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Silvio Berlusconi shock: "Miei figli come ebrei sotto Hitler". Poi la retromarcia: "Frase estrapolata"

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di Claudia Gagliardi

Le gaffes, i paragoni improbabili e le iperboli fuoriluogo sfornate da Silvio Berlusconi quasi non fanno più notizia, tante ce ne sono state nella sua storia umana e professionale. Ma l'ultima uscita in ordine di tempo ha del surreale e ha scatenato reazioni durissime da parte dell'opinione pubblica tutta. Intervistato da Bruno Vespa per il suo nuovo libro, il Cavaliere paragona la sua famiglia a quelle perseguitate dal nazismo: "I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso" dice Berlusconi, tirando in ballo per l'ennesima volta a sproposito la tragedia dell'Olocausto. Poi, ore dopo, accenna una retromarcia, ma ormai il caso è scoppiato.

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Già in passato Berlusconi aveva sfoggiato una memoria storica quantomeno distorta, come quando dichiarò che in fondo "Mussolini non ha mai ammazzato nessuno" e che il confino per i dissidenti era piuttosto "una villeggiatura", o come quando diede del kapò all'allora europarlamentare tedesco socialdemocratico Martin Schulz. Stavolta Berlusconi racconta che i suoi cinque figli, di cui due a capo di società quotate in borsa come Mondadori e Mediaset (Marina e Piersilvio) e una alla guida del Milan (Barbara) sarebbero talmente vessati da sentirsi come gli ebrei sterminati dalla dittatura nazista. L'ennesima formula del teorema persecutorio che Berlusconi propone da anni e che adesso include come variabili i suoi cinque figli.

Eppure, nonostante il paragone tra una repubblica democratica e un regime dittatoriale, Berlusconi ad andarsene non ci pensa nemmeno: "Sono italiano al 100 per cento. In Italia ho le mie radici. In Italia sono diventato quello che sono - ha ribadito a Bruno Vespa rispolverando un classico dei suoi comizi - Ho fatto qui l’imprenditore, l’uomo di sport, il leader politico. Questo è il mio Paese, il Paese che amo, il Paese in cui ho tutto: la mia famiglia, i miei amici, le aziende, la mia casa, e dove ho avuto successo come studente, come imprenditore, come uomo di sport e come uomo di Stato. Non prendo neppure in considerazione la possibilità di lasciare l’Italia".

Le frasi di Berlusconi hanno suscitato la reazione indignata dei presidenti delle comunità ebraiche in Italia, che invitano il Cavaliere a vergognarsi di un paragone così insultante per chi del nazismo è rimasto vittima: "Berlusconi dovrebbe scusarsi con se stesso, non con gli ebrei" ha dichiarato il presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici. "Dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa" ha aggiunto Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd e figlio di Nedo, che ha visto la sua famiglia sterminata dal nazismo. Più duro il commento di Gattegna, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, che ha definito il commento di Berlusconi "non soltanto inappropriato e incomprensibile ma anche offensivo della memoria di chi fu privato di ogni diritto e, dopo atroci e indicibili sofferenze, della vita stessa".

Tra le proteste del Pd e dell'intero centrosinistra, che si chiede cosa ne pensi Alfano della vicenda, e la difesa del Pdl che grida al tiro al bersaglio contro Berlusconi, la polemica è montata velocemente ed ha invaso la rete, dove non è mancata amara ironia nel constatare che la ricca ed agiata vita dei figli del Cavaliere non ha nulla a che vedere con le atrocità subite dai deportati nella Germania nazista. In serata, con notevole ritardo rispetto ai suoi tempi soliti, Berlusconi è passato al contrattacco, provando a giustificare quelle frasi: "Una polemica smaccatamente strumentale su una frase estrapolata da un ampio contesto - scrive in una nota – La mia storia, la mia amicizia verso Israele, la mia coerente azione di governo in favore dello Stato di Israele, non consentono alcun dubbio sulla mia consapevolezza della tragedia dell’Olocausto e sul mio rispetto del popolo ebraico".

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