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Silvio Berlusconi, servizi sociali dove? Tutte le ipotesi, con l'eventualità amnistia e grazia

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Il tempo stringe e Silvio Berlusconi deve prendere una decisione. Anche più di una, in realtà, ma al momento quella pressante riguarda la domanda di affidamento in prova ai servizi sociali: a chi presterà le sue competenze imprenditoriali (e politiche) il Cavaliere? Un quesito che ha scatenato una vera e propria corsa da parte di enti, associazioni e cooperative di vario genere per assicurarsi l'ex premier: presenza ingombrante, certo, ma anche volano mediatico oltre che personaggio di nota e comprovata generosità.

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Le offerte a Berlusconi, dunque, non mancano. Secondo quanto riporta Il Corriere della Sera, l'ex leader sessantottino di Democrazia Proletaria, Mario Capanna, è stato uno dei primi a farsi avanti, invitando il Cavaliere a prestare lavoro socialmente utile presso la sua fondazione GenEticaMente: "Una scrivania e un pc sono già pronti per lui". Ma considerata l'atavica avversione dell'ex premier per i comunisti, l'ipotesi che accetti l'offerta è abbastanza remota. Ci sono poi la proposta dei servizi sociali del Comune di San Giorgio in Bosco, in provincia di Padova, che vorrebbe Berlusconi nei panni di consulente per gli imprenditori (in crisi e non solo), e addirittura una da parte del Codacons, che vede nel Cavaliere l'uomo perfetto per difendere i diritti dei consumatori.

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Al contrario, dall'entourage dell'ex premier sarebbero stati fatti dei sondaggi - per dirla in maniera calcistica - sulla disponibilità delle due realtà dei radicali Nessuno Tocchi Caino e Non c'è pace senza giustizia e dell'Associazione Italiana Vittime di Malagiustizia. Smentita invece dai gesuiti la voce di un contatto con il Centro Astalli da loro gestito.

Vero è, comunque sia, che Berlusconi ha ormai pochi giorni per fare domanda di affidamento in prova ai servizi sociali e che i vari enti, per essere presi in considerazione, devono avere sede o almeno degli uffici a Roma, dove il Cavaliere ha preso la residenza e dove sconterà i domiciliari. Anche se, come viene fatto notare da più parti, non è da escludere che il Tribunale accordi all'ex premier la possibilità di 'lavorare da casa', dal momento che - come è facilmente immaginabile - Berlusconi non andrebbe in ufficio da solo, con la sua 24 ore e magari in compagnia di Dudù, ma si sposterebbe con una scorta di almeno 20 uomini. Cosa non esattamente gestibile in scioltezza per nessuna realtà, tanto più un'associazione o una cooperativa.

Insomma, una situazione in divenire, sulla quale da ieri pende anche la proposta di "indulto e amnistia" del Presidente Napolitano. Un'eventualità che comunque non cambierebbe lo scenario, come ha sottolineato ieri Anna Maria Cancellieri e ribadito anche l'avvocato del Cavaliere, Piero Longo: "Nell'indulto non sono mai stati inseriti reati fiscali". Sarà, tuttavia, considerata la situazione, anche la minima speranza è bene accetta, e infatti i 'moderati' del Pdl hanno accolto la riflessione del Capo dello Stato in maniera molto positiva, al contrario dei 'falchi', che se non hanno fatto spallucce, poco ci è mancato.

Infine, non è da escludere che Berlusconi - pare provato al punto di dire, secondo quanto riporta Il Corriere, "sono troppo stanco per crederci ancora" - decida di seppellire (davvero) l'ascia di guerra e dia retta ai suoi figli, che vogliono avanzare istanza di grazia a Napolitano. A quanto pare ci sarebbe già pronta una lettera e il Cavaliere dovrebbe solo firmarla: a quel punto, iniziata a scontare la pena, potrebbe fare formalmente richiesta al Colle di un atto di clemenza. La resa, sì, ma cos'altro gli resta?

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