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Silvio Berlusconi: "Ultimatum governo Letta? Mai dato". Retromarcia del Cavaliere

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"Se la sinistra mi fa decadere, il governo cade", anzi no. Silvio Berlusconi fa retromarcia e dopo le dichiarazioni di ieri a Simone Furlan de L'Esercito di Silvio, oggi cambia registro. Nulla di nuovo sotto il sole, insomma, con il leader del Pdl che al banchetto dei Radicali in Largo di Torre Argentina a Roma per firmare i referendum sulla giustizia (e non solo), ha detto: "Questa mattina i giornali hanno parlato di un mio ultimatum, ma io non ho pronunciato la frase 'Se votano la decadenza cade il governo'". Tutt'altro: "Ho ricordato che questo governo l'ho voluto fortissimamente io e sono convinto che serva un esecutivo che governi", ha ribadito Berlusconi.

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Dunque Enrico Letta può tirare un sospiro di sollievo, anche se l'impressione è che il premier sia impermeabile alle voci che vorrebbero il suo esecutivo spacciato un giorno sì e l'altro pure: del resto è ancora lì, passato indenne - con compromessi che stanno avvilendo sempre di più la base e l'ala più 'integralista' dei democratici - attraverso più di una tempesta. Ma con la decadenza di Berlusconi a fare da spada di Damocle. Supererà pure questo ostacolo?

Ieri sembrava che non ci fossero speranze, in caso di un voto favorevole del Pd, ma oggi... E' un altro giorno. Il Cavaliere ha "addirittura" affermato di non essere "d'accordo con certe critiche perché questo governo sta anzi facendo cose egregie", anche se, volendo leggere tra le righe (ma neppure tanto), un 'avvertimento' l'ha lanciato: "L'Italia ha bisogno di un governo, spero che possa continuare, spero che nel Pd prevalga il buonsenso". Che buonsenso? Naturalmente quello che ritiene impossibile che "una forza democratica resti al tavolo del governo se gli si sottrae il leader". Alla fine, insomma, comunque la si voglia mettere, la condizione è sempre quella: fare decadere Berlusconi da senatore significa innescare un domino per cui, se non lui direttamente, il Pdl o qualcun altro farà cadere la prima tessera, in un go down che inevitabilmente investirà il governo.

Intanto il Cavaliere continua a puntare il suo obiettivo prendendola larga e scegliendo nuovi alleati: ieri ha avuto un lungo incontro con Marco Pannella, replicato oggi, con pure firma dei sei quesiti sulla giustizia e degli altri della causa dei Radicali. "Firmo non solo i sei referendum sulla giustizia, che sono sacrosanti, ma anche tutti gli altri su cui non sono d'accordo, voglio affermare il diritto dei cittadini italiani a poter dare il loro voto, sì o no, su dei problemi", ha dichiarato Berlusconi, approfittandone quindi per una 'stoccata' alle 'toghe rosse': "Non c'è nulla da fare se c'è un pregiudizio politico nei giudici: sono in questa situazione per colpa di una parte della magistratura, Magistratura Democratica". "Ho 41 processi alle spalle nei quali non sono riusciti ad arrivare ad alcuna condanna, così hanno deciso di avvalersi di un'altra strategia, sono diventati i padroni di tutti i collegi che mi hanno giudicato", ha continuato il Cavaliere, concludendo: "Le condanne solo esclusivamente politiche, infondate e ingiuste, tese a un disegno preciso, eliminare l'ostacolo Berlusconi".


L'audio della telefonata di Berlusconi a L'Esercito di Silvio

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