un anno di reclusione per concorso in rivelazione di segreto ufficio per l'ex premier, mentre per il fratello Paolo aveva avanzato la richiesta di condanna a tre anni e tre mesi per le accuse di ricettazione e concorso in rivelazione di segreto d'ufficio, chiedendo invece che fosse assolto dall'imputazione di millantato credito. A titolo di provvisionale, i giudici di Milano hanno disposto anche un risarcimento a carico dei fratelli Berlusconi di 80mila euro in favore di Piero Fassino, che si è costituito parte civile nel processo.

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Silvio e Paolo Berlusconi sono stati processati per la pubblicazione della conversazione tra Piero Fassino, allora segretario Ds, e Giovanni Consorte, numero uno di Unipol: al telefono col dirigente, Fassino si sbilanciava sulla scalata del colosso assicurativo a Bnl e pronunciava la celebre frase "Allora abbiamo una banca?". Secondo la ricostruzioe dell'accusa, la telefonata era arrivata nelle mani di Berlusconi nel il 25 dicembre del 2005, quando il Cavaliere era Presidente del Consiglio.

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A portare il nastro ad Arcore furono gli imprenditori Fabrizio Favata e Roberto Raffaelli, che la consegnarono ai fratelli Berlusconi custodita in una pendrive. Raffaelli l'aveva trafugata dai database della Research Control System, società appaltatrice per le intercettazioni alla Procura: la telefonata all'epoca era ancora coperta da segreto istruttorio, non era nemmeno stata trascritta e non ne erano a conoscenza nè magistrati nè avvocati delle parti, dunque non poteva essere pubblicata. Favata e Raffaelli la presentarono come un "regalo di Natale" a Silvio Berlusconi, una carta da giocare in vista delle imminenti elezioni politiche del 2006. Il contenuto della conversazione intercettata, infatti, finì qualche giorno dopo sulla prima pagina del Giornale di Paolo Berlusconi. Allo scandalo politico che ne seguì fu addebitata in gran parte la perdita di voti del centrosinistra alle successive elezioni politicha: la coalizione guidata da Romano Prodi partiva con un notevole vantaggio nei sondaggi e si ritrovò a vincere per un pugno di voti.

Un mese intenso, quello di marzo, sul fronte giudiziario per Silvio Berlusconi: mecoledì la Cassazione ha respinto un ricorso della Procura di Roma ed ha così definitivamente prosciolto l'ex premier, il figlio Piersilvio ed alcuni altri imputati dall'accusa di frode fiscale nell'inchiesta Mediatrade su presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv. Venerdì 8 marzo, c'è la requisitoria finale al processo Ruby a Milano (Berlusconi è imputato per concussione e prostituzione minorile), con la richiesta di condanna affidata ad Ilda Boccassini, dopo la dura arringa del pm Sangermano che lunedì ha parlato di "collaudato sistema prostitutivo" riguardo le cene di Arcore.

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