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Simboli partiti elezioni 2013, Pdl sceglie 'Berlusconi presidente'

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Record di simboli per le prossime elezioni di febbraio: sono 215, infatti, quelli depositati al Viminale da venerdì a ieri pomeriggio alle 16, termine ultimo per i partiti per presentare il proprio. Un vero e proprio boom, con un + 15% di contrassegni rispetto alle politiche del 2008, quando invece furono 'solo' 181: alla fine ne furono ammessi 153, e anche questa volta diversi finiranno con l'essere esclusi. Del resto, il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri l'altro giorno ha dichiarato: "I simboli fasulli verranno ricusati", facendo riferimento alle liste civetta, in particolare alle accuse di "complotto" di Grillo, che ha visto presentare un contrassegno praticamente uguale a quello del Movimento 5 Stelle.

Simboli pariti 2013, le foto delle coalizioni e delle liste civetta

Entro domani dunque si saprà chi potrà fregiarsi del simbolo scelto, con due ulteriori passaggi a determinare il numero definitivo di contrassegni ammessi alle elezioni: la possibilità di ricorrere in Cassazione e una 'dilazione' di 48 ore di tempo per effettuare le modifiche richieste se si verrà 'rimandati' e poi, soprattutto, la raccolta delle 30 mila firme necessarie per il Parlamento.

In attesa di conoscere le decisioni di Cancellieri, dunque, ieri intanto sono stati 'svelati' anche gli ultimi simboli mancanti all'appello, tra cui quello del Pdl. Il partito aggregatore della coalizione di centrodestra è stato infatti uno degli ultimi a mostrare il proprio contrassegno, scegliendo di 'sdoppiarlo': per Camera e Senato correrà con la scritta Il Popolo della Libertà Berlusconi Presidente, mentre all'estero sarà Il Popolo della Libertà Centrodestra Italiano, senza il nome del Cavaliere. E a proposito dell'indicazione di Silvio Berlusconi come leader della coalizione, Robero Maroni ha voluto sottolineare: "Lui è il presidente del Pdl", ribadendo che in caso di vittoria non sarà premier. Convinzione che tuttavia non sembra condivisa dai fedelissimi del Cavaliere, come dimostra un messaggio ambiguo di Angelino Alfano su Facebook: "Il capo della coalizione è Berlusconi".

Da parte propria, invece, il Carroccio ha ritirato uno dei due contrassegni presentati, quello con la dicitura Lega Nord Maroni Presidente, spiegando che si è trattato di strategia per evitare liste civetta. Resta dunque solo quello tradizionale, con il simbolo tradizionale del partito, Alberto da Giussano e le scritte Maroni, Tremonti, Padania, Lega Nord.

Le due coalizioni di centrodestra e centrosinistra risultano quindi composte entrambe da sette partiti. Con il Pd ci sono Sel di Vendola, Centro democratico di Tabacci e Donadi, Psi, Megafono di Crocetta, Moderati di Portas e Svp (in formazione fissa per camera, Senato ed Estero), mentre con il Pdl si schierano Grande Sud, Mpa, Fratelli d'Italia, Pensionati, Intesa popolare, La Destra di Storace, Liberi da Equitalia e Mir di Samorì più Popolari Italia domani, Basta Tasse, Lista del Popolo e Rinascimento italiano al Senato. Al centro, invece, per il Senato c'è la lista Monti per l'Italia e per la Camera la Lista civica dell'ex premier con Fli di Fini e Udc di Casini.

Un mare di simboli e di liste dove è evidente la tendenza a mettere in primo piano il nome dell''uomo forte', da Monti a Berlusconi, da Ingroia e Grillo. Scelta sulla quale gli analisti sono divisi, anche se in linea di massima tutti concordano che "consente una migliore identificazione del partito", come spiega il politologo Gianfranco Pasquino, che conclude commentando che rappresenta "una classica scorciatoia cognitiva". A fare eccezione solo il Pd, che non ha messo sul simbolo il nome di Pierluigi Bersani: "Tanto più uno ha fiducia in sé, meno ha bisogno di comparire in prima persona, convinto che il partito possa farcela da solo. Se invece non è sicuro dei suoi, sente di doversi proporre in prima persona, per convincere gli elettori", osserva il sondaggista Nicola Piepoli, che al giornalista che gli chiede se invece non potrebbe essere il contrario risponde: "Guardi, a queste politiche io vorrei essere lui, avrei già vinto".

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