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Silvio Berlusconi, legittimo impedimento: Consulta boccia ricorso, processo Mediaset in Cassazione

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La delicata pronuncia della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento presentato da Silvio Berlusconi nell'udienza del processo Mediaset del primo marzo 2010 è arrivata. La Consulta ha respinto il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sul mancato riconoscimento del legittimo impedimento da parte del Tribunale di Milano al Cavaliere, che aveva avanzato l'impegno a presiedere un Consiglio dei ministri non programmato.

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L'udienza in questione si riferisce al processo di primo grado che ha visto il Cavaliere imputato per frode fiscale: Berlusconi avrebbe dovuto essere presente in aula secondo il calendario concordato dai legali con i giudici, ma presentò una richiesta di legittimo impedimento perché un Consiglio dei ministri, precedentemente calendarizzato per il 26 febbraio 2010, era slittato al primo marzo, data dell'udienza. L'istanza fu rigettata dal Tribunale di Milano e Berlusconi fece ricorso alla Corte Costituzionale.

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Il conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato era stato promosso dalla Presidenza del Consiglio verso la corte che negò il legittimo impedimento chiesto dall'allora premier Berlusconi, facendo normalmente proseguire l’udienza. La Corte Costituzionale ha dato ragione ai giudici di Milano osservando che "dopo che per più volte il Tribunale, aveva rideterminato il calendario delle udienze a seguito di richieste di rinvio per legittimo impedimento, la riunione del Consiglio dei ministri, già prevista in una precedente data non coincidente con un giorno di udienza dibattimentale, è stata fissata dall’imputato Presidente del Consiglio in altra data coincidente con un giorno di udienza, senza fornire alcuna indicazione (diversamente da quanto fatto nello stesso processo in casi precedenti), né circa la necessaria concomitanza e la 'non rinviabilità dell’impegno, né circa una data alternativa per definire un nuovo calendario". Dunque lo stesso Berlusconi aveva fissato il Cdm nel giorno previsto dell'udienza, senza giustificare alla Corte la "specifica inderogabile necessità" della sovrapposizione dei due impegni.

Il pronunciamento della Corte Costituzionale nell'ambito del processo Mediaset apre la strada all'ultima fase procedimentale: ora il processo può proseguire il normale percorso verso il giudizio della Cassazione. Berlusconi è già stato condannato in appello per frode fiscale a quattro anni di reclusione e a cinque anni di interdizione di pubblici uffici: se la sentenza fosse confermata dalla Suprema Corte decadrebbe dalle sue funzioni di parlamentare e sarebbe di fatto escluso da tutte le cariche pubbliche.

Lo stato maggiore del Pdl si è già riunito per discutere la strategia politica da adottare: "Ci rechiamo immediatamente da Berlusconi. La decisione travolge ogni principio di leale collaborazione e sancisce la subalternità della politica all'ordine giudiziario" - hanno affermato in una nota congiunta i ministri del Pdl riguardo la decisione della Consulta - E' una decisione incredibile. Siamo allibiti, amareggiati e profondamente preoccupati. La decisione stravolge ogni principio di leale collaborazione e sancisce subalternità della politica all'ordine giudiziario". In mattinata Maurizio Gasparri aveva parlato di "dimissioni di massa" da parte dei ministri e parlamentari Pdl qualora dovesse verificarsi "un'assurda espulsione di Silvio Berlusconi dalla vita parlamentare, o per via giudiziaria o votando in Parlamento la sua ineleggibilità".

In serata è intervenuto anche il condannato Silvio Berlusconi, che commentando la sentenza della Consulta ha rassicurato sulla tenuta del governo Letta: "Dalla discesa in campo ad oggi la mia preoccupazione preminente è sempre stata ed è il bene del mio Paese - si legge in una nota - Perciò anche l'odierna decisione della Consulta, che va contro il buon senso e tutta la precedente giurisprudenza della Corte stessa, non avrà alcuna influenza sul mio impegno personale, leale e convinto, a sostegno del governo né su quello del Popolo della Libertà. E ciò nonostante continui un accanimento giudiziario nei miei confronti che non ha eguali nella storia di tutti i Paesi democratici". Berlusconi dunque non rinuncia all'affondo nei confronti dei magistrati e come già ha fatto in seguito alla sentenza di condanna in appello nel processo Mediaset conferma che non ha alcuna intenzione di ritirarsi dalla scena pubblica: "Questo tentativo di eliminarmi dalla vita politica che dura ormai da vent'anni, e che non è mai riuscito attraverso il sistema democratico perché sono sempre stato legittimato dal voto popolare non potrà in nessun modo indebolire o fiaccare il mio impegno politico per un'Italia più giusta e più libera"

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