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Silvio Berlusconi contro il Quirinale: 'Ci ostacola'

E' un fiume in piena il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Da più parti ieri ha rilasciato dichiarazioni di fuoco, proprio nel giorno in cui davanti all'aula della Corte d'assise d'appello di Milano è ripreso il processo sui fondi neri dei diritti tv Mediaset. Tra i vari destinatari degli attacchi lanciati dal premier c'è anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

'Se una legge non piace al capo dello Stato e al suo staff, quella legge torna alla Camera e al Senato. Se invece non piace alla Corte costituzionale, la respinge', ha detto Berlusconi. Parole dure, poi, lanciate contro le riforme della giustizia, i magistrati, il presidente della Camera Gianfranco Fini, le intercettazioni e il Parlamento. Il premier si lamenta del fatto che a causa delle intercettazioni non ha più il telefonino. 'Questo non è un paese civile', ha detto. E riferendosi poi ai parlamentari ha affermato: 'Lavorano al massimo cinquanta persone, tutti gli altri stanno lì, fanno pettegolezzo e poi seguono ciò che dice il capogruppo'. Ma Berlusconi ha avuto una parola per tutti. Ecco, dunque, la stoccata all'opposizione: 'Abbiamo ancora i vecchi comunisti, noi diciamo bianco e loro dicono nero. Da loro arrivano solo insulti a valanga. Bersani apre la bocca e vedete cosa esce. E a Fini: 'Ha fatto un patto con le toghe dell'Anm per bloccare riforme'. In riferimento ai processi che lo vedono implicato e in particolare al processo Mediaset, infine, il Cavaliere ha affermato: 'Sono solo processi mediatici, spero che, come gli altri 24 processi, anche questo finisca. Sono l'uomo più processato d'Italia, ho avuto 2952 udienze. Quando mi dicono di farmi processare penso 'perdonali perché non sanno quello che dicono''.

Berlusconi attacca il Quirinale, il video

Rivolgendo le sue critiche al Quirinale, Berlusconi ha affermato: 'Se una legge non piace al capo dello Stato e al suo enorme staff, che interviene puntigliosamente su tutto, torna in parlamento, e se non piace ai pm di sinistra la impugnano e la portano davanti alla Corte costituzionale, che la abroga'. Secondo il premier il processo legislativo è inadeguato, troppe lungaggini e 'liturgie burocratiche, che non permettono al governo di fare le riforme utili al Paese'.

In una giornata in cui è ripreso il processo sulle presunte irregolarità nella compravendita dei diritti tv e cinematografici Mediaset a partire dal 1994, il presidente del Consiglio si è poi lanciato in uno sfogo. 'Ne ho piene le scatole e non vedo l'ora di tornare a fare il cittadino privato. Ma se vado via anche il 51 per cento degli italiani che mi stima penserebbe che ho disertato. Non posso lasciare perché altrimenti avrei il giudizio negativo del 100 per cento degli italiani'.

Nel processo sui fondi neri dei diritti tv Mediaset Berlusconi deve rispondere di frode fiscale. Ieri il premier non si è presentato davanti ai giudici della prima sezione penale. In aula solo i suoi due difensori, Niccolò Ghedini e Piero Longo. Il premier, assente, è stato dichiarato contumace perché non si è fatto vedere in aula e non ha presentato legittimo impedimento e, alla fine, il dibattimento è stato rinviato all'11 aprile.

Le parole di Berlusconi hanno scatenato la reazione dell'opposizione. Il responsabile giustizia del Pd, Andrea Orlando, ha detto: 'Quelle di Berlusconi sono dichiarazioni incredibili tanto più quando sono lo strumento di aggressione nei confronti del presidente della Repubblica, il quale esercita in modo imparziale ed equilibrato le funzioni che la Costituzione gli assegna, secondo uno spirito di leale collaborazione con il governo'.

 (foto © LaPresse)

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