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Silvio Berlusconi sceglie i servizi sociali: il Cavaliere dice no agli arresti domiciliari

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di Claudia Gagliardi

Silvio Berlusconi ha scelto di chiedere l'affidamento in prova ai servizi sociali come pena alternativa per scontare la condanna per frode fiscale a 4 anni (di cui 3 coperti dall’indulto) nel processo sui diritti tv Mediaset. La decisione era attesa entro il 15 ottobre, giorno in cui, in mancanza di esplicita richiesta del condannato, sarebbe scattata la notifica degli arresti domiciliari. Il legale del Cavaliere Franco Coppi ha fatto sapere che l'istanza di affidamento in prova ai servizi sociali, per un periodo uguale a quello della pena residua da scontare (un anno), sarà presentata entro la fine della prossima settimana, dunque non a ridosso della scadenza dei termini.

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Salvo ripensamenti, Berlusconi cercherà dunque di ottenere una pena diversa dagli arresti domiciliari, che gli avrebbero imposto misure molto più restrittive in fatto di libertà personale. Il Cavaliere è riuscito ad evitare il carcere avvalendosi della possibiltà prevista da una legge varata proprio da uno dei suoi governi, che prevede la detenzione ai domiciliari per gli ultrasettantenni, tranne che per reati di eccezionale gravità come omicidio, mafia o terrorismo. Costretto a scegliere tra gli arresti nella sua residenza privata e i servizi sociali, Berlusconi ha preferito la seconda opzione: in questo modo potrà evitare tutte quelle restrizioni previste nel regime dei domiciliari, dalla richiesta di permessi per le ore di libertà al contenimento delle visite, fino all'utilizzo limitato del telefono. Una condizione che certamente non gli consentirebbe di continuare ad esercitare il suo ruolo di leader del centrodestra nè di influire concretamente sulla vita politica della nascente Forza Italia.

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Berlusconi avrebbe certamente più libertà scontando la pena residua di un anno ai servizi sociali. Una scelta operata non senza difficoltà: secondo i retroscena delle ultime settimane, sarebbero stati i figli e i fedelssimi del Cavaliere a spingerlo in questa direzione, nonostante per Berlusconi fosse un sacrificio accettare l'idea di una pena rieducativa che sostanzialmente prevede un'implicita accettazione della condanna. Quella stessa condanna che, dopo il voto sulla sua decadenza nella Giunta per le Elezioni del Senato, il Cavaliere ha continuato a definire "ingiusta e fondata sul nulla". Ora la parola spetta ai magistrati, che in teoria dovrebbero accogliere la richiesta del condannato: "Se non ci sono cambi di indirizzo, entro la prossima settimana depositeremo la richiesta per un eventuale affidamento in prova ai servizi sociali per Silvio Berlusconi" ha dichiarato il professor Franco Coppi, uno dei difensori dell'ex premier.

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Coppi ha anche ha precisato che l'istanza dovrebbe contenere "indicazioni di massima" per l'eventuale affidamento in prova. Berlusconi potrebbe dunque segnalare nella sua richiesta eventuali preferenze sulla destinazione: potrebbe trattarsi di una onlus collegata ad una delle tante attività della holding Mediaset, di un'associazione caritatevole romana (così da restare nella Capitale per non allontanarsi dai palazzi del potere), perfino qualche realtà istituzionale (come il caso esemplare del deputato Gianstefano Frigerio, che ottenne l'affidamento ai servizi sociali presso il Parlamento della Repubblica). La richiesta sarà stilata dall'avvocato Niccolò Ghedini e presentata al pm competente: la decisione spetterà al tribunale di sorveglianza, dopo aver valutato se ricorrono i presupposti necessari e se non sussiste per il condannato il pericolo di fuga. L'iter potrebbe concludersi fra qualche mese, certamente il prossimo anno, mentre per la riformulazione della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici ci sarà la prima udienza davanti alla terza Corte d'appello di Milano il 19 ottobre.

Proprio negli ultimi giorni, peraltro, fioccano le proposte di pene alternative per Silvio Berlusconi: il programma di Michele Santoro Servizio pubblico, nella puntata in onda giovedì scorso, ha raccolto diversi appelli di volontari ed associazioni che vedrebbero volentieri Berlusconi lavorare nelle loro realtà. Dal clown al dog-sitter, fino al lavapiatti per la comunità di Don Mazzi, sono tante e diverse le idee avanzate nel servizio trasmesso dal programma di La7. In particolare, Don Mazzi ha già un programma pronto per lui, con sveglia all’alba, lavori domestici alternati allo sport e momenti dedicati allo studio: "Vedere Berlusca sudato mi farebbe molto ridere" ha commentato il sacerdote.

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