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Silvio Berlusconi: o la maggioranza o si va al voto

Lancia la sfida all'attuale maggioranza di governo Silvio Berlusconi che si dice pronto ad andare alle elezioni se non saranno rispettate le direttive che gli permetterebbero di continuare a governare.

Nel corso di un vertice con i suoi, il Cavaliere ha parlato nuovamente della necessità di approvare i cinque punti che saranno discussi a settembre e che nel caso in cui non ci fosse una maggioranza forte e compatta intorno a queste questioni 'la strada maestra non potrà essere che quella di ritornare davanti al giudizio del popolo che è sovrano. Chi dice il contrario, invocando magari dei formalismi costituzionali sa bene, benissimo, di dire una falsità'.

Il riferimento è a Gianfranco Fini e al suo gruppo parlamentare considerato dal premier una vera e propria 'iniziativa paradossale se si considera che sono stati tutti eletti sotto il simbolo del Popolo della libertà con la scritta Berlusconi presidente'.

I cinque punti di cui parla Berlusconi sono 'la giustizia, il federalismo fiscale, la riforma tributaria, il Sud e la sicurezza, che sono le riforme necessarie per ammodernare il nostro Paese e per cancellare ritardi sempre più inaccettabili che colpiscono dei settori nevralgici della nostra vita di tutti i giorni, della nostra vita economica e sociale'.

Nessun governo tecnico perchè 'sarebbe un atto fortemente antidemocratico, addirittura offensivo della sovranità popolare, partecipare a dei nuovi giochi di palazzo per tentare di cambiare, di sovvertire il risultato elettorale e portare al governo chi le elezioni invece le ha perse. Noi siamo per il rispetto totale, per il rispetto assoluto della sovranità popolare'.

Dopo il messaggio ai Promotori della libertà, Berlusconi passeggiando per le strade di Arona ha ribadito che 'il buonsenso vorrebbe che ci fosse una maggioranza che è quella voluta dagli italiani, se dovesse essere impossibile sarà giocoforza rivolgersi ancora agli elettori', non ha lanciato messaggi a Fini e sull'ipotesi di un'alleanza con l'Udc su cui pesa il veto della Lega ha ribadito che 'l'importante è che l'italia abbia un governo e che il paese sia governato, tutto il resto ha poca importanza'.

Immediata la replica di Futuro e Libertà che ha dichiarato: 'espellere Fini dal partito che ha fondato e volere impedire a lui e a chi si riconosce nelle sue posizioni di esercitare il proprio mandato in un altro soggetto politico o gruppo parlamentare equivale a un attentato ai loro diritti politici e costituzionali'.

Anna Finocchiaro e con lei tutto il Pd si è schierata fortemente contro le parole di Berlusconi sostenendo che definire 'formalismi costituzionali regole e procedure stabilite dalla nostra Carta e accusare di falsità chi difende la nostra Costituzione vuol dire essere in malafede e mancare di rispetto al Capo dello Stato. La propaganda berlusconiana, le bugie sul programma, le tensioni nella maggioranza sono problemi politici che testimoniano la crisi del governo, del berlusconismo e del Pdl. Ma tutto questo non può essere pretesto o occasione per picconare quotidianamente le nostre Istituzioni e forzare il dettato costituzionale'.

Infine il leader dell'Udc Pierferdinando Casini ha dichiarato che 'gli elettori, due anni fa mi hanno collocato all'opposizione e hanno chiesto a Berlusconi di governare. Perciò Berlusconi governi, mentre noi, all'opposizione, faremo il nostro dovere, prendendo atto delle cose buone che il Governo dovesse fare ed evidenziando ciò che non riesce a realizzare'.

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