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Silvio Berlusconi, ritorno in campo? "Sono assediato dalle richieste"

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Silvio Berlusconi, che fa? Il balletto del cavaliere su una sua ri (ennesima) discesa in campo sta minando la residua credibilità del Pdl, oltre che la sua compattezza. Senza contare le 'altre' voci trapelate dal vertice di Palazzo Grazioli di ieri su una possibile sfiducia al governo Monti per arrivare a un election day anticipato e le 'divergenze' sulla nuova legge elettorale.

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Insomma, un magma in ebollizione, da cui in serata, infine, è uscita una nota scritta (o, almeno, approvata) da Berlusconi in persona, con la quale l'ex premier se aveva intenzione di fare chiarezza sulla propria posizione, in realtà è riuscito a intorbidire ancora di più le acque. L'unica cosa evidente è una: al cavaliere il governo Monti - nonostante parole di stime spese occasionalmente nei mesi scorsi - proprio non va giù.

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"La situazione oggi è ben più grave di un anno fa, quando lasciai il governo per senso di responsabilità e per amore del mio Paese", esordisce Berlusconi, mettendo subito in chiaro che chi è arrivato dopo di lui non ha risolto nulla, anzi, se possibile ha peggiorato le cose. Infatti "oggi l'Italia è sull'orlo del baratro", denuncia l'ex premier, tratteggiando uno scenario vagamente apocalittico (ma del resto, con la fine del mondo Maya alle porte, non potrebbe essere altrimenti): "L'economia è allo stremo, un milione di disoccupati in più, il debito che aumenta, il potere d'acquisto che crolla, la pressione fiscale a livelli insopportabili". Disastro su tutta la linea, insomma, con "le famiglie italiane angosciate perché non riescono a pagare l'Imu. Le imprese che chiudono, l'edilizia crollata, il mercato dell'auto distrutto".

Una situazione inaccettabile per un uomo che ha sempre dichiarato di agire per "amore dell'Italia" e che dunque lo spinge a una riflessione amara: "Non posso consentire che il mio Paese precipiti in una spirale recessiva senza fine. Non è più possibile andare avanti così", con un finale (quasi, perché tra il dire e il fare, qualunque, ci sono comunque in mezzo le elezioni) inevitabile: "Sono queste le dolorose constatazioni che determineranno le scelte che tutti insieme assumeremo nei prossimi giorni".

Che poi però, a ben pensare, non significa nulla. Nel senso: tornerà Berlusconi in persona o sarà il burattinaio di qualcuno (Angelino Alfano?) disposto a sporcarsi le mani mentre lui tira i fili, al riparo da critiche e attacchi? Non si sa. Del resto il cavaliere nei giorni scorsi ha addirittura fatto rimandare la presentazione dell'ultimo libro di Vespa, alla quale avrebbe dovuto partecipare in qualità di co-relatore, per evitare domande sul futuro (indecifrabile) del Pdl.

Poi, però, ecco i messaggi contraddittori. Ieri, infatti, l'ex premier non avrebbe voluto parlare, ma all'ennesima boutade di giornali e agenzie è stato costretto: "Leggo su un'agenzia una frase a me attribuita, del tutto inventata e addirittura surreale: 'Io non mi candido perché non mi volete', frase che avrei rivolto ai miei colleghi del Popolo della libertà", ha scritto ancora Berlusconi nella nota, chiarendo che in realtà è tutto il contrario: "Sono assediato dalle richieste dei miei perché annunci al più presto la mia ridiscesa in campo alla guida del Pdl".

Ecco, forse allora il 'mistero' del valzer del cavaliere è tutto qui: lui vorrebbe fare il padre nobile del Pdl, passare il testimone alle nuove generazioni, ma alla fine sono proprio queste ultime a tirarlo per la giacca perché scenda ancora una volta in campo, a risolvere i problemi. Problemi che, peraltro, non lo lasciano indifferente, dato il suo (più volte dichiarato) amore per l'Italia. E dunque? Dunque si vedrà, forse già oggi: alle 13.30, infatti, "in via del Plebiscito, si continuerà a lavorare per definire ogni dettaglio", si legge in un'altra nota - di Alfano - diffusa ieri dal Pdl. E chissà, magari arriverà l'annuncio rimandato ormai da giorni o, piuttosto, la notizia che il Pdl non sosterrà più il governo Monti. Tutto, a questo punto, è possibile.

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