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Silvio Berlusconi si ritira, il discorso di commiato

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Silvio Berlusconi ha dato l'addio alla scena politica, ma l'eco delle sue parole è destinato a durare ancora nel tempo, soprattutto per via del suo video-discorso di commiato, che è già diventato uno dei più cliccati del web. Una 'chiacchierata' di poco più di 7 minuti, durante la quale il Cavaliere spiega le ragioni della sua decisione, ripercorre la storia italiana recente (19 anni, dalla sua prima discesa in campo) e indica al Pdl la via da seguire per impedire la "deriva" della sinistra.

Silvio Berlusconi si ritira: il video del discorso integrale

Senza la finta libreria alle spalle che era diventata un must delle sue comunicazioni video, ma con l'irrinunciabile effetto 'calza di nylon sull'obiettivo', Berlusconi esordisce con pathos: "Per amore dell'Italia si possono fare pazzie e cose sagge. Diciannove anni fa sono sceso in campo, una follia non priva di saggezza: ora preferisco fare un passo indietro per le stesse ragioni d'amore che mi spinsero a muovermi allora", annunciando quindi di non avere intenzione di ricandidarsi alle prossime elezioni. Il 'grande vecchio' - come probabilmente si vede oggi il Cavaliere - promette comunque di restare a fianco dei giovani per "dare consigli, offrire memoria, raccontare e giudicare senza intrusività".

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Il Cavaliere invita poi il Pdl a "elezioni primarie aperte" e in quel suo inciso sulla data papabile - "io suggerisco quella del 16 dicembre" - si capisce che comunque 'in pectore' si sentirà sempre il leader del Popolo della Libertà e si intuisce anche, forse, un po' di preoccupazione per quello che potranno combinare i suoi 'figli' politici. Ma è solo un momento.

Nello spiegare che le primarie del Pdl individueranno il nuovo leader con una "investitura dal basso", Berlusconi dà il via a un grandioso auto-elogio, descrivendosi come colui nel quale l'elettore "potrà riconoscere non solo i suoi sogni, come in passato, e le sue emozioni, ma anche e soprattutto le proprie scelte razionali, la rappresentanza di idee e interessi politici e sociali decisivi per riformare e cambiare un paese in crisi". Rigettando la dispregiativa definizione di "populisti e antipolitici della prima ora", il Cavaliere rivendica quindi di aver "costruito un'Italia in cui non si regna per virtù lobbistica e mediatica o per aver vinto un concorso in magistratura o nella pubblica amministrazione". Quando si dice togliersi un sassolino dalla scarpa... Anche se, insomma.

Berlusconi si ritira, su Twitter le battute più divertenti

Fierezza e coscienza dei limiti "della mia opera e dell'opera collettiva che abbiamo intrapreso" traghettano poi Berlusconi a una riflessione sulle "denigrazioni e delegittimazioni faziose che non hanno fatto il bene dell'Italia", affrontata comunque con dignità e con la "scelta responsabile" (sofferta, ma consapevole) di "affidare la guida provvisoria del Paese" a "Mario Monti", per il quale il Cavaliere spende parole di stima, definendolo espressione di un'Italia "che non ha mai voluto partecipare alla caccia alle streghe".

Certo, "il Presidente del Consiglio e i suoi collaboratori hanno fatto quel che hanno potuto", e qui sembrerebbe partire una critica, ma poi Berlusconi si ricorda che il Professore potrebbe essere un prezioso alleato, e allora corregge il tiro, specificando "cioè molto", salvo non resistere all'affibbiare un buffetto all'attuale governo, dicendo che sono stati commessi "errori, alcuni riparabili a partire dalle correzioni alla legge di stabilità e ad alcune misure fiscali sbagliate", ma che in sostanza "la direzione riformatrice e liberale e' stata sostanzialmente chiara".

Infine, mentre apre all'Unione Europea - parlando di un futuro "in un libero mercato e in un libero commercio illuminato da regole comuni che vanno al di là dei confini nazionali" - prima di accomiatarsi Berlusconi torna a cavalcare uno dei suoi grandi cavalli di battaglia, e tuona contro una "coalizione di sinistra che vuole tornare indietro alle logiche di centralizzazione pianificatrice che hanno prodotto la montagna del debito pubblico e l'esplosione del paese corporativo e pigro che conosciamo", con governanti "educati e formati nelle vecchie ideologie egualitarie, solidariste e collettiviste del Novecento". Ecco, conclude quindi, a questo spauracchio spetta "al Popolo della Libertà, al segretario Angelino Alfano, e a una generazione giovane che riproduca il miracolo del 1994, dare una seria e impegnativa battaglia".

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